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7 Maggio 2026
16:00

Yuji, in Messico un’altra scimmia che trova conforto in un peluche come Punch: spettacolarizzazione dello zoo

Yuji, un cucciolo di eritrocebo nato in uno zoo messicano, trova conforto in un peluche dopo essere stato separato dalla madre. È la nuova storia tenera che commuove il web sulla scia del macaco Punch. Cuccioli di scimmie virali e spettacolarizzati che meriterebbero un dibattito molto più ampio.

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Yuji, il cucciolo di eritrocebo (Erythrocebus patas) nato allo zoo di Guadalajara, in Messico. Foto Lapresse

Si chiama Yuji ed è un cucciolo di eritrocebo o pata (Erythrocebus patas), una scimmia nota per essere il primate più veloce al mondo a terra. È una specie originaria nelle savane e nelle aree aperte dell'Africa subsahariana e ha abitudini molto sociali: i piccoli trascorrono gran parte del tempo a stretto contatto con la madre, aggrappati al suo corpo quasi continuamente durante le prime settimane di vita.

Yuji è nato il 3 marzo scorso allo zoo di Guadalajara, in Messico, ma poco dopo la nascita qualcosa non è andato come previsto.

La madre, ancora inesperta, non è stata in grado di occuparsi di lui e così il piccolo è stato affidato a un programma di accudimento assistito seguito dai veterinari e biologi della struttura. Oggi, il cucciolo trascorre molte ore abbracciato a un peluche a forma priam di cane, poi di orso, proprio come era accaduto per il macaco giapponese Punch e il suo pupazzo dalle fattezze di un orango, diventati virali qualche mese fa. E infatti, il piccolo Yuji è stato già ribattezzato il "Punch messicano".

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Yuji, el mono mexicano que encuentra refugio en su perro de peluche Yuji, un mono patas de apenas mes y medio de nacido despierta todos los días aferrado a su perro de peluche. No es un juguete cualquiera, es un sustituto materno luego tras ser rechazado por Kamaria, una hembra primeriza con la que no pudo establecer un vínculo. El enternecedor monito de apenas 673 gramos es el caso más reciente de crianza asistida en el zoológico de Guadalajara, en el occidente de México. Ahora las miradas de miles de mexicanos se centran en Yuji, quien ha desatado las comparaciones con el popular Punch, un macaco japonés que se viralizó en redes sociales después de crecer aferrado a su orangután de peluche ante el rechazo de su madre. #mexico #mono

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Secondo gli operatori dello zoo, l'orsacchiotto (già sostituito con un peluche identico a quello di Punch) fornirebbe alla madre scimmia una forma di conforto simile al contatto fisico che riceverebbe dalla madre. Nei piccoli di primati, infatti, il contatto è fondamentale per lo sviluppo emotivo e comportamentale: i cuccioli cercano continuamente calore, protezione e rassicurazione attraverso il legame costante e molto fisico con la la propria madre.

Le immagini di Yuji hanno rapidamente fatto il giro dei social, anche perché ricordano inevitabilmente il piccolo Punch, diventato popolare in tutto il mondo proprio per il forte attaccamento con il suo peluche. Ma dietro queste storie, spesso raccontate come tenere e commoventi, ci sono sempre molti altri aspetti di cui si parla ogni volta troppo poco.

Nel caso di Yuji, almeno per ora, il cucciolo non vive ancora insieme ai suoi simili. Si trova in un'area separata, anche se può vedere e percepire il gruppo in vista di una futura integrazione. È una situazione che rimane delicata, anche perché per animali così sociali crescere lontano dalla madre e dal gruppo può avere conseguenze negative sul comportamento futuro. Ed è già da qui che la narrazione "dolce" costruita dagli zoo mostra molti suoi limiti.

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L’eritrocebo è un primate diffuso in Africa subsahariana

Un cucciolo che si aggrappa a un peluche suscita immediatamente empatia: ricorda un neonato umano, appare fragile, bisognoso di affetto. È un'immagine potentissima dal punto di vista emotivo e mediatico. Non a caso, questi video diventano virali molto facilmente e finiscono per attirare attenzione, visitatori e visibilità per le strutture che li ospitano.

Ma il rischio è che il pubblico guardi soltanto la parte più rassicurante e spettacolarizzata della storia. Quel peluche non è un gioco "tenero" scelto da un cucciolo felice: è un surrogato, un sostituto di qualcosa che manca. In natura, un piccolo di eritrocebo passerebbe praticamente tutto il tempo a contatto con la madre e imparerebbe osservando e interagendo con gli altri membri del gruppo.

Quando questo non accade, gli operatori cercano di ridurre il più possibile lo stress e la deprivazione sociale utilizzando oggetti morbidi, pupazzi o tecniche di allevamento assistito. Questo non significa necessariamente che i veterinari o i keeper stiano agendo in malafede. In molti casi cercano davvero di garantire la sopravvivenza del cucciolo nelle migliori condizioni possibili.

Tuttavia, la trasformazione di queste situazioni in contenuti virali racconta anche un altro fenomeno: la tendenza di molti zoo ad approfittare di queste situazioni per costruire narrazioni emotive attorno agli animali, soprattutto ai cuccioli, per aumentare coinvolgimento e consenso da parte pubblico. È già successo tantissime altre volte, come con il pinguino Pesto, con gli ippopotami pigmei Moo Deng e Panya e tantissimi altri, diventati protagonisti di video virali, lunghe code agli ingressi e merchandising.

Per qualche settimana questi cuccioli catalizzano e monetizzano l'attenzione globale, fanno aumentare i visitatori e riempiono i feed di immagini rassicuranti. Poi, crescendo, vengono inevitabilmente dimenticati o sostituiti dal prossimo cucciolo "adorabile".

Così il pubblico finisce spesso per emozionarsi davanti all'immagine del cucciolo di turno senza interrogarsi davvero sul motivo per cui si trova lì o notare che vive in condizioni artificiali di cattività che meriterebbero un dibattito serio e costruttivo, senza estremismi. Nella maggior parte dei casi, inoltre, i media che raccontano queste storie non riportano neppure il nome corretto o completo della specie in questione né dove vive in natura.

E così, ogni volta, il pubblico non riceve nulla per accrescere la propria consapevolezza sugli animali in cattività, su come vivono o su qual è il loro posto in natura. Perché in fondo, per staccare biglietti e raccogliere like facile, basta semplicemente la parola "scimmia" o "cucciolo". E purtroppo, molto spesso, questo è tutto ciò che interessa agli zoo.

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