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Oltre 400 persone sono in lista d’attesa per farsi congelare dopo la morte: cos’è la crioconservazione

Al momento sono 377 i corpi sottoposti alla crioconservazione, 15 sono italiani. Al di là delle promesse di vita eterna, la procedura ha scarse prospettive di successo, e infatti non è possibile sapere se e quando le persone saranno rianimate. Non solo, anche se un giorno riuscissimo a scongelare perfettamente un corpo, il rischio è di trovarsi un cadavere caldo tra le mani.
A cura di Elisabetta Rosso
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Nel XXI secolo la morte è diventata un problema tecnico. Non stupisce quindi che 400 persone siano in lista d'attesa per far immergere il loro corpo in azoto liquido a una temperatura di -196°C, in attesa di essere resuscitate. Siamo a Rafz, villaggio svizzero nel Canton di Zurigo, qui la start-up Tomorrow Biastasis sta cercando di "costruire un mondo in cui le persone possano scegliere quanto tempo vivere, indipendentemente da dove si trovano, da chi sono e dalle loro risorse finanziarie." In altre parole l'azienda offre un servizio di crioconservazione. 

L’idea alla base è semplice, l'obiettivo è preservare il corpo in condizioni incontaminate finché la medicina non avrà sviluppato nuove cure e prospettive di vita, a quel punto il cadavere verrà scongelato e rianimato. I primi esperimenti risalgono agli anni '60, quando, Robert Ettinger, professore del Michigan, fondò la Cryonics Institute nel Michigan. Nel suo libro intitolato The Prospect of Immortality, spiega che la morte può essere un processo reversibile. Ettinger, deceduto nel 2011, al momento è conservato insieme a sua madre e alla sue due mogli in vasche di metallo a -196 °C.

Non è l'unico. In totale sono 377 i corpi sottoposti alla crioconservazione, 15 sono italiani. Il vero problema non è tanto se la medicina farà progressi, ma se i corpi congelati potranno poi essere riportati in vita. "Forse ci vorranno 100, 300, 500 anni prima che sia possibile far rivivere, guarire e ringiovanire un organismo umano", ha spiegato a Bild il fondatore di Tomorrow Biostasis, Emil Kendziorra. “È un rischio, ma anche un’opportunità”. Al momento, però, la crioconservazione rimane una scommessa fantascientifica.

Come funziona la crioconservazione

Tutte le aziende utilizzano la stessa tecnologia di base. Il corpo viene recuperato il prima possibile dopo la morte, imballato nel ghiaccio e trasportato alla struttura. A quel punto il sangue viene drenato e si inietta una miscela di antigelo e sostanze chimiche per la conservazione degli organi. In questo modo il cadavere viene vetrificato, e poi calato in azoto liquido, a una temperatura di -196°C. Il processo dovrebbe iniziare entro un'ora dalla morte. Le procedure crioniche possono iniziare solo dopo che i pazienti sono clinicamente e legalmente deceduti.

"Non viene utilizzata elettricità, il che tutela i pazienti dalle interruzioni di corrente e rende economicamente fattibile la manutenzione a lungo termine", spiega Tomorrow Biastasis in una nota sul sito. "Dato che la rianimazione dei pazienti crioconservazione richiede un significativo progresso medico, non sappiamo dire se e quando la rianimazione sarà possibile".

Tomorrow Biostasis è la prima azienda di crionica in Europa, ha sedi in Germania, Svizzera, e "presto avremo team a New York City e Portland", si legge sul sito.

Quanto costa la vita dopo la morte

I costi per la crioconservazione oscillano tra i 28.000 dollari a 200.000, e sono spesso finanziati tramite assicurazioni sulla vita. Tomorrow Biastasis propone due pacchetti diversi. Il più costoso, prevede la crioconservazione del corpo intero, e richiede una copertura assicurativa di 200.000 euro. "Un'opzione più conveniente è la crioconservazione solo del cervello", spiega l'azienda, il pacchetto prevede una copertura assicurativa sulla vita di 60.000 euro.

"I nostri piani comprendono l'iscrizione mensile e il finanziamento crioconservazione (standby mondiale, trasporto e finanziamento a tempo indeterminato conservazione). L'iscrizione costa 25 euro al mese, mentre il costo del crioconservazione finanziamento dipende dal metodo di finanziamento, dall'età e dall'anamnesi."

I rischi della crioconservazione

Al di là delle promesse di vita eterna, la crionica rimane una pseudoscienza con scarse prospettive di successo. Secondo Clive Coen, professore di neuroscienze al King's College di Londra. “Il problema principale è che il cervello è un pezzo di tessuto estremamente denso. L’idea di poterlo infiltrare con una sorta di antigelo e proteggere i tessuti è ridicola”. La vetrificazione rischia di rompere le membrane e danneggiare le connessioni neuronali.

C'è poi il problema del lasso di tempo che intercorre tra il decesso e l'arrivo della squadra, "i neuroni dell’ippocampo muoiono entro pochi minuti dall’anossia", ha spiegato Coen al Guardian. Il danno cerebrale sarebbe inevitabile. "Vorresti davvero svegliarti tra 100 anni ed essere fondamentalmente un vegetale cognitivo e farti curare il cancro?"

Non solo. Secondo Ken Storey, biochimico, "anche se si volesse preservare solo il cervello, ci sono dozzine di aree diverse, che dovrebbero essere crioconservate utilizzando protocolli diversi." Il processo potrebbe danneggiare anche gli altri organi vetrificati, tendono infatti a fratturasi durante il raffreddamento. Ma se anche un giorno riuscissimo a scongelare perfettamente un corpo, il rischio e di trovarsi un cadavere caldo tra le mani.

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