
Prima li facciamo nascere praticamente già malati, poi ci inventiamo farmaci o nuove tecnologie per aiutarli a farli respirare. E' il destino dei cani brachicefali, ovvero individui di razze notissime come i Bouledogue francesi, i Carlini ma anche i Boxer e il Cavalier King Charles. Animali affetti dalla cosiddetta “sindrome brachicefalica” o BOAS (Brachycephalic Airway Obstruction Syndrome) o anche "sindrome ostruttiva delle vie aeree superiori".
E' stato da poco reso noto, infatti, che in Australia hanno testato un farmaco ideato per liberare le vie respiratorie dei cani dal "muso schiacciato". Si tratta di una terapia iniettabile prodotta da un'azienda biotecnologica che si chiama Snoretox. L'azienda, con sede a Melbourne, in collaborazione con il Royal Melbourne Institute of Technology (RMIT), ha ottenuto i primi risultati positivi con la prima terapia basata su questa nuova tecnologia.
Lo stato attuale della popolazione canina brachicefala, del resto come confermato da veterinari di tutto il mondo, viene ben descritto da Tony Sasse, amministratore delegato di Snoretox e professore a contratto presso la RMIT: "Decenni di selezione genetica per ottenere il popolare aspetto dal muso schiacciato hanno purtroppo portato a gravi problemi respiratori".
I dati forniti dal professore indicano che quasi la metà dei Carlini, dei Bouledogue francesi e dei Bulldog inglesi è affetta dalla sindrome che comporta problemi respiratori e nutrizionali, nonchè enormi difficoltà nella vita quotidiana, dal semplice esercizio fisico a gravi sintomi che pregiudicano anche il sonno di questi animali.
In diversi articoli su Kodami abbiamo ricordato la campagna"#BreedToBreathe" ("Alleva per respirare") lanciata dai veterinari del Regno Unito per sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi associati all'allevamento e rivolta anche a colleghi, allevatori, commercianti e giornalisti al fine di rimuovere e non promuovere immagini di cani con tratti morfologici così estremizzati dall'intervento umano e a fare una corretta divulgazione al riguardo.
La "nascita" di questo farmaco, però, è significativa di quanto scritto a inizio di questo articolo: lì dove non funziona la sensibilizzazione nei confronti delle persone in particolare che continuano ad acquistare questa tipologia di cani, è dovuta intervenire la scienza per aiutarli.
Il farmaco, come si accennava, è in fase sperimentale. Il primo test è stato condotto su sei Bulldog che avevano sintomi molto gravi dal punto di vista respiratorio, tanto che non riuscivano a fare una passeggiata completa di soli tre minuti. Con l'utilizzo del farmaco lo sforzo respiratorio si è ridotto e secondo i risultati pubblicati su The Veterinary Journal ci sono stati netti miglioramenti per tutti i cani che hanno dimostrato di riuscire a completare l'esercizio fisico che gli era prima impossibile.
Nell'articolo si possono trovare dettagli sulla composizione del farmaco e su come va inoculato: "Snoretox-1 è costituito da tossina tetanica combinata con un esca immunologica che ne consente l'uso ripetuto nonostante una precedente esposizione. Dopo l'iniezione nel muscolo genioioideo, si è riscontrato un miglioramento … con effetti della durata di 20-52 settimane. La terapia ha dimostrato un miglioramento paragonabile a quello ottenuto con la chirurgia, ma senza procedure invasive a carico delle vie aeree. I risultati supportano l'ipotesi che Snoretox-1 sia il primo farmaco per la tonificazione muscolare localizzata, con potenziali applicazioni neuromuscolari più ampie".
Il riferimento alla chirurgia è perché ad oggi è l'unica opzione che hanno le persone di riferimento in casi gravi di cani affetti da BOAS. Gli interventi principali che ad oggi vengono adottati prevedono operazioni complesse che vanno a "correggere" le narici che sono troppo strette e ad accorciare il palato molle che è allungato. La chirurgia, però, spesso non è risolutiva come conferma il professore che ha brevettato il farmaco: "Le ricerche dimostrano che fino al 60% dei cani colpiti continua ad avere problemi respiratori dopo l'intervento chirurgico e il 7% non sopravvive alla procedura".
Il farmaco, in ogni caso, non è ancora disponibile ed è ancora in fase di test. Tutto ciò che ancora possiamo fare per salvaguardare la salute di questi cani è ancora una volta invitare le persone a non farsi influenzare dai social dove spesso questa tipologia viene sovraesposta e, qualora si intenda comunque acquistarne uno, a rivolgersi solo ad allevatori etici e professionali, evitando accuratamente annunci di vendita a basso prezzo frutto di cucciolate casalinghe "a cura" di persone che di Bouledogue francesi e altre razze brachicefale ne fanno un vero e proprio business.