
Nelle ultime ore probabilmente vi sarà capitato di vedere il video di un gorilla seduto su una scalinata, immobile, con il mento appoggiato sulla mano e lo sguardo "malinconico" perso nel vuoto. L'immagine ricorda inevitabilmente Il Pensatore dell'artista francese Auguste Rodin e, proprio per la sua straordinaria somiglianza con una posa molto "umana" e "filosofica", ha fatto rapidamente il giro del web.
Il protagonista del video si chiama Kiyomasa, è un gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla gorilla) ha 13 anni e vive nello zoo di Higashiyama, a Nagoya, in Giappone. È il figlio di Shabani, il celebre silverback – il maschio adulto dominante dalla schiena argentata – diventato famoso circa dieci anni fa dopo essere stato ribattezzato "il gorilla più bello del mondo". Shabani attirò l'attenzione per il suo aspetto imponente e per le sue espressioni molto intense e anche Kiyomasa sembra aver ereditato dal padre una notevole espressività.
Un "litigio" dietro l'isolamento e la posa da "pensatore"

Il breve filmato è diventato virale in pochissimo tempo e sui social è stato accompagnato da centinaia di commenti ironici e didascalie che hanno trasformato il gorilla in una sorta di simbolo universale della malinconia o dei ripensamenti dopo una lite. Una delle più condivise recitava più o meno così: "Io dopo aver litigato con il partner, mentre ripenso a tutto quello che ho detto".
Secondo quanto raccontato dai keeper dello zoo giapponese, poco prima del video Kiyomasa avrebbe avuto un acceso "litigio" con una femmina del gruppo. Dopo il conflitto, il giovane maschio si sarebbe poi allontanato dagli altri gorilla per isolarsi in una zona tranquilla e lontana dai visitatori, assumendo poi quella posa "umana" che ha colpito milioni di persone.
Bisogna dirlo, è indubbiamente molto difficile non vedere in quell’immagine emozioni e pensieri umani e non c'è niente di male: siamo portati ad antropomorfizzare gli altri animali e ad attribuire loro intenzioni, stati mentali e dinamiche psicologiche simili alle nostre. È qualcosa di molto comune, soprattutto con primati come oranghi, gorilla, scimpanzé e bonobo, così simili e vicini a noi dal punto di vista biologico ed evoluzionistico, non a caso chiamate scimmie antropomorfe.
Antropomorfizzare una scimmia antropomorfa è normale, però…

I gorilla sono del resto scimmie altamente sociali e i conflitti all'interno del gruppo possono provocare "discussioni" molto accese e stressanti. Dopo uno scontro, isolarsi temporaneamente dal resto del gruppo può aiutare ad abbassare la tensione e a evitare che il litigio continui e degeneri in aggressioni fisiche decisamente più serie. Insomma, Kiyomasa molto probabilmente non stava interrogandosi sul senso della vita, ma stava semplicemente facendo ciò che molti gorilla fanno dopo un conflitto: prendersi una pausa dal gruppo.
Ed è proprio qui che il video diventa interessante oltre il meme. Perché dietro quelle immagini virali non ci sono soltanto animali che "sembrano umani", ma individui unici, società complesse, relazioni sociali articolate ed emozioni reali, anche se diverse dalle nostre.

In natura i gorilla vivono in gruppi familiari guidati solitamente da un maschio dominante, il silverback. All'interno del gruppo esistono gerarchie, alleanze, tensioni e momenti di cooperazione. Le femmine si occupano solitamente dei piccoli e stringono tra loro legami molto stretti, i giovani imparano osservando gli adulti e il maschio dominante ha il compito di proteggere il gruppo da minacce e conflitti. Ogni individuo ha una propria personalità e sviluppa relazioni specifiche con gli altri membri del gruppo.
Negli ultimi decenni, gli studi sul comportamento animale hanno mostrato sempre di più quanto questi primati siano cognitivamente e socialmente complessi. Sono capaci di apprendere, ricordare, riconoscere individui, comunicare attraverso vocalizzazioni, posture ed espressioni facciali e manifestare comportamenti come empatia, cura reciproca, adozione di individui rimasti orfani e riconciliazione.
Andare oltre il meme

Ridurre tutto questo a un semplice "gorilla filosofo" o a un meme rischia però di appiattire la complessità della loro vita emotiva, sociale e non solo. È del tutto comprensibile per noi umani vedere noi stessi negli altri animali, soprattutto in specie così simili a noi. Ma osservare un gorilla solo come una caricatura di una persona finisce spesso per oscurare ciò che lo rende davvero interessante: il fatto che sia un altro animale, con una propria vita emotiva, una propria società e un proprio modo di stare al mondo.
Mettendo da parte il grosso e spinoso tema della cattività, i video virali degli zoo funzionano proprio perché ci mostrano gesti ed espressioni che riconosciamo immediatamente, oppure "tenerissimi" cuccioli che vengono spettacolarizzati e poi dimenticati in poco tempo. Ma forse il punto più affascinante non è quanto i gorilla siano "come noi", ma capire quanto siano diversi e unici, pur condividendo con noi una parte lunga e importante della storia evolutiva.
Andare oltre l'antropomorfizzazione significa quindi provare a osservare questi animali non come versioni pelose e "primitive" degli esseri umani, ma come individui complessi appartenenti a una delle specie socialmente più sofisticate del pianeta e, purtroppo, ancora oggi in serio pericolo di estinzione. Anche questa è una parte della storia che questi video tendono purtroppo a dimenticare.