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4 Novembre 2026
18:55

È di nuovo il periodo dell’anno in cui gli storni invadono le nostre città, creando non pochi problemi

Ogni autunno migliaia di storni tornano nelle città italiane. Le loro spettacolari coreografie affascinano, ma escrementi e rumore creano non pochi disagi a cui è però molto difficile trovare una soluzione.

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A Roma, gli storni che a migliaia danzano nei cieli al tramonto sono ormai uno spettacolo abituale in autunno

Con l'arrivo dell'autunno, i cieli di tante città italiane tornano a riempirsi di migliaia di piccoli uccelli neri che, soprattutto al tramonto, si muovono all'unisono disegnando spettacolari coreografie. Sono gli storni, protagonisti di uno dei fenomeni naturali più affascinanti che possiamo osservare anche nei grandi centri urbani e che sempre più spesso decidono di trascorrere l'inverno nelle nostre città.

Uno spettacolo che, tuttavia, ha anche conseguenze decisamente meno piacevoli: rumore assordante, escrementi che ricoprono strade, marciapiedi e automobili, cattivi odori e problemi di pulizia che ogni anno spingono numerose amministrazioni comunali a cercare soluzioni, a dire il vero non sempre efficaci, per tentare di mitigare il problema. Da Milano a Roma, passando per Siena e Oristano, le segnalazioni si stanno moltiplicando proprio in questo periodo.

E se le loro incredibili evoluzioni aeree continuano ad attirare curiosi, fotografi e appassionati, la convivenza con gli storni in città, che in alcuni casi possono arrivare a contare anche decine o centinaia di migliaia di individui, non è sempre semplice.

Perché gli storni arrivano in massa nelle nostre città e danzano al tramonto

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Lo storno (Sturnus vulgaris) sceglie le città per trascorrere i mesi più freddi dell’anno

Lo storno (Sturnus vulgaris) è un passeriforme lungo circa 20 centimetri, caratterizzato da un piumaggio scuro, punteggiato di bianco e impreziosito da riflessi metallici verdi e violacei. È una specie molto adattabile e presente in Italia durante tutto l'anno, anche se è soprattutto tra ottobre e novembre che la sua presenza diventa particolarmente evidente.

Alle popolazioni che vivono e si riproducono qui, si aggiungono infatti numerosi individui migratori provenienti dall'Europa centro-orientale, dai Balcani e dalla Russia occidentale, che raggiungono l'Italia per trascorrere l'inverno a latitudini più miti. Alcuni di questi proseguono poi verso altre regioni del Mediterraneo e il Nord Africa, mentre tanti altri rimangono qui fino alla fine dell'inverno, prima di ripartire nuovamente verso le aree riproduttive.

Durante il giorno gli storni si disperdono nelle campagne, nei prati e nei terreni agricoli alla ricerca di insetti, altri invertebrati, frutti, semi e olive. Al tramonto, invece, si riuniscono in grandi stormi per raggiungere i dormitori comuni, chiamati in inglese roost, che formano solo in autunno e in inverno. È proprio in questa fase che avvengono le celebri coreografie aeree, conosciute anche con il termine inglese murmuration.

Migliaia di individui si muovono come se fossero un unico grande organismo, formando nuvole che si contraggono, si allungano e cambiano direzione continuamente, senza che gli uccelli si scontrino tra loro. Non esiste però un "capo" che dirige i movimenti, come hanno dimostrato anche le ricerche condotte a Roma dal CNR e dalla Sapienza. Ogni storno coordina il proprio volo con quello degli altri sei o sette immediatamente vicini, permettendo alle informazioni sui cambiamenti di direzione di propagarsi rapidamente come un'onda attraverso il gruppo.

Queste spettacolari coreografie rappresentano soprattutto una strategia collettiva di difesa dai predatori, come falchi pellegrini e sparvieri. Muoversi in gruppi così grandi riduce infatti il rischio individuale di essere catturati e può rendere più difficile per un rapace focalizzarsi sull'inseguimento di un singolo uccello. Terminata la spettacolare danza, con il buio gli storni si posano poi sugli alberi, spesso tutti insieme, per trascorrere lì la notte.

