
Moltissime donne, principali vittime di violenze domestiche, non fuggono dal proprio partner perché non possono portare con sé il proprio animale domestico. Quest'ultimo, oltretutto, spesso è oggetto di minaccia da parte del partner violento: che sia un cane o un gatto o altro essere vivente, molto spesso nei casi di abusi fisici o psicologici anche gli animali diventano vittime.
In Italia c'è solo una casa rifugio in Emilia Romagna che accoglie donne e animali. Francesca Sorcinelli, presidente di Link-Italia, associazione che si occupa proprio del contrasto della violenza interpersonale ci ha spiegato diverse volte come stanno le cose: "In ambito domestico i partner abusanti minacciano di ferire o uccidere o feriscono o uccidono gli animali domestici per instaurare un clima di potere e controllo sulle vittime umane quali donne, minori, anziani o categorie vulnerabili in genere. Si colpisce fisicamente un animale per colpire psicologicamente, affettivamente, emotivamente una persona. E' una strategia predatoria molto efficiente ed efficace poiché le donne non se ne vanno di casa per non lasciare l’animale in balia del partner abusante. L’unico modo per mettere in sicurezza le vittime è di mettere in protezione anche i loro animali".
Mentre dunque nel nostro Paese il problema continua ad essere sottostimato, in Francia qualcosa si è mosso: a Bordeaux è stato siglato un protocollo tra la Confederazione Nazionale per la Difesa degli Animali (CNDA) e la Procura della Corte d’Appello che ha delegato all'associazione l'organizzazione di un percorso di ospitalità temporanea di animali di persone vittime di violenza.
Il progetto si chiama "Una violenza sola" e prevede che la CNDA si occupi dell'accoglienza degli animali domestici per 15 giorni presso un rifugio, una famiglia affidataria o una pensione per animali. Il protocollo è rinnovabile per una volta, fino dunque al raggiungimento di un mese in totale di ospitalità. Secondo quanto è stato stabilito, questo percorso consentirebbe di proteggere gli animali esposti a situazioni di violenza, eliminare un ulteriore ostacolo all'allontanamento delle vittime dalla situazione di pericolo, ad interrompere quello che è un mezzo di pressione e controllo e a garantire la sicurezza delle vittime e dei loro animali.
Il protocollo prevede anche una considerazione maggiore degli abusi contro gli animali nell'ambito dei procedimenti legali: la procura garantirà infatti che l'autore sia del maltrattamento degli animali che della violenza domestica venga perseguito con un unico atto d'accusa, consentendo così di affrontare tutti i capi a suo carico in un'unica udienza. La Confederazione Nazionale per la Difesa degli Animali verrà quindi coinvolta affinché possa intervenire come parte civile nel caso, rappresentando gli interessi dell'animale vittima di violenza.
Bordeaux è la terza città a firmare il protocollo: il progetto è partito a Tolosa nel luglio 2025 e poi è stato firmato anche nello stesso anno a Aix-en-Provence. In Francia, come in Italia del resto, si tratta di piccoli passi verso la tutela delle vittime di violenze in ambito familiare che si estendono nei confronti degli animali domestici ma è evidente quanto ancora ci sia da fare per supportare davvero le persone che si trovano in queste situazioni. Del resto bisogna anche riflettere sul fatto che in buona sostanza si configura una separazione dall'animale e che questa stessa poi è limitata nel tempo, avendo come durata massima quella dei trenta giorni. La durata media dei processi, pensando solo al nostro Paese, è decisamente lunga e troppi casi hanno già dimostrato che anche in assenza di animali le vittime hanno poi poca effettiva tutela durante tutto il periodo del procedimento.
Ciò che sembra evidente, insomma, è che da noi come d'Oltralpe manca ancora una volontà legislativa che metta in piedi la possibilità di aprire le porte agli già esistenti centri anti violenza in cui vengono ospitate le vittime anche ai loro animali e che il lavoro portato avanti da associazioni come Link-Italia continua ad essere di fondamentale importanza per non far spegnere la luce sul fenomeno. Nell'aprile 2024 alla Camera dei Deputati l'associazione Volunteers Vs Violence aveva presentato il rifugio Link "La casa dei buoni" dove vengono ospitate donne con animali a seguito e aveva proposto un protocollo con il Ministero della Giustizia per diffondere le Case Rifugio Link su scala nazionale.
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