
Su una piccola isola giapponese vive un felino che rischia di scomparire per sempre. È il gatto leopardo di Tsushima, una piccola popolazione di gatto leopardo dell'Amur che si trova esclusivamente sull'isola di Tsushima, nell'arcipelago giapponese tra il Giappone e la penisola coreana. Secondo l'ultimo censimento ne restano appena circa 150 individui.
La sua sopravvivenza dipende infatti da un territorio molto piccolo e isolato, dove la presenza degli insediamenti umani e quella dei gatti domestici randagi e liberi di vagare rappresentano una delle principali minacce per la sua conservazione. In particolare, gli esperti temono soprattutto l'incrocio con i felini domestici e l'avvistamento di alcuni individui con una coda insolitamente corta ha fatto quindi scattare l'allarme.
Un gatto selvatico che vive solo a Tsushima

Il gatto leopardo Tsushima è una popolazione isolata e geneticamente distinta di gatto leopardo, il piccolo felino selvatico dalla pelliccia maculata, simile nell'aspetto a quella di molti altri gatti selvatici asiatici. Studi genetici hanno dimostrato che appartiene alla sottospecie Prionailurus bengalensis euptilurus, conosciuta anche come gatto leopardo dell'Amur o siberiano, diffusa nelle regioni settentrionali dell'Asia orientale.
È prevalentemente notturno e si muove tra foreste, aree agricole e zone vicine agli insediamenti umani dove caccia piccoli mammiferi, uccelli, rettili e altri animali. La popolazione di Tsushima è rimasta però isolata per moltissimi anni e proprio questo isolamento ha contribuito a renderla geneticamente unica e quindi diversa da tutte le altre. Ma vivere su una piccola isola significa anche avere poco spazio a disposizione e poche possibilità di espandersi, soprattutto quando l'ambiente cambia.
È per questo che il Giappone lo ha inserito nella categoria "In pericolo critico (CR)" all'interno della sua Lista Rossa nazionale delle specie minacciate, la categoria immediatamente precedente all'estinzione in natura. Con una popolazione così piccola, infatti, il pericolo che scompaia per sempre è molto concreto e ogni singolo individuo diventa quindi fondamentale. E anche caratteristiche apparentemente innocue – come una coda troppo corta – possono diventare un problema per chi cerca di capire quanto la sia realmente in salute.
La coda corta che ha fatto preoccupare gli scienziati

Durante alcune attività di monitoraggio, infatti, un gruppo di ricercatori dell'Università di Kyoto ha osservato almeno tre gatti leopardo con una caratteristica mai vista prima in questa popolazione: una coda molto più corta del normale. Una coda ridotta è un tratto relativamente comune nei gatti domestici e, per questo motivo, gli scienziati hanno subito ipotizzato che quegli animali potevano essere il risultato di incroci recenti con felini domestici, un pericolo concreto per tanti piccoli felini selvatici.
I gatti domestici randagi o liberi di muoversi possono infatti accoppiarsi con numerosi piccoli felini selvatici, accade anche qui in Europa con il gatto selvatico (Felis silvestris). Il risultato è la nascita di ibridi che nel tempo possono "inquinare" il DNA della popolazione selvatica e far perdere caratteristiche genetiche uniche.
I ricercatori hanno quindi catturato uno di questi individui dalla coda corta per sottoporlo a un'analisi più approfondita. La sua coda era lunga circa la metà rispetto a quella normalmente osservata nei gatti leopardo di Tsushima, ma per capire l'origine di quella caratteristica insolita serviva guardare direttamente al suo DNA.
Il genoma del gatto leopardo Tsushima racconta una storia molto diversa

Gli scienziati hanno quindi sequenziato l'intero genoma e lo hanno confrontato con quello di altri 15 gatti leopardo di Tsushima. Sono stati analizzati anche cinque gatti domestici presenti sull'isola e quattro gatti leopardo dell'Amur provenienti dall'Asia continentale, utilizzati come riferimento. Le analisi genetiche non hanno però trovato alcuna traccia di geni provenienti dai gatti domestici, né nell'individuo dalla coda corta né negli altri 15 gatti leopardo esaminati.
Il felino, nonostante l'aspetto insolito, era geneticamente "puro" e la sua coda corta non sembra essere il risultato di un recente incrocio con gatti domestici. Per ora, dunque, la causa della coda corta rimane sconosciuta. Il fatto che anche altri individui con una coda simile siano stati osservati in luoghi diversi dell'isola fa però pensare che non si tratti di un caso isolato. Per questo i ricercatori vorrebbero analizzare altri individui dalla coda corta e stanno sviluppando sistemi di monitoraggio genetico non invasivo, che permettono di raccogliere informazioni sul DNA senza dover catturare gli animali.
Lo studio pubblicato su Global Ecology and Conservation dimostra mostra quanto possa essere rischioso giudicare un animale selvatico soltanto dal suo aspetto. In una specie così rara, una caratteristica anomala può comprensibilmente far preoccupare gli scienziati, ma solo la genetica permettere di verificare se un'ipotesi è davvero corretta. Le code corte dei gatti leopardo di Tsushima, fortunatamente, hanno scongiurato per il momento eventi di ibridazione. Tuttavia, hanno aperto un nuovo interrogativo su uno dei felini più misteriosi e minacciati di tutta l'Asia.