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11 Agosto 2026
10:36

Dalle cave delle Apuane al Kennedy Center: l’insolito viaggio dei topi che vivevano nel memoriale di Washington

La storia dei topi “italiani” al Kennedy Center di Washington raccontata sulle pagine del New York Times: arrivati dalle cave di Carrara insieme al marmo, hanno vissuto per decenni nel celebre teatro, conquistando lavoratori e spettatori.

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"La solitaria squadra del Kennedy Center sentirà la mancanza dei suoi… topi". E' questo il titolo di un approfondimento del New York Times che ha per protagonisti i topi che hanno abitato fino adora al "John F. Kennedy Center for the Performing Arts ", un importante centro culturale e memoriale dedicato al 35º presidente degli Stati Uniti che si trova a Washington, D.C., sulle rive del fiume Potomac.

Quei topi, infatti, hanno qualcosa di speciale secondo le pagine del quotidiano americano: sono arrivati dall'altra parte dell'oceano direttamente dalle cave delle Apuane, da cui è stato estratto il marmo che è servito per la costruzione del luogo negli anni successivi alla morte del presidente Usa.

L'articolo della giornalista Elisabetta Williamson è una vera e propria indagine che ricostruisce la storia di questi roditori, andando a scavare nel passato ora che Trump ha voluto procedere con i lavori di ristrutturazione che comprendono anche la disinfestazione degli animali dal memoriale. Ma questi topi, morfologicamente diversi da quelli autoctoni, erano entrati nelle grazie dei lavoratori del posto che sono i testimoni diretti della genesi della loro presenza in quella parte di States.

"I topi del Kennedy Center non assomigliano ai tipici topi domestici grigi che si trovano nei campi e nei boschi durante la stagione calda e nelle cucine e nelle soffitte quando fa freddo – scrive la giornalista del New York Times – Sono circa la metà di quelle dimensioni, con grandi orecchie e una pelliccia di un color marrone dorato che, se fossero cavalli, verrebbe definito palomino. Il loro ventre è bianco perla".

Protagonisti della vita quotidiana dei lavoratori del centro e anche degli eventi che si svolgevano, nell'articolo si ricorda quando nel 2018, "quello che il Washington Post ha definito un ‘topolino' si aggirava nella Concert Hall durante un'esecuzione della ‘Francesca da Rimini' di Čajkovskij da parte della National Symphony Orchestra". Il topo si era diretto verso i posti migliori vicino al palco e secondo l'articolo riportato  aveva "percorso di corsa dodici o più file vicino al corridoio sinistro, costringendo gli spettatori a spostare cappotti e borse mentre cercavano di rimanere in silenzio e immobili".

La storia dei topi al Kennedy Center nei racconti dei dipendenti

Il "John F. Kennedy Center for the Performing Arts" è stato costruito tra il 1964 e il 1971. La prima pietra è stata posta il 2 dicembre 1964 dal presidente Lyndon B. Johnson, mentre l'inaugurazione ufficiale e l'apertura al pubblico sono avvenute l'8 settembre 1971. In questo lasso di tempo le maestranze hanno lavorato a lungo per costruire un edificio imponente in cui furono portate 3.700 tonnellate di marmo bianco di Carrara inviate agli Stati Uniti in regalo dall'Italia. Il materiale è stato usato per la facciata e le pareti interne, estratto appunto nelle Alpi Apuane toscane che è anche l'habitat del topo selvatico alpino (Apodemus arlpicola).

Da quel momento in poi le segnalazioni di questi piccoli roditori, appunto così diversi da quelli endemici, hanno caratterizzato i racconti dei dipendenti per decenni. "Abbiamo parlato con i disinfestatori che vengono a piazzare tutte le trappole per topi – è riportato nell'articolo del New York Times – e ci hanno detto: ‘Questo è l'unico posto a Washington dove si trovano queste trappole'".

Nell'articolo l'indagine è andata oltre il confronto con le testimonianze locali e la giornalista ha contattato anche chi ora dirige il luogo da cui provenivano i marmi: la cava di Maurizio Bufalini a Carrara. L'azienda è stata rilevata dal figlio Alberto che ha confermato la presenza dei topini nel loro luogo d'origine: "Quando importiamo pietre da altri paesi, è inevitabile trovare insetti o qualche piccolo animale rimasto intrappolato all'interno del container".

Da un punto di vista prettamente scientifico, l'adattamento di questi animali al nuovo contesto è del tutto coerente con l'etologia della specie. Apodemus alpicola è un roditore opportunista che sopravvive tranquillamente sfruttando la flessibilità comportamentale tipica dei piccoli roditori commensali.

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