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Objection, il tribunale basato sull’IA che giudica i giornalisti: dietro c’è anche il miliardario Peter Thiel

Objection è un software basato sull’IA che promette di difendere chiunque si senta vittima di un articolo di giornale basato su informazioni non veritiere, ma in realtà rischia di privare i giornalisti della loro indipendenza e autonomia. Tra i finanziatori del progetto ci sono alcuni dei miliardari più potenti degli Stati Uniti.
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Finora il nome di Aron D'Souza era noto fondamentalmente per due cose. La prima è essere il fondatore degli Enhanced Games, le controverse "Olimpiadi del doping" (appoggiate tra gli altri anche da Trump Jr. e il cofondatore di PayPal Peter Thiel), dove gli atleti sono trattati alla stregua di cavie scientifiche. La seconda è aver guidato la campagna legale che qualche anno fa ha portato al fallimento del tabloid di gossip Gawker Media. Pubblicamente quelle cause erano state intentante dal wrestler Hulk Hogan, ma dopo la sentenza che aveva condannato il gruppo a pagare 140 milioni di dollari, sempre Thiel ha rivelato di aver segretamente finanziato Hogan nella sua battaglia legale. Parliamo dello stravagante miliardario della Silicon Valley, vicino agli ambienti di Trump e fondatore di Palantir Technologies, che nel tempo libero tiene lezioni pubbliche su cos'è l'Anticristo.

Ecco, da oggi forse D'Souza potrebbe diventare famoso per qualcos'altro. Ha infatti appena lanciato quello che lui stesso ha definito "il tribunale dell'IA per testare le affermazioni fatte nei media". Si chiama "Objection" – appunto "obiezione" – e tra i nomi dei suoi sostenitori ci sono ancora una volta Thiel e Balaji Srinivasan, un altro super imprenditore della Silicon Valley.

Che cos'è Objection

"Oggi, chiunque può pubblicare accuse. Quasi nessuno può permettersi di sfidarli. Objection lo cambia. Offre a tutti un modo rapido, conveniente e basato sull'evidenza di contestare le dichiarazioni nei media". Con queste parole viene presentato il progetto di Objection ed è lo stesso D'Souza a rivendicarne con orgoglio la paternità, presentandosi sui suoi profili social in primis come il suo fondatore. Nelle sue parole il progetto Objection sembra essere un progetto rivoluzionario a favore della verità oggettiva contro le fake news: "Il problema fondamentale con i media di oggi è che le informazioni false si diffondono sei volte più velocemente delle informazioni vere. Così i contenuti clickbait sono fortemente inventivamente, e lo sappiamo da molto tempo", ha detto D'Souza al talk show sulla tecnologica TBPN. Nella pratica per molti potrebbe mettere a serio rischio la libertà di stampa e l'autonomia dei giornalisti, oltre a mettere in dubbio l'autonomia e l'affidabilità dei tribunali.

A cosa serve Objection

Attualmente il sito ufficiale di Objection risulta in fase di aggiornamento. Provando ad accedervi appare infatti la frase "A causa dei feedback ricevuti, stiamo ricostruendo il progetto per un futuro basato su rigore epistemico e fonti primarie. Restate sintonizzati per gli aggiornamenti". Ma possiamo ricostruire cosa dovrebbe permettere di fare in base alle dichiarazioni dello stesso D'Souza.

In diverse interviste D'Souza ha spiegato di aver preso quello che ha fatto nel caso Gawker Media nel corso anni e di averlo trasformato in un vero e proprio sistema replicabile e utilizzabile da chiunque sia convinto di essere stato vittima di un articolo o un lavoro giornalistico non basato su informazioni vere. Stando alle sue parole basterebbe una spesa minima di 2.000 dollari per poter usufruire del servizio:

E così, riducendo a un paio di giorni un procedimento legale che spesso dura 10 o 20 anni e costa decine di milioni di dollari – come abbiamo visto nel caso di Hulk Hogan -, possiamo risolvere le controversie sui fatti in modo molto, molto più rapido ed economico. L'intero procedimento può costare appena 2.000 dollari e può essere completato in sole 24 ore.

La verità in mano all'IA

Il funzionamento dovrebbe prevedere questi step: chi si rivolge ad Objection presenta l'articolo incriminato, questo viene per prima cosa esaminato da un team di esperti umani – tra i quali dovrebbero esserci anche ex agenti di FBI e CIA – che "indagheranno sulla storia che è stata scritta su di loro riga per riga, frase per frase". A questo punto il giornalista può rispondere all'obiezione allegando tutti i dati su cui si è basato nel proprio lavoro, fonti anonime incluse. È qui che entra in gioco l'IA, o meglio un tribunale basato sull'IA, che mette a confronto le argomentazioni presentate da entrambe le parti e alla fine emette un verdetto finale.

"Il giornalista originale ha l'opportunità di confutarlo e poi l'IA guarda tutti quei dati e decide ciò che è vero", ha detto il fondatore. Spiegando perché all'IA, e non a una corte di tribunale, dovrebbe spettare il compito di formulare il verdetto finale, D'Souza ha chiaramente detto: "Secondo una ricerca pubblicata dall'Università di Chicago, l'IA applica la legge in modo coerente il 100% delle volte rispetto ai giudici umani che lo fanno solo il 52% delle volte".

Le critiche in difesa della libertà di stampa

Oltre al verdetto sul singolo articolo contestato, in base all'insieme dei verdetti emessi per un determinato giornalista, Objection sarebbe anche in grado di attribuire a ogni giornalista un Index Honor, una sorta di punteggio numerico che secondo i fautori del progetto dovrebbe riflettere l'affidabilità e l'integrità del suo lavoro.

Sebbene D'Souza si sia presentato in più intervista come il difensore dell'informazione corretta e basata su fonti certe, è evidente che nel suo Objection ci sono diverse cose che sono un'evidente minaccia all'autonomia del lavoro giornalistico. Per prima cosa il modo in cui il software basato sull'IA valuterà l'affidabilità delle "argomentazioni" prodotte dai giornalisti sotto accusa. Secondo quanto riporta Techcrunch, documenti ed email ufficiali avranno più peso di quanto appreso da fonti anonime.

Come tutti sanno, le informazioni ottenute da questo genere di fonti sono alla base del giornalismo d'inchiesta e costringere un giornalista a rivelarle per difendere il proprio lavoro non solo significherebbe privarlo di uno degli strumenti più importanti per il suo lavoro ma in questo modo si rischierebbe anche di mettere a rischio la vita professionale e/o privata delle stesse fonti, a volte perfino la loro sicurezza.

Ma questo è solo uno dei motivi per cui Objection, sebbene non sia ancora ufficialmente disponibile, sia stata già pesantemente attaccata e criticata. D'altronde è evidente che in un sistema in cui il giornalista è obbligato a rivelare le proprie fonti a un'IA l'indipendenza del suo lavoro semplicemente non esiste più.

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