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23 Settembre 2026
12:02

Ddl sulla caccia, il 67% degli italiani chiede di fermare la riforma. Aumenta il dissenso anche tra gli elettori di maggioranza

Indagine Ipsos Doxa su commissione della Fondazione Cappellino: Il giudizio complessivo conferma che un italiano su due ritiene che, se approvato, il DDL peggiorerebbe la normativa attuale sulla caccia, mentre soltanto il 18% pensa che la migliorerebbe. Anche elettori di centro destra contrari alla riforma.

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Una nuova indagine svolta da Ipsos Doxa su commissione della Fondazione Cappellino svela che il il 67% degli italiani è contrario al Ddl sulla caccia e chiede più protezione per la fauna selvatica. Ma dai risultati si evidenzia anche che nella compagine di maggioranza al Governo aumenta il fronte del "no".

E' quanto emerge dal secondo capitolo della ricerca voluta dalla Fondazione finanziata con i profitti di Almo Nature, il marchio di Pier Vittorio Cappellino che opera secondo un modello chiamato "Reintegration Economy", in cui l'impresa serve a sostenere la salvaguardia della biodiversità.

Un italiano su due non vuole la riforma sulla caccia del Governo Meloni

Il sondaggio, realizzato attraverso 7002 interviste tra il 28 luglio e il 4 agosto 2026, ha portato a scoprire che la maggioranza degli italiani non chiede una liberalizzazione della caccia, ma un rafforzamento delle tutele per la fauna selvatica. E' questo ciò che ha risposto il 67% degli intervistati, mentre solo il 5% chiede, al contrario, maggiore libertà di esercitare la caccia e meno tutele per gli animali. Includendo chi considera adeguate le norme attuali, la quota arriva a ben l’83% rispetto a chi desidera un rafforzamento delle tutele o il mantenimento dell'attuale legislazione in materia.

La ricerca ha sottoposto agli intervistati le principali modifiche che il Ddl Caccia introdurrebbe rispetto alla normativa attuale. Il risultato è una contrarietà maggioritaria a tutte le misure considerate, con giudizi negativi compresi tra il 67% e il 78%. Tra gli interventi valutati figurano l’ampliamento dei periodi e delle aree di caccia, le modifiche relative a tecnologia e orari, la privatizzazione della caccia, l’incremento del numero di specie cacciabili, il rapporto tra pareri scientifici e poteri decisionali e le sanzioni per chi protesta.

Il giudizio complessivo conferma che un italiano su due ritiene che, se approvata, ila riforma peggiorerebbe la normativa attuale sulla caccia, mentre soltanto il 18% pensa che la migliorerebbe.

Anche tra gli elettori di centrodestra aumenta il fronte del no

L'indagine ha valutato anche l'appartenenza politica degli intervistati o comunque la loro vicinanza a un partito piuttosto che ad un altro. A chiedere norme più favorevoli sono il 62% degli elettori della Lega, il 61% di Forza Italia e Noi Moderati, il 60% di Fratelli d'Italia e il 51% di Futuro Nazionale. Lo stesso orientamento raggiunge l’89% tra gli elettori di Alleanza Verdi e Sinistra, l’81% del Partito Democratico e l’80% del M5S, ed è condiviso dal 74% dell’area riformista e dal 73% dell’area centrista.

Dall'indagine risulta dunque che oltre il 51% degli elettori delle forze di maggioranza e più del 73% di quelli dell’opposizione chiedono interventi mirati alla protezione degli animali e non una liberalizzazione delle doppiette a discapito della tutela di questi ultimi. Se si includono anche coloro che ritengono adeguate le norme attuali, le percentuali superano rispettivamente il 74% e l’80%.

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Una delle slide dell'indagine relativamente al gradimento o meno a seconda della preferenza per uno schieramento politico

Questi risultati evidenziano dunque una certa insoddisfazione da parte dell'elettorato di centro destra la cui emanazione sono gli attuali parlamentari di maggioranza che dovrebbero appoggiare la riforma fortemente voluta dal ministro dell'Ambiente e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida.

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Ciò che colpisce è proprio la contrarietà a quella che, secondo le percentuali visibili nella slide precedente, viene definita "legittimità democratica" della riforma, lì dove viene chiaramente percepito tanto a sinistra quanto a destra, con le relative percentuali differenti, la troppa vicinanza del Ddl agli interessi di chi pratica l'attività venatoria.

Cosa dice la norma europea in tema di caccia

Un ulteriore elemento riguarda il rapporto tra la riforma e la normativa europea, considerando che nel dicembre del 2025 l'Italia ha ricevuto una lettera dalla Commissione europea che boccia parti fondamentali del disegno di legge sulla caccia. Il 75% degli italiani, secondo l'indagine, ritiene che l’eventuale rischio di procedure di infrazione e sanzioni economiche a carico del nostro Paese dovrebbe influenzare le decisioni del Governo, qualora la nuova normativa fosse ritenuta non conforme alle regole europee sulla tutela della biodiversità.

Se il disegno di legge sulla caccia venisse approvato questa ricerca sottolinea che più di 1 cittadino su 2 ne sarebbe deluso. A pensarlo sono categorie di intervistati definiti "Boomers e Silent", Ceto dirigente, pensionati, dipendenti altamente qualificati, laureati, residenti nel centro nord, persone ad alta marginalità sociale e politicamente collocati a centro sinistra e centro destra. Solo il 18% di "benestanti" e altri che si ritengono politicamente schierati nel centro destra invece ritengono che la riforma migliorerebbe la normativa attuale sulla caccia.

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"Quando si parla di caccia e natura non ci sono due Paesi contrapposti, uno di destra e uno di sinistra – commentta Pier Giovanni Capellino, Fondatore e Presidente di Fondazione Capellino – C’è un sentimento largamente condiviso che attraversa le appartenenze politiche e chiede di proteggere la fauna selvatica e conservare la biodiversità. È questo il dato che la politica dovrebbe ascoltare e tradurre in scelte concrete. Con il DDL Caccia, invece, non lo sta facendo. La fauna selvatica è un patrimonio di tutti, non una proprietà di qualcuno. Una legge che riguarda la natura deve rispondere all’interesse generale, non alle richieste di una minoranza. Qui non si tratta di dare ragione a uno schieramento contro un altro: si tratta di riconoscere ciò che accomuna la maggioranza dei cittadini, anche quando votano partiti diversi. Una riforma si giudica dagli effetti che produce. Se indebolisce le tutele mentre il Paese chiede di rafforzarle, la politica sta andando nella direzione opposta a quella indicata dai cittadini. Proteggere la biodiversità non è una concessione né una scelta di parte: è una responsabilità comune".

Dopo l'approvazione in Senato, la discussione del Ddl approderà alla Camera a novembre, nonostante l'esame degli emendamenti in Commissione Agricoltura non sia ancora concluso. Questa decisione, presa dalla maggioranza, ha provocato la dura reazione delle associazioni ambientaliste e animaliste che in un comunicato recente hanno sottolineato che si tratta di una "forzatura gravissima" e chiesto che si completi l'esame del testo.

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