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15 Luglio 2026
13:08

In Australia il vero pericolo per la fauna selvatica sono gli esseri umani, non i gatti: lo studio

L'Università del Queensland in Australia ha analizzato 11 anni di dati e ha individuato che ciò che incide sulla sopravvivenza degli animali selvatici non è il pericolo dei gatti liberi ma principalmente sono fattori umani come incidenti stradali, ambienti urbani pericolosi e intrappolamento.

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In Australia da anni è in atto una vera e propria guerra tra chi punta a diminuire il numero di gatti liberi in circolazione e chi li tutela. Accusati da sempre di essere causa di morte di specie selvatiche che sono anche a rischio estinzione, più volte si è parlato anche di piani di eradicazione dei gatti selvatici come già previsto in Nuova Zelanda, che ha deciso di inserirli nel “Predator Free 2050”, un programma che prevede lo sterminio dei predatori introdotti dall’uomo entro il 2050.

I gatti inselvatichiti sono accusati di essere la principale causa della morte di animali autoctoni, in particolar modo uccelli, molti dei quali a rischio estinzione. Uno studio, adesso, sconfessa però il loro ruolo così impattante e mette sotto la lente un altro colpevole: l'essere umano. 

Uno studio dell'Università del Queensland ha analizzato 11 anni di dati provenienti dal Wildlife Rehabilitation Data Dashboard, un data base interattivo online creato dal governo del Nuovo Galles del Sud in cui vengono raccolti e mappati i casi di salvataggi di animali selvatici, inclusi i motivi del soccorso, le specie coinvolte, le località e l'esito delle cure. I ricercatori hanno individuato 52.475 casi relativi a 158 specie classificate come in pericolo critico, in pericolo o vulnerabili.

L'ecologa Kate Dutton-Regester, tra gli autori dello studio, ha chiarito anche un altro aspetto che risulta particolarmente rilevante rispetto a quanto fino ad ora non emerso, ovvero che che "gli attacchi da parte di animali di ogni tipo hanno rappresentato il 4,4% dei casi" ma soprattutto che "gli attacchi di cani sono stati frequenti più di 3 volte rispetto a quelli di gatti".

Il titolo della ricerca è già molto esplicativo rispetto al suo contenuto, del resto: "Bella e Charlie non sono il problema, siamo noi: le vere cause del soccorso agli animali selvatici nel Nuovo Galles del Sud". Utilizzando due nomi simbolici di gatti, i ricercatori chiariscono così sin dall'inizio su chi va puntata l'attenzione per un problema che è sicuramente impattante sulla fauna selvatica locale.

La causa dei soccorsi: cosa emerge dallo studio sugli animali selvatici

L'analisi dei dati, del resto, non lascia dubbi: la causa più comune di soccorso registrata è stata "Sconosciuta", seguita da "Intrappolamento", "Evento meteorologico", "Cuccioli abbandonati o orfani", "Ambiente inadatto" e "Incidenti stradali". "Complessivamente – scrivono gli autori – queste cause hanno rappresentato il 68% dei salvataggi di specie minacciate. Gli attacchi di animali hanno costituito il 4,4% dei salvataggi registrati. Gli attacchi di cani sono risultati più di tre volte più frequenti degli attacchi di gatti, mentre questi ultimi hanno rappresentato lo 0,6% dei salvataggi di specie minacciate. Questi risultati dimostrano che prevenire le cause più comuni di salvataggio, come l'intrappolamento, lo stress da calore, gli ambienti pericolosi e gli incidenti stradali, potrebbe contribuire a ridurre il numero di animali minacciati che necessitano di cure".

La professoressa Jacquie Rand, co autrice della ricerca, ha aggiunto: "I nostri risultati non affermano che i gatti non siano importanti nelle politiche di tutela della fauna selvatica urbana, ma per ottenere migliori risultati è necessario concentrarsi su azioni che affrontino le minacce maggiori causate dagli esseri umani principalmente".

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