
Prima le cacciavano e, se non le uccidevano, le destinavano al traffico illegale di animali selvatici. Ora proteggono gli animali che vivono in una delle ultime foreste pluviali della Nigeria. E' quello che sta accadendo nella Riserva Forestale dell'Omo dove è operativo un team formato da ex cacciatori illegali che hanno deciso di prendere parte al progetto curato dalla Nigerian Conservation Foundation (NCF) che ha reso questi uomini un tempo dediti al bracconaggio delle guardia forestali.
La NCF è la principale organizzazione non governativa in Nigeria che si dedica alla tutela della natura e dello sviluppo sostenibile.Uno dei principali progetti di conservazione si svolge proprio nella Riserva forestale dell'Omo, dove da anni svolgono il ruolo di protettori della fauna locale delle pattuglie anti-bracconaggio e i volontari della Fondazione che lavorano anche a stretto contatto con le comunità locali per proteggere la natura e la fauna. Gli ex bracconieri sono stati formati per diventare delle sentinelle che monitorano il benessere degli animali che un tempo uccidevano: veri e propri ranger che, secondo quanto ha spiegato il responsabile del progetto Emmanuel Olabode, sono altamente specializzati grazie alla loro profonda conoscenza della foresta che frequentavano per la caccia.
Questi uomini erano dediti alla caccia a specie particolarmente rilevanti dal punto di vista del rischio che corrono di sparire per sempre dalla faccia della terra. Si tratta di animali come i pangolini, ad esempio, ricercati per le loro particolari scaglie cheratinose per essere rivenduti sul mercato nero a costi esorbitanti. E sia la richiesta per la loro carne che per le scaglie, utilizzate nella medicina tradizionale in alcune culture asiatiche, stanno portando sempre di più questi mammiferi verso l'estinzione. Si stima infatti che ogni anno vengano trafficati illegalmente solo verso Cina e Vietnam ben 100 mila pangolini, per un totale di oltre un milione di animali solamente negli ultimi dieci anni.
La foresta dell'Omo ospita oltre 100 specie di mammiferi e più di 125 specie di uccelli ed è considerato uno degli hub più importanti del modo in termini di biodiversità. Tra le 58 specie maggiormente minacciate che la NCF protegge in particolare ci sono i gorilla del fiume Cross (Gorilla gorilla diehli): si tratta dei primati più rari d'Africa che prendono il nome dall'aerale in cui ancora resiste una scarna popolazione, nelle aspre montagne di Afi e Mbe nello stato di Cross River.

Tra le altre grandi scimmie presenti e tutelate dalla Fondazione ci sono anche gli scimpanzé della Nigeria e del Camerun (Pan troglodytes ellioti): si tratta di una sottospecie che ha il triste primato di essere la più minacciata al mondo a causa soprattutto del continuo disboscamento delle aree in cui vive che viene fatto illegalmente. Ancora, tra gli animali sempre più rari che "resistono" alle interferenze umane c'è il cercopiteco di Sclater (Cercopithecus sclateri), una scimmia endemica della Nigeria che da sempre è cacciata dai bracconieri della zona.

La foresta dell'Omo si estende per circa 130.500 ettari e fa parte di una Riserva della Biosfera UNESCO. Nel tempo tutta l'area ha subito una progressiva erosione a causa del disboscamento illegale e del bracconaggio principalmente ed è per questo che il coinvolgimento delle popolazioni umane che vivono nell'area e in particolare il rendere parte del progetto coloro che hanno contribuito a devastare la natura e eliminare gli animali è fondamentale per la salvaguardia delle specie e dell'habitat. Emmanuel Olabode, responsabile del progetto, ha così spiegato quanto gli ex bracconieri sono oggi importanti per il monitoraggio dell'area: "La loro profonda conoscenza della foresta, unita a una formazione adeguata, ha rafforzato significativamente i nostri sforzi per la protezione della fauna selvatica, creando al contempo opportunità di sostentamento sostenibili per i membri delle comunità locali".