Le città offrono infatti condizioni particolarmente favorevoli: temperature generalmente più elevate rispetto alle campagne circostanti, alberi che riparano dal vento e una relativa sicurezza dai predatori. Viali alberati, parchi, piazze e giardini diventano così enormi dormitori invernali, utilizzati ogni notte anche per settimane o mesi consecutivamente.

Gli storni stanno davvero aumentando?

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Gli storni si radunano a migliaia per trascorrere la notte in dormitori comuni o roost tra le chiome degli alberi

Lo storno è indubbiamente uno degli uccelli più comuni e diffusi nel nostro Paese e non solo. Secondo le stime riportate da BirdLife International e riprese anche nei monitoraggi faunistici italiani, la popolazione nidificante nazionale comprende tra 800.000 e 2 milioni di coppie. A queste si aggiungono, naturalmente, i numerosi contingenti migratori che raggiungono l'Italia durante l'autunno e l'inverno.

La consistenza delle popolazioni svernanti può perciò essere enorme. Nel settembre 2026, per esempio, Coldiretti Puglia ha diffuso una stima di circa 4,6 milioni di storni svernanti nella sola regione, sulla base delle valutazioni utilizzate per affrontare i danni alle coltivazioni di olive. Si tratta però di una stima regionale, non di un censimento nazionale esaustivo. La specie ha già conosciuto in passato fasi di forte espansione e continua a essere certamente molto abbondante, ma non ci sono elementi per parlare di una crescita generalizzata negli ultimi anni. Al contrario, secondo i monitoraggi LIPU, la popolazione nidificante nelle aree agricole è persino in leggero calo.

L'aumento degli storni che vediamo in città o in un singolo dormitorio non significa quindi che stia aumentando l'intera popolazione. Le grandi concentrazioni urbane che osserviamo in inverno dipendono infatti anche dagli spostamenti stagionali, dai flussi migratori mutevoli dal resto dell'Europa, dalle condizioni ambientali sempre più instabili e dalla scelta dei dormitori in cui gli uccelli trascorrono la notte.

Guano, rumore e strade sporche: la difficile convivenza con gli storni in città

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Uno dei problemi principali della presenza massiccia di storni in città è l'accumulo di escrementi sulle strade, i marciapiedi e le auto sotto ai dormitori

Se osservare migliaia di storni volteggiare al tramonto nel cielo è un'esperienza affascinante, vivere sotto gli alberi che hanno scelto come dormitorio può diventare molto meno piacevole. Quando gli uccelli si posano, infatti, iniziano a produrre un intenso e continuo frastuono che può protrarsi anche nelle ore serali. Il problema più evidente, però, è rappresentato soprattutto dalle enormi quantità di escrementi che inevitabilmente si accumulano sotto le alberature, tant'è che ormai molte persone escono sempre più spesso di casa munite di ombrelli.

In poche ore, strade, marciapiedi, panchine, dehors e automobili parcheggiate possono infatti ritrovarsi completamente ricoperti di guano. Oltre ai cattivi odori e ai costi di pulizia, gli accumuli possono inoltre rendere le pavimentazioni più scivolose, soprattutto quando piove, e creare problemi igienico-sanitari e rischio di cadute e incidenti che richiedono inevitabilmente interventi tempestivi.

Roma è probabilmente l'esempio più conosciuto, ma il problema riguarda tanti altri centri urbani grandi e piccoli. Nei giorni scorsi, nel III Municipio della Capitale, le segnalazioni di residenti e commercianti hanno per esempio portato all'avvio di nuovi interventi tra via dei Prati Fiscali, viale Jonio, piazzale Jonio e viale Pantelleria. Il Dipartimento Tutela Ambientale ha incaricato una ditta specializzata nell'utilizzo del cosiddetto distress call, un sistema che riproduce i versi di allarme degli stessi storni per convincerli ad abbandonare i dormitori più problematici.

