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Meta blocca il sito che identifica gli agenti ICE: link rimossi da Facebook e Instagram

Meta ha bloccato la condivisione dei link a ICE List, il sito che monitora gli agenti dell’immigrazione USA. Tra accuse di censura e violazioni della privacy, la stretta arriva dopo i violenti rastrellamenti dell’ICE e i tentativi dei cittadini di dare un volto ai protagonisti delle operazioni anti-immigrati.
A cura di Niccolò De Rosa
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Meta ha bloccato su Facebook, Instagram e Threads la possibilità di condividere i link che rimandano a ICE List, un sito che raccoglie nomi e fotografie di presunti agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) con l'obiettivo di monitorare, e idealmente prevenire, possibili abusi di potere .

La decisione di questa censura, motivata ufficialmente da violazioni delle policy sulla privacy, arriva in un momento di forte tensione sociale e politica attorno alle attività dell'agenzia federale per l'immigrazione. Nelle ultime settimane, i brutali rastrellamenti dell'ICE nello Stato del Minnesota hanno alimentato proteste e indignazione, soprattutto dopo le morti di due cittadini statunitensi, la poetessa Renee Nicole Good e l'infermiere Alex Pretti, uccisi a pochi giorni di distanza in circostanze a dir poco controverse.

La stretta di Meta e le regole sulla privacy

Oggi chi prova a condividere ICE List sulle piattaforme Meta riceve messaggi di blocco diversi a seconda del social. Su Facebook il contenuto viene segnalato come contrario agli Standard della comunità, su Instagram e Threads il link viene semplicemente impedito o rimosso. Abbiamo provato anche noi ed effettivamente sia Facebook che Instagram impediscono la pubblicazione di qualsiasi contenuto che condivida il link alla pagina.

Screen della notifica di Facebook che informa riguardo l’impossibilità di condividere il contenuto con il link a Ice List
Screen della notifica di Facebook che informa riguardo l’impossibilità di condividere il contenuto con il link a Ice List

A chiarire la posizione dell'azienda è stato il portavoce Andy Stone, che in una risposta ai giornalisti di Wired ha richiamato le norme contro la diffusione o la richiesta di informazioni personali identificabili. Secondo Meta, il problema non risiedrebbe infatti solo nei dati pubblicati, ma anche nell'invito a reperire e condividere informazioni su terze persone.

Un contesto segnato da proteste e violenze

Il giro di vite arriva dopo settimane di disordini a Minneapolis, la città che più di tutte è stata teatro delle indiscriminate retate anti-immigrati volute dall'amministrazione Trump. In questo clima di violenza e morte, residenti e attivisti hanno utilizzato social network e app di messaggistica per monitorare i movimenti e le attività degli agenti federali e ICE List si inserisce proprio in questo filone di attivismo digitale, presentandosi come uno strumento di controllo dal basso.

La replica del fondatore di Ice List e la censura come modus operandi

Dominick Skinner, fondatore del sito, ha subito contestato la decisione di Meta, lamentando un'applicazione selettiva delle regole. Secondo Skinner, per oltre sei mesi i link a ICE List sono circolati senza problemi, mentre sulle stesse piattaforme restano accessibili altri siti di ricerca persone che pubblicano tranquillamente indirizzi e-mail, numeri di telefono e dati di parenti. A destare ulteriori perplessità è il fatto che la pagina non è un portale dove vengono caricati dati sottratti da archivi secretati. Gran parte delle informazioni provengono da fonti pubbliche e accessibili a tutti, come i profili LinkedIn degli agenti, che spesso non fanno mistero delle loro attività.

Per l'amministrazione Trump, però, iniziative di questo tipo rappresentano una forma di doxing, un crimine informatico basato sulla diffusione di dati sensibili, che metterebbe a rischio la sicurezza degli agenti. Non è infatti la prima volta che le Big Tech limitano strumenti di monitoraggio dell'ICE. Già lo scorso ottobre Apple e Google avevano rimosso dai loro store lìapp ICEBlock, accusata di esporre gli agenti a potenziali pericoli.

Un'attenzione maniacale alla privacy che però diventa paradossale se si pensa agli strumenti che il Governo statunitense ha messo in mano all'agenzia federale per spiare la popolazione (ne abbiamo parlato più approfonditamente qui). Dai sistemi di sorveglianza per controllare i social e i telefoni di interi quartieri, ai software di Palantir che scandagliano la popolazione alla ricerca di potenziali obiettivi da arrestare, l'ICE ha in mano un arsenale iper-tecnologico per seguire ogni passo dei cittadini. E a quanto pare, il controllore non vuole essere controllato.

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