
Basterebbe guardare con compassione e rispetto verso l'animale il video a seguire per non comprare quello che si presenta come il primo traduttore con IA da umano a cane o gatto e viceversa. Si chiama "Petti chat" ed è uno strumento da applicare sul collare per consentire, secondo quanto viene detto, di tradurre il nostro linguaggio in abbai, ringhi o miagolii perché l'animale ci comprenda e all'inverso per capire noi quello che il cane o il gatto sta pensando o vuole comunicarci.
Ma appunto basta guardare uno dei tanti video promozionali che stanno girando in Rete per renderci conto della deriva a cui siamo arrivati nel trattare coloro che sono altro da noi come se fossero degli esseri umani. In maniera invadente, la donna nelle immagini in alto non fa altro che causare stress al gatto per dimostrare che lo strumento funziona, ma quel comportamento umano e la reazione dell'animale necessitavano davvero di un traduttore per essere compresi? Non è evidente che l'animale sia stressato e a disagio rispetto a quello che è costretto a subire?
Di immagini come questa ce ne sono appunto tantissime sulle piattaforme sociali che sponsorizzano il prodotto, tendenzialmente con persone di riferimento che hanno prestato il loro volto e quello del loro animale per promuoverlo. Guardando queste persone vediamo che hanno completamente umanizzato, nella maggioranza dei casi, la relazione con i cani e i gatti che vivono con loro. C'è chi mostra il cane con indosso una tutina, chi posiziona senza molta delicatezza l'apparecchio sul collare o accanto all'orecchio dell'animale, chi ride e si agita come se avesse scoperto l'America quando il quattro zampe sembra reagire esattamente come Petty Chat sta traducendo il comportamento.
Del benessere dell'animale sembra non interessare a nessuno. Nessuno si pone il problema che quell'oggetto dovrebbe rimanere fisso intorno al collo e produrre una quantità di parole ripetute ogni volta che c'è un miagolio o un abbaio, ad esempio. Causando così un elevato stato di allerta nel cane o nel gatto, sottoposto al rumore costante delle nostre domande. E come se non bastasse, la start up cinese che ha inventato il traduttore ha anche messo in piedi un sistema di notifiche in modo tale che quando si è lontani da casa l'oggetto ci faccia sapere addirittura, con le parole tradotte dai suoni prodotti dall'animale, se si sente solo, se sta bene fisicamente e così via.
Insomma, quando si parla di umanizzazione dei "pet" si arriva ad estremizzare spesso il discorso dicendo che non si fanno più figli ma si prendono animali e questi strumenti, in fondo, non fanno altro che esasperare questo discorso a causa delle ossessioni che riversiamo su creature profondamente diverse da noi che hanno imparato, loro sì, a convivere con la nostra specie. Ma a che prezzo lo hanno fatto? Lì dove c'è chi è disposto a spendere quasi 140 euro più un abbonamento annuale di altri 10 euro per comprare questo aggeggio, ci sarà poca speranza nel far valere una cultura del rispetto nei confronti di quelli che assolutamente sono membri della famiglia ma che basterebbe conoscere nella loro etologia per sapere appunto cosa provano e che desideri hanno.
L'utilizzo dell'intelligenza artificiale applicato alla scienza è senz'altro utile e il riferimento dell'azienda a un data base di migliaia di valutazioni fatte per l'interpretazione del linguaggio canino e felino potrebbe essere una modalità efficace per stimolare le persone ad un altro ragionamento. Quello che serve a dimostrare che i cani e i gatti hanno emozioni e sono dotati di una cognizione complessa, maggiore di quella che si immagina, del resto come numerosi studi hanno già dimostrato. E l'utilità di un sistema complesso di analisi e risultati che portano sostanzialmente a non interpretare ma accettare passivamente ciò che viene comunicato dall'aggeggio e non direttamente dall'animale è poca cosa per l'animale stesso se non legato al nostro costante desiderio di controllo e poca voglia però di entrare davvero in sintonia con l'altro capendo senza mediazione ciò che prova e pensa.
Petti chat non a caso arriva dalla Cina, un paese nel quale, come accade ancora di più in Giappone, la figura dell'animale domestico, soprattutto se di piccola taglia, è già molto esasperata. Il mercato del cane o del gatto da tenere in casa come una sorta di bambolotto o da portare in giro nel passeggino è cosa frequente, lì dove milioni di animali languono nei canili o nei gattili perché principalmente non sono di razza.
Quanto farà presa in Occidente è tutto da vedere, pensando che ci sono distanze siderali ripetto all'avanzare o meno di una cinofilia che parla di relazione uomo cane o uomo gatto con un approccio cognitivo e relazionale appunto e non più legato al vecchio mondo dell'addestramento ma nemmeno a un "gentilismo" che vede l'animale come un oggetto o un eterno bambino.