
Il cane Zion il 26 agosto del 2021 si ritrovò all'improvviso cosparso di benzina e a un passo dall'essere ucciso dalle fiamme: l'intervento della sua persona di riferimento scongiurò il peggio. A versargli addosso una tanica che aveva nel bagagliaio della sua automobile fu un uomo, Natale Armentano, che ora è stato condannato al pagamento di una multa di 5.500 euro per maltrattamento di animali da parte del Tribunale di Castrovillari, in provincia di Cosenza.
Il fatto avvenne infatti a San Lorenzo Bellizzi, un Comune situato nel Parco Nazionale del Pollino e l'Enpa si era costituita parte civile, ottenendo anche il diritto dell’Associazione al risarcimento. Il procedimento si è svolto per il reato previsto dall’articolo 544-ter del Codice penale, che punisce chi, per crudeltà o senza necessità, provoca lesioni a un animale oppure lo sottopone a sevizie o a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.
"Cospargere un cane di benzina significa esporlo a una situazione di sofferenza e a un pericolo gravissimo – ha commentato la presidente nazionale Giusy D'Angelo – È fondamentale che la violenza sugli animali venga riconosciuta e perseguita per quello che è. La tutela penale non può limitarsi a considerare le ferite visibili: deve riconoscere anche la gravità delle sevizie e delle sofferenze inflitte. Gli animali sono esseri senzienti e la loro integrità e il loro benessere meritano una protezione effettiva: ogni sentenza che riconosce la responsabilità per un maltrattamento è importante, perché contribuisce ad affermare che la violenza sugli animali non può essere considerata un fatto di minore rilevanza".
Il caso di Zion è particolarmente rilevante anche perché evidenzia l'importanza della denuncia da parte di chi assiste o subisce un reato che si configura come violenza a carico di un animale. I tempi così lunghi non riguardano poi la tipologia di reato, ma purtroppo rispecchia la media di durata dei processi penali di primo grado nel nostro Paese. Lo scriviamo perché spesso si pensa che ci sia una sottovalutazione da parte dell'autorità giudiziaria dei reati a carico di animali, ma il dato di fatto è che la lentezza della giustizia attanaglia tutte le pratiche, indipendentemente dal loro "contenuto". Ciò che appunto emerge in casi come questi è la necessità di perseguire la legge per ottenere giustizia, perché troppo spesso ancora mancano proprio le denunce e molti casi non vengono di conseguenza trattati nelle sedi oppoertune.
Per quanto riguarda invece l'entità della pena, il giudice ha applicato il minimo previsto dal punto di vista della sanzione pecuniaria e non ha proceduto con la detenzione dell'uomo. L'articolo 544-ter del Codice Penale, ovvero quello dedicato al maltrattamento degli animali, stabilisce infatti che il reato sia punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. Nel caso di Zion, il rischio era però che non si configurasse proprio l'ipotesi di maltrattamento, perché l'animale era stato salvato in tempo e non aveva lesioni fisiche. L'Enpa ha però richiamato la giurisprudenza della Corte di Cassazione che ha chiarito che la tutela prevista dal nostro ordinamento penale riguarda anche le compromissioni dell’integrità dell’animale che non si traducono necessariamente in una malattia o in una menomazione permanente. "La gravità di una condotta violenta nei confronti di un animale non può essere misurata soltanto dalle conseguenze fisiche che lascia – concludono dall'associazione – ma deve tenere conto anche delle sofferenze inflitte e delle modalità dell’azione".
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