YouTube cambia le regole sull’uso dell’IA: molti video rischiano di perdere la monetizzazione

Se state pensando di intraprendere una carriera da YouTuber lasciando che sia l'intelligenza artificiale a realizzare i vostri video, forse dovreste leggere questo pezzo. In una recente intervista pubblicata sul canale ufficiale Creator Insider insieme al blogger Rene Ritchie, il vicepresidente del team Trust & Safety di YouTube, Matt Halprin, ha chiarito come la piattaforma intenda porre limiti molto più stringenti al materiale generato o modificato dall'IA, almeno per quanto riguarda la monetizzazione. "A volte i video che utilizzano l'IA sono fantastici, migliorano davvero la creatività e consentono di aumentare il volume dei contenuti di qualità che vogliamo incoraggiare", ha spiegato Halprin, sottolineando come YouTube non abbia introdotto nuove regole per bandire del tutto questi strumenti. A cambiare sarà piuttosto il modo in cui i video vengono valutati per poter generare entrate: "Filmati molto simili tra loro, decisamente generici, che non hanno un vero e proprio arco narrativo e non mostrano alcuna originalità. È questo il tipo di materiale che non vogliamo all'interno dello YPP".
Lo YPP, per capirci, è lo YouTube Partner Program, programma ufficiale che consente ai creator di trarre profitto dai propri contenuti e di accedere a funzioni particolari per il monitoraggio e la gestione della propria attività. Halprin ha dunque confermato un'ulteriore evoluzione di regole già introdotte negli ultimi mesi contro l'AI slop e i video "di massa e ripetitivi" per privilegiare i contenuti originali, curati e che portano qualcosa di nuovo al pubblico.
Le tre categorie di contenuti che YouTube penalizzerà
Nel corso dell'intervista Halprin ha chiarito che YouTube ora distingue tre tipologie di contenuti che possono perdere la monetizzazione. La prima è quella dei contenuti generici e ripetitivi, cioè video prodotti in serie con l'IA, molto simili tra loro sia dal punto di vista estetico sia da quello narrativo. Il problema, secondo YouTube, non è infatti l'uso dell'intelligenza artificiale in sé, ma la mancanza di un reale contributo creativo. Per sottolineare il significato delle parole di Halprin, il montaggio di Creator Insider si è anche divertito a usare l'IA per cambiare l'abbigliamento dell'intervistato sostituendolo con divertenti costumi da frutta. Un classico esempio di inezia estetica che non portano nulla al contenuto ma cercano solo di solleticare la pancia dello spettatore.
La seconda categoria comprende invece contenuti sgradevoli o emotivamente manipolativi. Rientrano in questo gruppo i video costruiti per suscitare angoscia o shock. Halprin ha citato l'esempio dei filmati che mostrano animali in sofferenza salvati all'ultimo momento: se l'elemento centrale del contenuto è la sofferenza, il canale potrebbe non essere più idoneo alla monetizzazione. Lo stesso principio vale per video che mostrano minori in contesti particolarmente angoscianti.
Infine ci sono i personaggi creati con l'IA che parlano di temi sensibili, come salute o finanza. Secondo YouTube questi contenuti rischiano di essere superficiali, imprecisi o addirittura fuorvianti, motivo per cui la piattaforma non intende incentivarli economicamente. Quest'ultimo aspetto potrebbe riguardare da vicino il fenomeno, molto diffuso anche in Italia, che riguarda tutti quei canali che imitano volti e voci di esperti e scienziati per realizzare contenuti pseudo-divulgativi. Su Fanpage.it ne abbiamo parlato raccontando il caso dei cloni IA di Paolo Crepet e Roberto Burioni.
Stop al mito delle segnalazioni di massa
Halprin ha anche smentito una delle convinzioni più diffuse tra i creator, ossia il timore che le segnalazioni di massa possano portare automaticamente alla demonetizzazione o la chiusura di un canale. Halprin ha chiarito che non è affatto così. "Quando analizziamo un canale valutiamo i contenuti presenti, il comportamento degli utenti e le politiche di responsabilità dei creator. Non importa se è stata una persona a segnalarlo o mille utenti diversi. Il nostro sistema di rilevamento funziona in un altro modo", ha spiegato.
In caso di sospensione della monetizzazione, i creator hanno poi 21 giorni per presentare ricorso. Se l'esito è negativo, possono inoltrare una nuova richiesta dopo 90 giorni. "In quel periodo speriamo che il creator abbia caricato nuovi contenuti e magari eliminato quelli di scarsa qualità così da poter riattivare la monetizzazione", ha concluso Halprin.