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Argentina, reti sugli alberi per impedire agli uccelli di posarsi: sporcano troppo

Nella città di Rafaela, in Argentina, il Comune ha installato reti sulle chiome degli alberi per impedire agli uccelli di posarsi. L'obiettivo è ridurre l'accumulo di escrementi, ma l'intervento è stato molto criticato dagli ambientalisti.

9 Luglio 2026
8:49
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Il Comune di Rafaela ha installato reti su alcuni alberi per impedire agli uccelli di posarsi e ridurre l'accumulo di escrementi

A Rafaela, città della provincia di Santa Fe in Argentina, il Comune ha installato reti attorno alle chiome di alcuni alberi del centro per impedire agli uccelli di posarsi sui rami. L'intervento fa parte di un piano per mitigare la presenza eccessiva di uccelli e, secondo l'amministrazione, serve soprattutto a limitare l'accumulo di escrementi su marciapiedi, arredi urbani e vetrine dei negozi nelle zone a maggiore passaggio pedonale e commerciale.

Nei giorni scorsi sono state montate tre reti aggiuntive nel centro, che si sommano a quelle già collocate in altri punti della città, anche l'anno scorso. Le reti sono realizzate in materiale sintetico simile al nylon e funzionano come un sistema di dissuasione, rendendo praticamente impossibile agli uccelli posarsi su alcuni alberi scelti dal Comune.

L'obiettivo del comune è ridurre gli escrementi e allontanare gli uccelli

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Alcuni uccelli, come gli storni, creano grandi dormitori comuni su alcuni alberi, soprattutto in inverno

L'obiettivo dichiarato non è allontanare in modo permanente gli animali, ma spingerli verso aree verdi e altre zone urbane dove ci sono parchi, viali alberati e aree in cui la fauna può muoversi e sostare riducendo i conflitti con le attività umane.

Il municipio dice che le reti non verranno installate ovunque, ma solo su alberi selezionati dopo valutazioni tecniche legate alla posizione e al livello di "conflittualità" causato dalla concentrazione di uccelli. Le specie più "problematiche" sono soprattutto storni, rondini e parrocchetti, che soprattutto in inverno tendono a creare grandi dormitori comuni composti anche da migliaia di individui che si raggruppano a ogni tramonto sugli stessi posatoi.

L'amministrazione afferma anche che le prime prove avrebbero già portato a una riduzione della sporcizia nelle strade interessate, che le operazioni rispettano la normativa provinciale sulla tutela del patrimonio arboreo e che l'intervento non provoca danni diretti agli animali. La scelta, però, ha acceso un dibattito inevitabilmente più ampio del semplice decoro urbano.

Le reti anti-uccelli hanno attirato molte critiche dagli ambientalisti

Alcuni ambientalisti locali piuttosto seguiti sui sociali, tra cui Víctor Fratto, hanno criticato duramente l'intervento, sostenendo che non affronti le cause reali del problema e che anzi rappresenti un ulteriore passo verso una città sempre meno capace di convivere con la natura.

Il punto centrale della contestazione è che il sovrannumero di uccelli dipende in realtà da trasformazioni molto più profonde dell'ambiente cittadino: disponibilità di cibo, gestione dei rifiuti, presenza di alberature adatte come dormitorio, scarsità di habitat alternativi e alterazione delle dinamiche ecologici. In altre parole, per chi critica il progetto, spostare semplicemente gli uccelli da un albero all'altro non risolve il problema. Inoltre, alcuni uccelli potrebbero finire per rimanere incastrati con le zampe nelle reti.

Le obiezioni riguardano anche il modello di città che una misura del genere sembra disegnare. Per gli ambientalisti, coprire le chiome con reti per impedire agli uccelli di posarsi significa trattare la fauna solo come un fastidio o un intralcio da rimuovere, invece che come parte dell'ecosistema e della biodiversità urbana con cui convivere attraverso strumenti più strutturali.

Un nuova forma di "architettura ostile"?

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Una delle reti installate nei giorni scorsi

Le alternative, secondo questa impostazione, dovrebbero partire da interventi più incisivi e strutturati sulla gestione dei rifiuti, sulla progettazione del verde, sul monitoraggio delle specie più numerose e sulla creazione di aree realmente idonee ad accoglierle, riducendo alla radice i fattori che favoriscono grandi concentrazioni di animali in pochi punti della città.

Per questo il caso di Rafaela è stato anche paragonato da alcuni a una forma di "architettura ostile", cioè quell'insieme di soluzioni pensate per scoraggiare determinati comportamenti nello spazio pubblico attraverso barriere fisiche – come le classiche panchine che impediscono di stendersi e dormire – , più che attraverso una gestione reale e consapevole di un fenomeno. Il paragone non è perfetto, naturalmente, perché qui non si interviene sugli esseri umani ma sulla fauna, che può effettivamente causare problemi.

Il caso argentino ci mostra un nodo difficile da sciogliere e che riguarda sempre più spesso molte città, anche qui in Europa, dove la fauna urbana è in forte espansione. Pensiamo anche solo alla vicenda, per certi versi assurda, della cornacchia di Pordenone, ma anche a quella dei pavoni di Punta Marina. Da una parte ci sono amministrazioni che cercano soluzioni immediate a problemi quotidiani, dall'altra chi teme che il prezzo da pagare sia una città sempre più sterile e meno capace di fare spazio alla natura e alla biodiversità.

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