
Geneticamente modificati per non provocare allergie all'essere umano. E' ciò che afferma di aver ottenuto Matt Walker, un genetista che ha fondato la Kindred Companion Sciences e che ha "creato" Bailey e Alfie, due cuccioli di Beagle che sono i primi al mondo a essere del tutto ipoallergenici.
La tecnica utilizzata in laboratorio e stata premiata con il Premio Nobel a due scienziate, Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna, nel 2020 e si chiama CRISPR. Questo metodo di modificazione genetica permette di tagliare, correggere, rimuovere o aggiungere sequenze di DNA all'interno del genoma di un organismo vivente con estrema precisione, velocità e a costi contenuti.
Walker racconta di aver dato vita al progetto che ha portato alla nascita di Bailey e Alfie perché lui stesso soffre di quella che è un'allergia agli epiteli di cane e alla forfora, poiché la reazione è causata da proteine presenti nella saliva, nell'urina e nelle cellule della pelle dell'animale e non direttamente dal pelo. Secondo quanto emerge dalla sua testimonianza, riportata su diversi media americani, ora l'uomo convive con la femmina Bailey e non ha più alcun sintomo come accadeva quando era a contatto con un cane. L'animale creato in laboratorio, con la modifica del suo Dna, non possiede più la proteina chiave responsabile dell'allergia che provoca agli esseri umani.
Il dibattito etico sui Beagle modificati
Il caso dei due Beagle sta scuotendo le coscienze in tutto il mondo, con un dibattito etico che presenta a dure critiche rispetto alla possibilità che si apra un mercato di cani ipoallergenici, geneticamente modificati, che farebbe gola a molti. I due Beagle sono continuamente sottoposti a test per valutare nel tempo gli effetti duraturi o meno dell'intervento operato sui loro geni, tanto che lo stesso Walker nel comunicato ufficiale con cui è stato annunciato l'esperimento afferma: "Speriamo che Alfie e Bailey siano i primi di molti cani Kindred, mentre ci impegniamo con cura e responsabilità per costruire la prossima generazione di animali da compagnia".
Dal punto di vista strettamente tecnico, secondo uno studio sottoposto a revisione paritaria, i genetisti hanno modificato il codice genetico all'interno delle cellule della pelle dei cani, disattivando il gene principale responsabile della produzione delle proteine che provocano allergie. Poi hanno trasferito il codice genetico modificato in ovuli che sono stati impiantati in una madre surrogata che ha dato alla luce i due cuccioli nel settembre del 2024. Gli scienziati hanno analizzato la saliva e il pelo degli animali e non hanno trovato tracce della proteina responsabile delle allergie. I genetisti hanno anche "usato" Walker come cavia e fatto entrare a contatto la sua pelle con estratti di saliva e forfora di Alfie e Bailey. Secondo quanto riportato, non vi è stata alcuna reazione mentre sottoposto allo stesso test con materiale proveniente da un Barboncino e un Goldendoodle, due razze note per essere quelle meno allergiche, ha comunque reagito negativamente.
Marchesini: "Vera e propria progettazione genetica"
Come accennato, il rischio è che sia dia vita a un vero e proprio business rispetto a quello che la stessa azienda ha identificato come un target decisamente ampio, nei soli Stati Uniti, che potrebbe essere interessato all'acquisto di un cucciolo che abbia questa particolare caratteristica. Secondo i dati riportati, "per quasi un americano su otto le allergie possono rendere impossibile convivere con un cane. L'impatto va oltre la semplice compagnia: le allergie ai cani sono collegate a oltre un milione di attacchi d'asma ogni anno, mentre possedere un cane è stato associato a una serie di benefici per la salute fisica, emotiva e sociale". Rileggendo queste parole, si ha la sensazione che si parli di una sorta di prodotti, proprio come si farebbe per presentare una novità e convincere gli acquirenti sulla bontà di essa.
"La prima domanda che dobbiamo porci – commenta a Kodami l'etologo e filosofo Roberto Marchesini – è se i cani possono essere equiparati a prodotti ossia a oggetti che possono essere progettati. Perché la selezione artificiale non produce cani ma per l’appunto li seleziona, e sono due operazioni totalmente differenti". Il professore, fondatore della zooantropologia in Italia e figura chiave nello studio delle scienze cognitive animali, sottolinea i diversi aspetti problematici che un tale tipo di operazione provoca. "C’è peraltro chi critica alcune prassi della selezione artificiale come la riduzione della diversità genetica. Ma qui siamo oltre la vera e propria progettazione genetica: se passa questo allora tutte le fantasie sulla relazione possiamo anche mandarle in soffitta. Oltre tutto ogni gene svolge più azioni sul fenotipo per cui non sappiamo nemmeno quali possano essere le conseguenze sulla salute del cane".
Il punto poi è che un'operazione di questo tipo si trasformi in una deriva qualora venga sdoganata per l'esperto: "Purtroppo già l’idea di avere il cane modellato su di sé è molto popolare, per cui sicuramente c’è il rischio di creare un mercato di cani progettati per l’individuo. Il concetto di alterità indica che l’individuo non è un oggetto ma un partner per cui l’idea di progettarlo come una macchina annulla qualunque attribuzione di vedere l'altro come un soggetto diverso".