
Li abbiamo selezionati per rispondere alla nostra esigenza di avere accanto un animale che abbia le fattezze neoteniche, ovvero caratteri morfologici che rimangono identici anche da adulti, fino all'estremo. E i cani brachicefali pagano un prezzo molto alto a causa della nostra passione per i cuccioli, principalmente soffrendo della BOAS, la Sindrome Ostruttiva delle Vie Aeree Brachicefale, e in più adesso uno studio appena pubblicato rende noto che abbiamo anche difficoltà a interpretare le loro espressioni facciali.
Significa che non capiamo cosa provano, cosa vogliono comunicare. In buona sostanza, non sappiamo chi sono pur vivendogli accanto. E' lo stigma che abbiamo imposto a cani come i Bouledogue Francesi, iCarlini, i Cavalier King Charles e anche i Boxer e molte altre razze. E se solo si riflette sul fatto che in Usa i primi sono i cani più comprati in assoluto, la questione non è solo teorica ma decisamente influisce sulla capacità da parte delle persone di non guardare solo all'estetica quando si vuole vivere con un cane ma pensare alle sue necessità e alle problematiche relative alla salute cui gli allevatori dovrebbero mettere riparo.
Lo studio è stato curato da diversi ricercatori del Dipartimento di Ingegneria del Software e Sistemi Informativi del Braude College of Engineering di Karmiel, in Israele, e del Dipartimento di Etologia e Scienze degli Animali da Compagnia della Facoltà di Agrobiologia, Alimentazione e Risorse Natural dell'Università Ceca di Scienze della Vita di Praga, nella Repubblica Ceca. Gli autori hanno utilizzato una tecnologia di tracciamento oculare per confrontare i livelli di attenzione visiva di 44 studenti universitari del Braude College of Engineering di Karmiel, in Israele. Ventitré (52,3%) dei volontari non vivevano con un cane, mentre 15 (34,1%) avevano accanto cani normocefali e sei (13,6%) cani brachicefali. Tutti sono stati messi di fronte a delle fotografie di cani sia normocefali che brachicefali.

I 44 studenti hanno visualizzato fotografie di Boston Terrier (brachicefali) e Jack Russell Terrier (normocefali) raffiguranti quattro contesti emotivi: positivi (espressione di gioco) e negativi (espressioni di separazione e minaccia da parte di uno sconosciuto). L'eye-tracking ha misurato la durata delle osservazioni, il numero di visite e i movimenti rapidi e simultanei in diverse aree del viso (occhi, orecchie, guance, fronte, muso). I partecipanti hanno anche auto-segnalato quali regioni ritenevano di aver osservato maggiormente.
"Comprendere i segnali facciali dei cani è fondamentale per una gestione responsabile del proprio animale e per il suo benessere – scrivono i ricercatori nello studio – I risultati a cui siamo arrivati dimostrano che la brachicefalia estrema è associata a un aumento delle esigenze di elaborazione visiva, che potenzialmente richiedono un campionamento più frequente per interpretare i segnali facciali. Ciò può compromettere la leggibilità dei segnali, con importanti implicazioni per il benessere degli animali, la pratica veterinaria e la comunicazione uomo-cane".
Il vivere o meno con un brachifefalo né le altre differenze tra i partecipanti hanno comportato differenze rispetto ai risultati. Le difficoltà incontrate nel comprendere le espressioni facciali dei Boston Terrier sono state praticamente le stesse per tutti e la fronte e le orecchie dei cani brachicefali attiravano l'attenzione dei volontari più rapidamente rispetto a quelle dei cani normocefali.