
Per un gorilla che vive in una foresta dove per decenni gli esseri umani hanno rappresentato la minaccia più grande, fidarsi di una persona non è affatto scontato. Eppure un nuovo studio condotto in Camerun dimostra che questi grandi primati sono in grado di distinguere tra chi può nuocere loro e chi invece non rappresenta più un pericolo. Anche dopo una lunga storia di bracconaggio, paura e sofferenza possono gradualmente imparare a tollerare e persino accettare la presenza umana.
Lo studio, pubblicato sull'African Journal of Ecology, ha seguito per otto anni un gruppo familiare composto da 12 gorilla di pianura occidentali (Gorilla gorilla gorilla) che vive sull'isola fluviale di Dipikar, all'interno del Parco Nazionale di Campo Ma'an, nel sud del Camerun. Si tratta di una regione che in passato è stata pesantemente colpita dal bracconaggio, con catture e uccisioni diffuse di gorilla e altri animali selvatici, che hanno segnato in maniera permanente il comportamento dei primati.
Come i ricercatori si sono guadagnati la fiducia dei gorilla

In quest'area, i gorilla reagivano con paura e aggressività alla presenza di esseri umani, ma i ricercatori hanno osservato che, con il passare del tempo, le loro reazioni nei confronti delle persone sono cambiate in modo netto. All'inizio, gli animali tendevano subito a fuggire, nascondersi o anche mostrare comportamenti aggressivi. Anno dopo anno, però, queste risposte sono diminuite, lasciando spazio a curiosità, tolleranza e indifferenza.
Il processo di "abituazione", cioè l'adattamento graduale alla presenza di persone non minacciose, è stato però particolarmente lungo. In altri paesi africani, come Uganda e Ruanda, sono bastati dai due ai quattro anni per ottenere risultati simili. In questo caso, invece, sono stati necessari oltre sette anni e mezzo di contatti pacifici quasi quotidiani.

Prima ancora di osservare direttamente i gorilla, gli studiosi hanno infatti trascorso ben quattro anni (dal 2011 al 2014) a monitorarne gli spostamenti. Seguivano le tracce lasciate tra un ricovero notturno e l'altro, mappavano il territorio utilizzando GPS e cercavano di comprendere le abitudini del gruppo. Solo nel 2015 sono iniziati i primi incontri ravvicinati. Per non spaventare gli animali, i ricercatori annunciavano la propria presenza con suoni della voce e altri segnali utilizzati in modo non aggressivo.
Nel corso dello studio sono stati così accumulati quasi 582.000 minuti di osservazione diretta. Col passare del tempo, i gorilla hanno iniziato progressivamente a trascorrere più tempo vicino agli osservatori e a lasciarsi osservare con maggiore frequenza. Le reazioni di paura e aggressività sono diventate via via sempre più rare.
La fiducia va coltivata giorno dopo giorno

Secondo gli autori, questo cambiamento è stato favorito anche dalla diminuzione delle attività di bracconaggio nell'area. Le pattuglie antibracconaggio hanno infatti registrato nel tempo una riduzione dei segni di presenza di cacciatori illegali, come spari, bossoli e resti di accampamenti illegali. Parallelamente, sono anche aumentate le iniziative di sensibilizzazione rivolte alle comunità locali per spiegare l'importanza della conservazione dei gorilla e i benefici economici derivanti dall'ecoturismo.
I risultati suggeriscono che i gorilla sono quindi capaci di riconoscere la differenza tra persone pericolose, come i bracconieri, e persone innocue, come ricercatori e turisti. Un aspetto particolarmente interessante è che questa tolleranza è stata osservata anche negli individui più giovani, segno che il comportamento potrebbe essere appreso osservando gli altri membri del gruppo. Lo studio mostra però anche quanto a lungo possano durare gli effetti negativi delle attività umane.

Sebbene il bracconaggio nella zona sia oggi ridotto, i gorilla continuano a mostrare una certa cautela, probabilmente come conseguenza delle numerose esperienze negative vissute in passato o trasmesse all'interno del gruppo.
La fiducia conquistata in anni di lavoro, però, non può e non deve essere data per scontata. Gli autori sottolineano che la presenza costante di ricercatori, guide, turisti e pattuglie antibracconaggio resta fondamentale per mantenere nel tempo questi risultati. Senza una protezione continua, i gorilla potrebbero tornare rapidamente a essere esposti alle stesse minacce che per tanto tempo hanno segnato la loro storia e le loro paure.