UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
8 Novembre 2026
8:58

26 tartarughe marine recuperate in una sola notte a Cesenatico, tra cui una rara tartaruga verde

A Cesenatico tre pescherecci hanno recuperato 26 tartarughe marine finite accidentalmente nelle reti in una sola notte. Tra loro anche una tartaruga verde (Chelonia mydas), la quarta soccorsa dal CESTHA nell'ultimo anno.

Immagine
Una grossa Caretta caretta tra le 26 tartarughe marine recuperate dai pescatori e consegnate al CESTHA. Foto di CESTHA

Ben 26 tartarughe marine catturate accidentalmente nelle reti in una sola notte di pesca e affidate alle cure di biologi e veterinari. È il recupero da record avvenuto a Cesenatico, dove tre pescherecci hanno consegnato gli animali ai ricercatori del CESTHA, il Centro sperimentale per la tutela degli habitat di Marina di Ravenna. Tra i rettili recuperati c'è anche una tartaruga verde, una specie poco comune nell'Alto Adriatico, ma che nell'ultimo anno sta facendo registrare un numero insolito di segnalazioni.

Il recupero è avvenuto nella notte tra giovedì 5 e venerdì 6 novembre grazie agli equipaggi dei pescherecci Nonna Rina, Martin Pescatore e Gabbiano, che collaborano da anni con il centro. Il precedente record era di appena nove tartarughe recuperate in una sola notte, un numero quasi triplicato in questa occasione. Ora gli animali saranno sottoposti a controlli sanitari e, dove necessario, a cure e riabilitazione prima di poter tornare libere in mare.

Un recupero da record grazie alla collaborazione con i pescatori

Il recupero è stato possibile grazie a un protocollo sperimentale sviluppato dal CESTHA insieme ai pescatori locali per ridurre gli effetti delle catture accidentali, fenomeno ben noto e conosciuto anche come bycatch. Le tartarughe marine, infatti, possono finire involontariamente nelle reti durante le attività di pesca, rischiando ferite, traumi e persino l'annegamento. Il protocollo prevede che gli animali catturati non vengano immediatamente liberati in mare, ma trattenuti temporaneamente a bordo e consegnati agli specialisti una volta rientrati in porto.

In questo modo, biologi e veterinari possono verificare le condizioni di salute delle tartarughe, individuare eventuali problemi e intervenire prima di rilasciarle nuovamente in natura. Si tratta di un impegno importante anche per gli equipaggi, soprattutto quando gli animali recuperati sono così numerosi. Durante questa notte di recuperi, infatti, una delle imbarcazioni si è ritrovata a ospitare contemporaneamente ben dieci tartarughe.

La collaborazione tra pescatori e ricercatori è fondamentale per lo studio e la tutela delle tartarughe marine e ha già permesso di prendere in carico oltre 600 animali, quasi tutti successivamente tornati in libertà. Oltre a salvare questi rettili, il progetto consente anche di raccogliere informazioni preziose sulla loro presenza e distribuzione nel mare Adriatico.

Chlorella, la rara tartaruga verde che potrebbe raccontarci qualcosa di nuovo sull'Adriatico

Immagine
Chlorella e Posidonia, le due tartarughe verdi (Chelonia mydas) ospiti del centro. Foto di CESTHA

Tra le 26 tartarughe recuperate c'è anche una tartaruga verde (Chelonia mydas), catturata accidentalmente dal peschereccio Martin Pescatore e ribattezzata Chlorella dai ricercatori. Si tratta di una specie molto meno comune nell'Alto Adriatico, e in generale nel Mediterraneo, rispetto alla più diffusa tartaruga marina Caretta caretta. La tartaruga verde vive infatti soprattutto nelle acque tropicali e subtropicali di tutto il mondo e, nel Mare Nostrum, frequenta soprattutto il settore orientale, in particoalre le coste di Turchia e Cipro.

A differenza della Caretta caretta, che si nutre soprattutto di invertebrati e altri animali marini, la tartaruga verde adulta segue una dieta prevalentemente erbivora e mangia quindi soprattutto di alghe e piante marine. La particolarità del recupero di Chlorella, però, non riguarda soltanto la sua rarità nelle acque romagnole. È infatti la quarta tartaruga verde arrivata al CESTHA negli ultimi dodici mesi, mentre nei dieci anni precedenti non ne era stata recuperata neppure una.

Chlorella si trova ora nel centro di Marina di Ravenna insieme a Posidonia, un'altra tartaruga verde soccorsa appena due giorni prima al largo di Porto Garibaldi, in provincia di Ferrara. Quest'ultima era stata individuata debilitata e alla deriva.

La tartaruga verde diventerà sempre più comune lungo le coste italiane?

Immagine
Ricercatori e veterinari sperano di poter riportare presto in mare tutte le tartarughe. Foto di CESTHA

Per i ricercatori si tratta di un'anomalia interessante, anche perché segnalazioni simili sono arrivate dalla Grecia, dove durante l'estate sono state osservate tartarughe verdi in numeri insolitamente alti in zone dove prima erano assenti o molto rare. La specie, come del resto anche la Caretta caretta, è sicuramente in forte espansione, anche a causa del surriscaldamento del mare che rende le acque più favorevoli per questi rettili. Di recente è stat persino "declassata" dalla IUCN in una categoria di rischio estinzione meno grave.

È ancora troppo presto, tuttavia, per stabilire se questi avvistamenti siano effettivamente legati a un cambiamento nella distribuzione della specie oppure rappresentino soltanto un fenomeno temporaneo. Quattro recuperi non sono sufficienti per dimostrare un aumento della presenza delle tartarughe verdi nell'Alto Adriatico, ma costituiscono certamente un segnale che merita di essere approfondito anche in virtù degli avvistamenti e dei recuperi avvenuti negli anni scorsi in altre regioni, tra cui un tentativo di nidificazione nel 2024 in Calabria.

Intanto, per tutte le 26 tartarughe recuperate a Cesenatico è cominciato il percorso di valutazione sanitaria e riabilitazione. L'obiettivo dei ricercatori del CESTHA è riuscire a riportarne in mare il maggior numero possibile nelle prossime settimane, prima che le temperature dell'acqua si abbassino troppo con l'arrivo dell'inverno.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views