
Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano, aveva un progetto in mente: voleva portare dei coccodrilli da inserire nelle aree di sicurezza del carcere di Ketziot, nel sud di Israele, dove vengono ammassati i prigionieri palestinesi. A fermare questa idea che sembra mutuata dal Medioevo, anche se non è per nulla vero che all'epoca fosse così, non sono state le preoccupazioni relative alle condizioni dei prigionieri ma l'intervento di un' associazione animalista che ha ottenuto lo stop da parte del Tribunale distrettuale di Gerusalemme. Il giudice Avraham Rubin ha infatti emesso un'ingiunzione provvisoria che impedisce il trasferimento degli animali.
La decisione però non è definitiva. Ha una valenza limitata al "qui ed ora", ovvero fino a quando lo Stato non risponderà alle istanze presentate dall'organizzazione israeliana per i diritti degli animali "Let the Animals Live": solo dopo allora ci sarà la sentenza definitiva.
L'idea di Gvir sembra essere, come accennavamo, un ritorno a ciò che si crede avvenisse intorno alle fortezze del Medioevo, ma che in realtà non è mai accaduto in quei tempi. Piuttosto, purtroppo, si è verificato ai giorni d'oggi che una prigione di massima sicurezza concepita così è esistita, ed è stata chiusa solo nel giugno del 2026. Si chiamava Alligator Alcatraz, ed era un centro di detenzione per migranti che è stato appunto da poco dismesso nelle paludi della Florida: era circondato da aree popolate da alligatori.

Stop alla prigione dei coccodrilli per la tutela dei diritti degli animali
Il percorso giuridico che ha portato allo stop temporaneo, dunque, non è nato per la difesa dei diritti umani ma per la tutela proprio degli animali. L'intervento del tribunale si è infatti concentrato sul potenziale danno per i coccodrilli, sebbene la proposta fosse stata concepita nell'ambito della campagna di Ben Gvir per inasprire ulteriormente le condizioni dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. La proposta era diventata già operativa, con i lavori iniziati per la costruzione del fossato destinato ad ospitare i rettili intorno al carcere di Ketziot, dopo che il Ministro della Protezione Ambientale Idit Silman aveva firmato un decreto ministeriale che riclassificava i coccodrilli del Nilo come "animali selvatici da accudire", consentendone la detenzione in strutture di sicurezza.
Paradossalmente, dunque, sembrava un'operazione volta alla tutela degli animali che però è stata del tutto sbugiardata in primis dai consulenti legali del Ministero della Protezione Ambientale e i funzionari dell'Autorità per la Natura e i Parchi che hanno sostenuto che la riclassificazione non aveva alcuna base scientifica e hanno avvertito che il trasferimento dei coccodrilli in un carcere comportava rischi sia per gli animali che per il personale penitenziario.
Su questa scia si è inserita l'associazione per il benessere e la tutela degli animali che ha adito la corte di Gerusalemme, presentando un ricorso per preservare la salute dei coccodrilli e a cui, appunto, il tribunale ha dato ragione in attesa della risposta del Governo. Nella relazione presentata al giudice, l'associazione ha sottolineato che una decisione del genere "modifica lo status giuridico dei coccodrilli e comporta la rimozione dei meccanismi di controllo e di autorizzazione imposti loro in quanto animali selvatici protetti". Gli esperti hanno anche reso noto quanto lo stato dei lavori fosse già avanzato con lo scavo di un canale intorno al carcere, aggiungendo pure che il Ministero della Sicurezza Nazionale ha stanziato circa 6 milioni di euro per il progetto pilota.