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Il nuovo fenomeno dell’abbandono di oche e anatre usate per i video su TikTok

La denuncia di Luigi Carrozzo, animalista di lungo corso a Napoli: "Sono le anatre e le papere che vengono abbandonate dopo che non servono più per fare i video sui social network. Il fenomeno cresce nel silenzio generale"

3 Maggio 2026
13:20
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Gli animali salvati da Luigi Carrozzo

A denunciarlo con un semplice video in cui mostra le oche che ha salvato, è Luigi Carrozzo, attivista animalista di lungo corso che a Napoli ha fondato un rifugio per l'accoglienza dei cani e dei gatti senza famiglia e che ora ospita anche alcune oche ed anatrre. Il fenomeno è in netta crescita: "Le abbandonano una volta che sono cresciute troppo e non servono più per fare i video sui social".

Luigi le chiama "le paparelle di TikTok” e afferma che il traffico sta crescendo sempre di più in città, ma in realtà il fenomeno riguarda tutt'Italia e anche il resto dei paesi occidentali in cui lo sfruttamento degli animali per ottenere like e visualizzazioni è diventato all'ordine del giorno.

"Accanto ai cuccioli di razza ora compaiono anche anatre e oche, acquistate per pochi secondi di visibilità online e poi abbandonate – dice il fondatore de "L'emozione non ha voce", il rifugio dal volto umano – Le ultime tre, recuperate in un negozio cittadino, erano state lasciate da clienti che non le volevano più".

Il dato di fatto è che la pratica è sempre più frequente, tanto che nel nostro Paese sono in crescita i casi segnalati sulle cronache locali e che le associazioni animaliste mettono in risalto con salvataggi e ritrovamenti. Molto spesso ad aumentare è il numero dei soggetti nei parchi pubblici, dove frequentemente gli animali vengono abbandonati da chi li deteneve.

"Ora sono al sicuro – continua Carrozzo – dopo giorni trascorsi tra rumori e confusione urbana. Da due anni recupero anatre e oche comprate come accessori per video virali e poi scartate quando diventano difficili da gestire. Konrad Lorenz definiva questo comportamento ‘tradimento biologico'".

Quello che poi Luigi mette in evidenza è anche che il fenomeno cresce nel silenzio generale: "I negozianti rivendono, i clienti comprano, le piattaforme alimentano la domanda. La responsabilità non è solo di chi abbandona, ma anche di chi guarda e condivide".

Effettivamente andando a fare anche solo una rapida ricerca su TikTok, il social network di video sharing abbonda di oche e anatre manipolate nel peggiore dei modi con video che ottengono risultati impressionanti dal punto di vista delle visualizzazioni per immagini che inducono a una ilarità ingiustificabile dal punto di vista etico.

I pennuti poi vengono sfruttati in tutti i modi: da quella cui vengono fatti indossare degli stivali a quella ripresa in primo piano e i pulcini, soprattutto, "funzionano" particolarmente bene perché vanno a toccare emozioni che hanno a che fare con l'accudimento che per la nostra specie diventano una sorta di ricompensa emotiva nel flusso dello scroll impulsivo.

Tra scenette percepite come "divertenti" e interazioni scorrette, il futuro di questi animali poi è appunto segnato dall'abbandono e da un ricambio continuo: per chi ci fa un vero e proprio business nella diffusione dei video c'è chi ne fa un altro provvedendo ad accogliere la richiesta di animali.

Nelle immagini di Carrozzo c'è tutta la comprensione di un mondo che dovrebbe rispettare i bisogni specie specifici di ogni individuo e, come lui scrive, fornire cure e riparo a chi è stato sfruttato per motivi che vanno ben oltre l'amore degli animali. "Le tre anatrelle si stringono per scaldarsi. Cercano un posto dove essere anatre, mentre la natura continua a valere solo quando fa audience".

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