“Scrivere con l’IA non uccide la qualità”: Raffaele Gaito spiega come usarla senza spegnere la mente
Tra chi la accusa di aver inondato il web di contenuti spazzatura e chi la considera una scorciatoia sleale, l’intelligenza artificiale nel mondo della scrittura continua a dividere. Ma se il problema stesse nel modo in cui la giudichiamo e non nel mezzo utilizzato? Questa frase che avete appena letto è stata scritta da un'intelligenza artificiale. Ho caricato il testo del mio articolo, impostato alcuni parametri sul contenuto e sullo stile da utilizzare e poi le ho chiesto di realizzare un incipit . Ho fatto qualcosa di sbagliato? In molti probabilmente risponderebbero di sì, accusandomi di aver tradito la mia professione e di aver arricchito il web con altra spazzatura generata da una macchina. Tra questi non ci sarebbe però Raffaele Gaito, autore, divulgatore Tech e creator con oltre 200.000 iscritti su YouTube.
Gaito lavora da tempo a stretto contatto con l'intelligenza artificiale ed è convinto che gran parte delle riserve sui testi scritti con l'IA sia frutto di semplici pregiudizi. "Dire che un testo realizzato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale non valga automaticamente niente è un approccio pericoloso e ipocrita", ha spiegato a Fanpage.it. "È vero, il web è già pieno di AI Slop, ma i testi di bassa qualità, magari scritti in fretta e furia da collaboratori sottopagati, esistono da sempre. Perché dunque fare di tutta l'erba un fascio? Concentriamoci piuttosto sul contenuto: se un testo riesce a emozionarmi, informarmi e convincermi, che sia stato scritto al 100% da un umano o con l'aiuto dell'IA, per me non cambia nulla. Si possono fare ottime cose sfruttando al meglio le potenzialità della tecnologia".
È davvero possibile usare l'IA per faticare meno nella stesura di un testo senza però spegnere la mente?
Ci sono diversi accorgimenti da adottare. Il primo, fondamentale, è capire che quello che otteniamo dall'IA è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Qualsiasi cosa si produca, che sia un post, un articolo giornalistico o una relazione, dev'essere considerata una base da rielaborare. Qui mi collego al secondo accorgimento: dobbiamo metterci del nostro. Purtroppo l'utente medio si limita al "copia e incolla" che in 30 secondi restituisce un testo che prima richiedeva tre ore di lavoro. In realtà, metterci del proprio è l'unico passaggio che ci permette di prendere un testo generico e trasformarlo in qualcosa di unico e personale sfruttando le nostre competenze e il nostro vissuto. Il terzo, più tecnico, è configurare gli strumenti in modo che imparino a conoscerci. Io, ad esempio, utilizzo Claude e gli ho dato in pasto tutto il mio storico: sa come scrivo, conosce i miei libri, i miei podcast e i video che ho realizzato. Così, durante le sessioni quotidiane di lavoro o brainstorming, lo strumento mantiene una linea coerente con il mio stile.
Cosa rende un testo IA di bassa qualità?
Un testo generato senza alcun intervento umano lo riconosci soprattutto dal fatto che è piatto e generico. Lo strumento ti costruisce una struttura corretta e pulita, ma priva di reale valore o mordente. Preferisco concentrarmi su questo aspetto anziché sulla solita "caccia alle streghe" basata su dettagli sintattici o sulla presenza di determinate formule che di solito vengono indicate per scovare lo zampino dell'IA in un articolo o in un saggio. La domanda da porsi è sulla qualità: questo articolo è utile? Va al punto? Riesce a trasmettere il messaggio?
Delegare la scrittura a una macchina non rischia di snaturare una delle attività che ci rende umani?
Prima dell'intelligenza artificiale c'era il ghostwriting. Quante opere famose o bestseller abbiamo letto sapendo che erano stati scritti da un'altra persona il cui nome non figurava in copertina? Non ce ne siamo mai fatti un problema. Perché adesso dobbiamo scandalizzarci se il ghostwriter è una macchina o se l'autore lavora insieme a una macchina?
Eppure sono in molti a guardare con diffidenza i testi generati dall'IA
Ciò che è cambiato davvero è l'accessibilità. Prima, solo in pochi potevano permettersi un ghostwriter o un team di autori. Ora con un abbonamento mensile a ChatGPT ce l'hanno tutti. Forse questo abbassamento della soglia d'ingresso dà fastidio a chi prima faceva parte di quella nicchia. Ma anche qui la storia si ripete. Quando è arrivata la fotografia digitale, i fotografi analogici dicevano che non era "vera fotografia" perché chiunque poteva scattare centinaia di foto a costo zero. Eppure oggi visitiamo mostre di pittura, di fotografia analogica o di arte digitale senza porci il problema di come siano state create, a patto che ci trasmettano un'emozione. Torniamo quindi al punto centrale: se il testo funziona e raggiunge il suo scopo, il mezzo utilizzato diventa secondario.
Anthropic ha recentemente annunciato l'intenzione di introdurre dei watermark nei testi generati da Claude. Cosa ne pensi?
La trovo una mossa inutile. Dieci secondi dopo l'annuncio erano già disponibili applicazioni per rimuovere i watermark dal testo. Mi sembra più un "contentino" per pulirsi la coscienza e scaricare la responsabilità sugli utenti che usano male l'IA. Il discorso è però più ampio. In generale, anche tutti i tool online che dicono di rilevare se un testo è stato scritto da un chatbot sono inaffidabili e pieni di falsi positivi. Sono tutte soluzioni che lasciano il tempo che trovano e nascondono una controindicazione che spesso passa in secondo piano.
Quale?
Se ci concentriamo sul punteggio ottenuto da un detector per l'intelligenza artificiale, finiamo per spostare l'attenzione da ciò che conta davvero, ossia il contenuto del testo. Con la scusa di voler limitare l'utilizzo della macchina, finiamo comunque per delegare il nostro giudizio a un algoritmo. Il tool ha detto che il documento è 90% IA? Non lo leggo anche se scritto bene e riporta informazioni utili. È una totale rinuncia al nostro senso critico e finiamo piano piano per non capire da soli se ciò che abbiamo letto è di qualità o meno.
Pensi che l'utilizzo dell'IA dovrebbe essere insegnato nelle scuole?
Assolutamente sì. All'inizio dell'anno in Inghilterra (dove Gaito vive e lavora, ndr) è stato presentato il nuovo piano scolastico e tra i temi introdotti figurano la verifica delle fonti, lo spirito critico e la digital literacy. È esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Bisogna insegnare ai ragazzi come verificare le informazioni e le date citate in un testo. Ne avevamo bisogno già da anni, ben prima dell'arrivo dell'IA, con la diffusione delle fake news sui social network. Spero che l'esplosione dell'IA velocizzi l'introduzione di questo tipo di educazione critica nelle scuole.
In ultima analisi, un testo o un libro scritto con l'intelligenza artificiale può comunque essere considerato un'opera umana?
Bella domanda. La verità è che non ho una risposta, ma mi chiedo: è davvero così importante? Se leggi un romanzo e alla fine sei in lacrime per le emozioni che ti ha trasmesso, quando poi ti viene detto che è stato generato con ChatGPT, quelle lacrime perdono forse di valore?