Situazioni simili si registrano però anche altrove. A Milano, per esempio, migliaia di storni si radunano soprattutto intorno alla Stazione Centrale, dove le loro evoluzioni aeree attirano passanti e turisti. La presenza dei dormitori, tuttavia, comporta anche qui non pochi problemi di accumulo di escrementi.

A Siena, invece, il Comune è intervenuto in passato installando un dissuasore a forma di rapace, costituito da un aquilone montato su un'asta alta sei metri che si muove grazie al vento. Contemporaneamente, sono state anche intensificate le operazioni di pulizia dei marciapiedi. A ottobre, però, dopo nuove lamentele nel quartiere di San Prospero, l'amministrazione ha disposto un ulteriore intervento con dissuasori acustici attivi nelle ore serali.

Anche Oristano deve fare i conti con questi uccelli. Lo scorso settembre, il Comune ha previsto l'installazione di quattro nuovi dissuasori sonori tra piazza Roma, via Tirso e altre zone del centro, con una spesa di circa 3.500 euro. Alla base della decisione, ancora una volta, ci sono gli accumuli di guano, i cattivi odori e le pavimentazioni diventate pericolosamente scivolose. Quello degli storni in città è perciò un fenomeno ormai generalizzato e ampiamente diffuso che, tuttavia, difficilmente potrà essere risolto in maniera efficace.

Gli storni non se ne andranno e dobbiamo rassegnarci a convivere con loro

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Non esistono sistemi di dissuasione davvero efficaci per allontanare gli storni

Tentare di allontanare gli storni, infatti, non significa necessariamente risolvere il problema. I richiami acustici di allarme sono tra i sistemi non cruenti più utilizzati e possono convincere gli uccelli ad abbandonare temporaneamente un dormitorio, soprattutto quando gli interventi vengono effettuati prima che il sito venga occupato stabilmente. Tuttavia, gli animali possono abituarsi rapidamente ai suoni oppure trasferirsi semplicemente su altri alberi, magari in una strada vicina.

Secondo infatti una recente monografia dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, nessuna singola tecnica garantisce risultati efficaci e duraturi. I dispositivi a ultrasuoni risultano quasi inutili, mentre sagome di rapaci e altri deterrenti visivi tendono spesso a perdere rapidamente di efficacia in poco tempo. Persino petardi, esplosioni e rumori improvvisi producono effetti piuttosto limitati, aggiungendo inoltre ulteriori fastidi per i residenti.

Ci sono anche altre strategie che prevedono potature selettive per rendere le chiome meno adatte al riposo notturno, l'utilizzo di reti morbide per coprire gli alberi oppure quello dei rapaci da falconeria fatti volare per spaventare gli uccelli. Sono però tutti interventi da valutare attentamente, considerando anche i possibili effetti negativi sugli alberi, sugli altri animali e soprattutto la scarsa efficacia effettiva sul lungo periodo. Anche gli abbattimenti, spesso invocati a gran voce dal mondo venatorio e agricolo, non sembrano essere una soluzione incisiva al problema dei dormitori urbani, anche perché non eliminano le condizioni ambientali che attirano gli stormi.

La realtà è che impedire agli storni di svernare nelle nostre città è praticamente impossibile, perlomeno senza ricorrere a interventi drastici che rischierebbero di provocare danni ben maggiori, come l'eliminazione di intere alberature stradali. Che ci piaccia o meno, dobbiamo quindi imparare a convivere con questi uccelli, insieme agli inevitabili disagi che tutto questo comporta: sono ormai parte integrante del paesaggio urbano invernale. Più che cercare di mandarli via a ogni costo, possiamo soprattutto limitarne le conseguenze con interventi mirati e una pulizia più frequente degli spazi pubblici, senza così rinunciare a uno dei fenomeni naturali più straordinari che possiamo ancora osservare sopra le nostre teste.

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