
Tra le foreste della Repubblica del Congo vive una gorilla che da oltre trent'anni continua a sfidare le probabilità. Si chiama Lenqui ed è una femmina di gorilla di pianura occidentale, la sottospecie più numerosa, ma ancora considerata a un passo dall'estinzione. La sua storia è fatta di trappole, mutilazioni, guerra civile, riabilitazione e ritorni inattesi. E oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: Lenqui è stata recentemente filmata di nuovo con un cucciolo appena nato.
Per chi lavora ogni giorno alla conservazione dei gorilla in Congo, è una notizia straordinaria. Non solo perché Lenqui ha più di trent'anni ed è sopravvissuta a ferite che avrebbero probabilmente ucciso qualsiasi altro animale, ma anche e soprattutto perché vive da oltre vent'anni con un solo braccio. Eppure è riuscita a sopravvivere tutto questo tempo in natura e a diventare ancora una volta mamma.
La trappola dei bracconieri che ha cambiato tutto

La storia di Lenqui inizia nel 1994. All'epoca aveva appena 18 mesi, un'età in cui i piccoli gorilla dipendono completamente dalla loro madre. I cuccioli vengono infatti trasportati sul ventre o sulla schiena e imparano lentamente a muoversi, alimentarsi e orientarsi nella foresta osservando gli adulti del gruppo. La madre di Lenqui, però, rimase intrappolata in un laccio metallico piazzato dai bracconieri.
Queste trappole vengono usate di solito per catturare antilopi, facoceri e altri mammiferi destinati al commercio della "bushmeat", la carne di animali selvatici venduta nei mercati locali. Ma nelle foreste africane i lacci colpiscono indiscriminatamente anche elefanti, scimpanzé e gorilla.
Quando sua madre morì, Lenqui rimase completamente sola. Era però troppo piccola per essere uccisa e venduta per la sua carne, così i bracconieri decisero di tenerla viva sperando di ricavarne denaro rivendendola. La legarono a un palo e le diedero un po' di frutta per sfamarla. La notizia arrivò però al Parco Nazionale di Odzala, una delle aree protette più importanti del Congo. Gli operatori di Ecofac, un programma finanziato dall'Unione Europea che all'epoca gestiva il parco, riuscirono a recuperare la piccola gorilla.
Quando arrivò alla base del progetto era sporca, debilitata e in gravissime condizioni di salute. Pochi giorni dopo venne quindi trasferita all'orfanotrofio per gorilla di Brazzaville gestito dalla Aspinall Foundation, un'organizzazione impegnata nella riabilitazione e nella reintroduzione in natura dei primati. Nonostante avesse circa un anno e mezzo, Lenqui pesava però appena 5 chili, meno della metà del peso normale per un gorilla della sua età.
La riabilitazione e il ritorno nella foresta

Negli anni successivi Lenqui venne accudita e allevata dai veterinari e dagli operatori del centro. Durante la guerra civile che colpì il Congo alla fine degli anni Novanta, la giovane gorilla fu persino evacuata temporaneamente per proteggerla dai combattimenti e dai conflitti armati.
L'obiettivo del progetto, però, non era mantenerla per sempre in cattività. I ricercatori volevano riportarla in natura. Era però una sfida enorme: i gorilla orfani allevati dagli esseri umani spesso faticano a reintegrarsi nei gruppi in natura, soprattutto se hanno trascorso molti anni lontano dalla foresta.
Nonostante le difficoltà, nel dicembre del 1998 Lenqui diventò uno dei primi gorilla riabilitati con successo e reintrodotti in libertà nella riserva di Lesio-Louna, la prima area protetta dell'Africa Centrale creata specificamente per ospitare gorilla reintrodotti. La riserva è gestita congiuntamente dal Ministero dell'Economia Forestale del Congo e dalla stessa Aspinall Foundation. Ma la foresta che avrebbe dovuto restituirle una vita normale le presentò un altro conto durissimo.
La seconda tragedia e un altro laccio metallico

