
Noi li abbiamo ridotti così e solo noi possiamo tornare indietro e restituire la dignità di una vita senza patologie ai cani brachicefali. E' questo il senso di un nuovo studio pubblicato sulla rivista open access PLOS One a cura principalmente della ricercatrice Joanna Jadwiga Ilska dell'Università di Edimburgo.
Secondo la ricerca, la selezione che viene operata per "produrre" cani come Bouledogue francesi, Carlini ma anche Boxer e Cavalier King Charles e tutti quelli che fanno parte della categoria dei brachicefali potrebbe essere rivolta a fare esattamente l'opposto. Gli allevatori, in realtà, dovrebbero e potrebbero modificare le caratteristiche ereditarie dei cani per ridurre l'incidenza della sindrome ostruttiva delle vie aeree brachicefaliche (BOAS), il disturbo respiratorio comune a tutti i cani di questa tipologia.
Le razze canine con il muso schiacciato sono spesso affette da questa patologia, che può causare respirazione rumorosa, difficoltà durante l'esercizio fisico, incapacità di raffreddarsi e, nei casi più gravi, persino la morte.
Nonostante appelli di veterinari di tutto il mondo per una situazione dovuta proprio all'estrema selezione operata su questi cani per rispondere alle "esigenze del mercato", ovvero alla costante richiesta di persone attratte dal neotenismo dovuto alla morfologia spinta, ad oggi nulla è mai cambiato.
Ereditarietà della BOAS, cosa emerge dagli studi
I ricercatori hanno stimato l‘ereditarietà della BOAS in particolare nel Bulldog inglese, nel Bouledogue francese e nel Carlino. Hanno esaminato la salute respiratoria, indagando nei registri genealogici del Royal Kennel Club relativi a oltre 4 mila cani. Ciò a cui sono arrivati è la dimostrazione che due caratteristiche legate alla salute respiratoria erano moderatamente ereditabili: "il 21-49% della variabilità nella funzione respiratoria dei cani e il 31-39% della variabilità nella dimensione delle narici erano attribuibili alla genetica". Il problema di salute poi si verifica specialmente in casi di obesità, con un peggioramento netto della funzione respiratoria a causa delle narici strette.
La conclusione a cui sono arrivati gli studiosi, se vogliamo, è abbastanza scontata: "Potrebbe essere possibile migliorare la salute respiratoria evitando di far accoppiare cani con queste caratteristiche".
A livello di dati, ciò che emerge dallo studio è che i Bouledogue francesi hanno mostrato la prevalenza più bassa di BOAS, pari al 15,6% dei cani testati, rispetto al 18,9% dei Bulldog e al 19,8% dei Carlini.
Il monito per gli allevatori
Il Royal Kennel Club, pari al nostro registro delle razze gestito dall'Enci, non è stato chiaramente tranchant con gli allevatori, non esprimendo un parere nettamente ostile alla pratica ma fermandosi a delle raccomandazioni relative alla gestione degli accoppiamenti. Alle persone di riferimento sono state date delle raccomandazioni, come quella di far praticare un adeguato esercizio fisico al cane, concedendogli però "frequenti pause durante le passeggiate" e aiutandolo a rimanere al fresco durante l'estate.
Il messaggio per gli allevatori da parte di un Kennel Club è comunque importante, perché è un chiaro invito a preservare il benessere dei cani a fronte di guadagli dovuti all'elevata richiesta. L'indicazione principale è quella di mettere in atto "programmi di allevamento più selettivi che aiutino le nuove generazioni a respirare più facilmente".
Ilska, genetista e autrice principale dello studio, ha così commentato lo studio: "I nostri risultati forniscono prove evidenti che la salute respiratoria in queste razze è influenzata da differenze genetiche tra i cani e, soprattutto, che è possibile migliorarla attraverso la selezione genetica. Utilizzando strumenti oggettivi come il Respiratory Function Grading Scheme (RFGS), gli allevatori possono prendere decisioni più consapevoli che privilegiano la salute, contribuendo a ridurre nel tempo la prevalenza della sindrome da attivazione bronchiale (BOAS)."