
Un processo in corso a Torino svela un tipo di business illegale, vere e proprie truffe, ai danni di chi continua a comprare cani online o adottarli da sedicenti volontari attraverso i social senza sincerarsi della correttezza di chi li propone. Anzi, di chi finge di venderli o di cercare una famiglia in cambio di soldi perché quello che è accaduto a diverse persone, come sta emergendo in tribunale nel capoluogo piemontese dove sono sottoposti a processo un uomo e una donna accusati appunto di truffa, è che a fronte delle richieste che avevano intascavano i soldi e poi non consegnavano alcun animale.
Non a caso, dal punto di vista delle false vendite, la razza di animali che venivano proposti era quella dei Chihuahua: i soliti, piccoli cani ambiti da molte persone nell'ignoranza di credere che non hanno anche loro bisogni etologici specifici, ovvero di avere la necessità di svolgere una vita da cani come tutti gli altri e non come dei pupazzi da tenere in salotto. Proprio la richiesta sempre forte di cani di piccola taglia spinge gente senza scrupoli o ad allevarli clandestinamente con cucciolate casalinghe per venderli a basso prezzo online o, come in questo caso, ad approfittare della "buona fede" di chi si affida agli annunci per ottenere però cani spacciati di razza, che poi non esistono nemmeno come sta emergendo in aula a Torino, a bassissimo prezzo.
Uno dei casi emersi è descritto sui giornali locali e si tratta di una signora anziana che ha testimoniato di aver pagato 180 euro per un cucciolo di Chihuahua tramite un pagamento fatto con Postepay. Del cucciolo però non c'è traccia: la donna non ha mai ricevuto il cane e ha anche raccontato che fosse convinta di averlo acquistato dal "titolare di un allevamento", così come la persona che l'ha truffata si era presentata. E' bene dire che già solo questa cifra avrebbe dovuto far riflettere la signora, considerando che un allevatore serio e che svolge il suo lavoro secondo etica e cura del benessere animale non venderebbe mai un cane a un prezzo così bassa e troppe sono le persone che volgono lo sguardo a piattaforme come Subito.it o TikTok per spendere meno di quanto dovrebbero.
Una dinamica simile ha fatto sì però che anche persone più giovani, che non volevano comprare ma adottare dei cani, hanno mandare dei soldi senza ottenere nulla in cambio. Altre testimonianze raccontano infatti di un raggiro avvenuto sempre attraverso annunci online che però sponsorizzavano la necessità di far adottare degli animali che erano stati recuperati sul territorio e che cercavano famiglia. Per ottenere del danaro, i finti volontari avanzavano richieste per i costi della staffetta per farli arrivare in altre regioni rispetto a quella dove "erano stati trovati" e per spese varie relative alla cura dell'animale.
Su questo tema specifico sono anni che Kodami parla della necessità di rivolgersi ad allevatori seri e ad associazioni riconosciute, tanto per comprare quanto per adottare un cane. Sul tema specifico delle staffette abbiamo anche realizzato una video inchiesta, intitolata: "Dall'amore al business" in cui mettiamo in evidenza proprio gli aspetti più oscuri di quello che è uno sfruttamento vero e proprio non solo dei cani ma anche del buon cuore di chi decide di adottare.