Nel 2002, otto anni dopo la morte della madre, anche Lenqui rimase intrappolata in un laccio metallico piazzato dai bracconieri. Cercando disperatamente di liberarsi riuscì a strappare il cavo dal terreno grazie alla sua forza, ma quel movimento rese il cappio ancora più stretto attorno alla sua mano destra.
Quando i veterinari riuscirono a raggiungerla, la situazione era drammatica. Il cavo aveva tagliato la carne fino all'osso. Le dita erano ormai morte, i tessuti in necrosi e l'infezione si stava diffondendo verso il polso. Per salvarle la vita i veterinari furono quindi costretti ad amputarle il braccio poco sotto il gomito.
Per un gorilla che vive in natura, una mutilazione del genere può significare quasi sempre una sola cosa: morte. I gorilla usano infatti le braccia per arrampicarsi, spostarsi nella foresta, raccogliere il cibo, trasportare i piccoli e difendersi. Sopravvivere con una sola mano sembrava quasi impossibile. E invece Lenqui riuscì ancora una volta a sorprendere tutti e a sopravvivere nonostante avesse un braccio amputato.
Una gorilla schiva e diffidente

Negli anni successivi Lenqui riuscì ad adattarsi bene alla vita nella foresta, anche con una mano sola. Cambiò gruppo sociale, si unì a un nuovo silverback – il maschio adulto dominante dei gorilla – e riuscì perfino ad allevare una figlia. Poi sparì quasi completamente dalla vista dei ricercatori per diversi anni.
Secondo gli esperti, la sua diffidenza verso gli esseri umani potrebbe essere legata propria ai traumi subiti sia da lei sia dalla madre. Le osservazioni dirette dei gorilla reintrodotti sono infatti rarissime. Gli animali sembrano evitare deliberatamente il contatto umano e vivono in zone di foresta molto difficili da raggiungere.
Per monitorarli, i ricercatori utilizzano soprattutto le fototrappole, videocamere automatiche attivate dal movimento che permettono di fotografare e registrare il passaggio degli animali senza disturbarli e senza la presenza di persone. Ed è proprio grazie alle fototrappole che Lenqui è ricomparsa recentemente.
Il nuovo cucciolo

Negli ultimi mesi alcune fototrappole installate nella riserva di Lesio-Louna hanno ripreso Lenqui insieme a un piccolo gruppo guidato da un giovane silverback chiamato Elonga. Verso la fine del 2025 la femmina appariva chiaramente gravida. Poi, nel febbraio 2026, è arrivata la conferma: una fototrappola l'ha ripresa di nuovo con un neonato stretto al petto con il braccio amputato. Secondo i ricercatori il piccolo sarebbe nato attorno a San Valentino e apparirebbe in buona salute.
"È una notizia straordinaria, soprattutto perché Lenqui ha una storia unica che attraversa tre decenni", ha spiegato in un comunicato Tony King, coordinatore dei programmi di reintroduzione della Aspinall Foundation. "È una gorilla particolarmente elusiva, quindi ogni aggiornamento su di lei è raro e sempre emozionante".
Crescere un cucciolo non sarà però semplice. I piccoli gorilla dipendono completamente dalla madre per almeno tre o quattro anni e richiedono cure continue. Una femmina con un solo braccio deve affrontare difficoltà enormi nel trasporto del piccolo, nella ricerca del cibo o anche semplicemente nel camminare. Tuttavia, Lenqui ci è già riuscita una volta.
Una storia che dà speranza

Per gli esperti che lavorano alla conservazione dei gorilla, la storia di Lenqui rappresenta qualcosa di molto più di un semplice successo. È la dimostrazione che programmi di recupero, riabilitazione e reintroduzione possono funzionare anche in casi considerati disperati, contribuendo alal riproduzione e alla cosnervazione delal specie. Secondo la Aspinall Foundation, oltre cinquanta gorilla orfani salvati del traffico illegale di bushmeat sono stati recuperati e successivamente reintrodotti con successo tra Congo e Gabon.
Un lavoro lungo decenni, che richiede monitoraggio costante, protezione delle foreste e investimenti continui. "All'inizio era impossibile sapere quali possibilità avesse Lenqui", ha raccontato ancora Tony King. "Era il primo gorilla con una sola mano a essere reintrodotto in natura. Ma eravamo convinti che potesse sopravvivere e adattarsi".
Oggi, a più di trent'anni dal giorno in cui venne trovata legata a un palo dopo la morte della madre, Lenqui è ancora lì, libera nella foresta del Congo insieme ai suoi simili. Sopravvissuta ai bracconieri per due volte, alla guerra, alle ferite e alla perdita di un braccio. E adesso anche di nuovo madre.