Nasce in Italia uno Stormo dell’Aeronautica dedicato ai droni: i dubbi sullo stemma fatto con l’IA

Secondo la descrizione, lo stemma ufficiale del 66° Stormo dell’Aeronautica Militare dovrebbe essere una “gazza tecnologica”, un uccello robotico che rappresenta “osservazione, intelligenza e capacità di analisi”. Il risultato è un po’ straniante. I colori, le sfumature e i contrasti rendono tutto scuro e confuso. E soprattutto c’è quella latente sensazione di trovarsi davanti a qualcosa creato da un’intelligenza artificiale generativa. Forse una scelta fatta apposta. Il 18 giugno è nato a Frosinone il 66° Stormo dell’Aeronautica Militare, il nuovo polo formativo interforze nel settore degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto. È un passo strategico nel futuro delle forze italiane, visto che il nuovo reparto si dovrà concentrare sui droni, ormai protagonisti dei conflitti come stiamo vedendo nello scenario ucraino e in quello iraniano.
Nel gergo militare, uno Stormo è un’unità aerea che ha come base un aeroporto. La presentazione è stata organizzata a Frosinone, nel Lazio, nello specifico nell’aeroporto militare Girolamo Moscardini. Qui c’era la sede dello storico 72° Stormo, scuola di volo per piloti di elicotteri. Il nuovo reparto sarà gestito dal colonnello Marco Santeramo: “Siamo chiamati a porre le fondamenta di un Reparto che nasce con una forte vocazione all’innovazione, ma che trova la propria forza nelle competenze, nella passione e nei valori del personale che ne accompagnerà la crescita”.
Il futuro della guerra e il progetto Eurodrone
L’importanza strategica di una sezione dedicata ai droni è chiara. Anche per il futuro. L’Italia è coinvolta tramite Leonardo nel programma Eurodrone, un programma in cui collaborano Italia, Francia, Germania e Spagna. Il nome esatto di questo progetto è European Medium Altitude Long Endurance Remotely Piloted Aircraft System, l’obiettivo è quello di creare un drone con tecnologie sviluppate in Europa che sia in grado di muoversi anche in spazi aerei con traffico denso. Certo, il progetto è nato nel 2015 ma negli ultimi ha subito diversi ritardi, senza contare i problemi di budget. Un decorso che ha fatto mettere in dubbio alla Francia l’opportunità di continuare a restare a bordo.
Lo stemma: la gazza elettronica e la filigrana dell’intelligenza artificiale
Al netto dello Stormo dedicato ai droni, sui social è stato fatto qualche commento proprio sullo stemma. Ora, l’araldica delle unità dell’esercito è materia complessa. Se volete dare un occhio a tutti gli stemmi usati negli Stormi potete controllare la pagina Wikipedia dedicata all’Armoriale dell'Aeronautica Militare Italiana. L’armoriale in araldica è appunto la raccolta degli stemmi. I simboli dei reparti cambiano parecchio nel corso degli anni, come potete immaginare molti sono stati aperti e chiusi con la Seconda Guerra Mondiale per poi stabilizzarsi negli ultimi anni.
I soggetti cambiano parecchio. Il 51° Stormo ha sede nell’aeroporto di Istrana, vicino a Treviso. È un reparto da caccia e ricognizione, attivo con velivoli Eurofighter Typhoon. Ha come simbolo un gatto nero che acchiappa dei piccoli topi verdi. Il 46° Stormo ha sede all’aeroporto di Pisa-San Giusto, si dedica soprattutto al trasporto di materiali o al trasporto sanitario d’urgenza e ha come stemma un lupo e la costellazione della Lyra. Anche gli stili sono vari, nessuno è simile però come dettaglio, colori e composizione a quello del 66° Stormo.
Abbiamo fatto qualche verifica. Piattaforme che si occupano di individuare la presenza di intelligenza artificiale hanno pochi dubbi: lo stemma in effetti è realizzato da qualche algoritmo. A questo punto abbiamo chiesto direttamente a Gemini, l’intelligenza artificiale di Google. Dal 2023 il chatbot ha la possibilità di riconoscere se un’immagine è stata fatta con i suoi strumenti di intelligenza artificiale grazie a SynthID, una specie di filigrana che viene inserita nelle immagini create a partire da un prompt.
Questa la risposta: “Sì, ho verificato l'immagine e posso confermarti che una parte di essa è stata modificata o generata utilizzando l'intelligenza artificiale di Google. Al suo interno è presente una filigrana digitale (watermark) invisibile che indica l'utilizzo di strumenti basati sull'IA per la creazione o l'alterazione dei suoi contenuti”.