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27 Maggio 2026
10:47

Abbiamo cambiato talmente tanto la morfologia dei cani brachicefali che non riusciamo ad interpretare il loro volto

Uno studio pubblicato su Frontiers in Veterinary Science ha dimostrato che interpretare le espressioni facciali dei cani brachicefali richiede un'elaborazione cognitiva aggiuntiva da parte degli esseri umani. La causa sta nella morfologia del cranio sempre più "schiacciato" a causa dell'estrema selezione genetica per rispondere alle richieste del mercato.

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Boston Terrier

Li abbiamo selezionati per rispondere alla nostra esigenza di avere accanto un animale che abbia le fattezze neoteniche, ovvero caratteri morfologici che rimangono identici anche da adulti, fino all'estremo. E i cani brachicefali pagano un prezzo molto alto a causa della nostra passione per i cuccioli, principalmente soffrendo della BOAS, la Sindrome Ostruttiva delle Vie Aeree Brachicefale, e in più adesso uno studio appena pubblicato rende noto che abbiamo anche difficoltà a interpretare le loro espressioni facciali.

Significa che non capiamo cosa provano, cosa vogliono comunicare. In buona sostanza, non sappiamo chi sono pur vivendogli accanto. E' lo stigma che abbiamo imposto a cani come i Bouledogue Francesi, iCarlini, i Cavalier King Charles e anche i Boxer e molte altre razze. E se solo si riflette sul fatto che in Usa i primi sono i cani più comprati in assoluto, la questione non è solo teorica ma decisamente influisce sulla capacità da parte delle persone di non guardare solo all'estetica quando si vuole vivere con un cane ma pensare alle sue necessità e alle problematiche relative alla salute cui gli allevatori dovrebbero mettere riparo.

Lo studio è stato curato da diversi ricercatori del Dipartimento di Ingegneria del Software e Sistemi Informativi del Braude College of Engineering di Karmiel, in Israele, e del Dipartimento di Etologia e Scienze degli Animali da Compagnia della Facoltà di Agrobiologia, Alimentazione e Risorse Natural dell'Università Ceca di Scienze della Vita di Praga, nella Repubblica Ceca. Gli autori hanno utilizzato una tecnologia di tracciamento oculare per confrontare i livelli di attenzione visiva di 44 studenti universitari del Braude College of Engineering di Karmiel, in Israele. Ventitré (52,3%) dei volontari non vivevano con un cane, mentre 15 (34,1%) avevano accanto cani normocefali e sei (13,6%) cani brachicefali. Tutti sono stati messi di fronte a delle fotografie di cani sia normocefali che brachicefali.

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Le immagini del Boston Terrier e del Jack Russell che hanno guardato gli studenti coinvolti nello studio

I 44 studenti hanno visualizzato fotografie di Boston Terrier (brachicefali) e Jack Russell Terrier (normocefali) raffiguranti quattro contesti emotivi: positivi (espressione di gioco) e negativi (espressioni di separazione e minaccia da parte di uno sconosciuto). L'eye-tracking ha misurato la durata delle osservazioni, il numero di visite e i movimenti rapidi e simultanei in diverse aree del viso (occhi, orecchie, guance, fronte, muso). I partecipanti hanno anche auto-segnalato quali regioni ritenevano di aver osservato maggiormente.

"Comprendere i segnali facciali dei cani è fondamentale per una gestione responsabile del proprio animale e per il suo benessere – scrivono i ricercatori nello studio – I risultati a cui siamo arrivati dimostrano che la brachicefalia estrema è associata a un aumento delle esigenze di elaborazione visiva, che potenzialmente richiedono un campionamento più frequente per interpretare i segnali facciali. Ciò può compromettere la leggibilità dei segnali, con importanti implicazioni per il benessere degli animali, la pratica veterinaria e la comunicazione uomo-cane".

Il vivere o meno con un brachifefalo né le altre differenze tra i partecipanti hanno comportato differenze rispetto ai risultati. Le difficoltà incontrate nel comprendere le espressioni facciali dei Boston Terrier sono state praticamente le stesse per tutti e la fronte e le orecchie dei cani brachicefali attiravano l'attenzione dei volontari più rapidamente rispetto a quelle dei cani normocefali.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it/kodami sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra il paziente ed il proprio veterinario.
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