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6 Novembre 2026
12:52

I polpi ricordano e ora si sa come fanno: lo studio che svela il loro “interruttore molecolare”

Un nuovo studio svela un meccanismo molecolare che aiuta i polpi a conservare i ricordi nel tempo, offrendo nuove informazioni sulla straordinaria intelligenza di questi affascinanti animali.

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Hanno emozioni complesse e abilità cognitive talmente elevate da essere descritti come una sorta di "specie aliena" per quante capacità ed emozioni hanno che noi umani non riusciamo nemmeno a comprendere. I polpi sono animali affascinanti e di cui ancora, appunto, si sa ma sono oggetto di studi sempre più approfonditi in cui si cerca di comprendere la loro etologia.

Tra le varie caratteristiche di questi cefalopodi è stata scoperta ad esempio la loro complessa capacità di ricordare e distinguere le persone che hanno incontrato in precedenza, arrivando persino a manifestare comportamenti mirati come spruzzare acqua per spegnere le luci dei laboratori o delle vasche se non osservati. Ancora, nel 2021 uno studio ha analizzato il loro sistema nervoso altamente decentralizzato, scoprendo che gli consente non solo di elaborare stimoli in modo indipendente su ogni braccio, ma anche di ricordare il dolore, evidenziando una vera e propria forma di coscienza e sensibilità.

Ora un nuovo studio, condotto da alcuni ricercatori dell'Università Ebraica di Gerusalemme e del Ruppin Academic Center, ha svelato un meccanismo molecolare finora sconosciuto che potrebbe aiutare a spiegare come questi animali straordinariamente intelligenti formino e conservino i ricordi.

Gli esperti hanno identificato una sorta di  "interruttore molecolare" che il polpo utilizza per mantenere forti le connessioni tra le cellule nervose nel cervello. In particolare hanno analizzato il funzionamento di una regione che si chiama "lobo verticale" e che ha una funzione simile a quella dell'ippocampo nei vertebrati: svolge un ruolo centrale nell'apprendimento e nella memoria. Come quest'ultimo, il lobo verticale del polpo può rafforzare le connessioni tra i neuroni in risposta a stimoli brevi e intensi attraverso un processo noto come "potenziamento a lungo termine" (LTP), considerato uno dei meccanismi cellulari fondamentali alla base dell'apprendimento e della memoria.

Al centro della scoperta c’è una piccolissima molecola, l’ossido nitrico (NO), che aiuta i neuroni a comunicare tra di loro. Gli esperti hanno verificato che è proprio questa molecola a creare una sorta di circolo virtuoso che mantiene attive e forti le connessioni nervose nel tempo. Queste funzioni nascono grazie a quello che si può immaginare come un interruttore biologico dunque: una volta acceso dà il via al processo di mantenimento dei ricordi duraturi.

Scoperte di questo tipo in campo scientifico consentono di approfondire e comprendere sempre di più come vivono e cosa provano animali come questi, che affascinano sempre di più anche l'opinione pubblica. Il polpo è una creatura con la quale raramente ci si "confronta" quando è in vita, abituati come siamo a trovarli praticamente solo nei nostri piatti. Ma sempre più persone hanno maggiore sensibilità nei riguardi di questo cefalpode, soprattutto da quando uscì su Netflix il documentario "Il mio amico in fondo al mare" che ha vinto anche un Bafta nel 2021 e poi l'Oscar. Il lungometraggio racconta la storia di Craig Foster, un documentarista che ritrova se stesso nella relazione con un polpo che vive sui fondali di una foresta di Kelp in Sudafrica.

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