20 Settembre 2022
16:54

L’artista Motta: “L’intelligenza artificiale nei quadri è emozionante. E può aiutare a creare un’opera”

Giovanni Motta da anni crea anche opere digitali e guarda all’IA come un’avanguardia che segnerà l’arte del futuro.
A cura di Elisabetta Rosso

Dentro la sua arte ci sono i manga, Proust, Hillman, Pascoli, e c’è anche il bambino a cui è stato rubato il sogno. Trasforma i suoi mostri in opere neo pop. Giovanni Motta sperimenta. Dall’arte tradizionale, agli Nft, e guarda già all'intelligenza artificiale per le sue prossime opere. Protagonista indiscusso dei suoi lavori è Jonny Boy, il suo bambino interiore. Colorato, plastico, tinte piatte, strizza l'occhio all'estetica cartoon, ma va oltre. Sporca le sue opere con elementi surrealisti che sradica dal basso, dalla sua memoria emotiva. Prima di comporre medita, attinge dal profondo, e poi mette tutto su tela, o ci lavora con un software.

“Per metà della mia vita ho lasciato relegata l’arte nei miei spazi di tempo libero. Immagina un uomo attaccato una parete, aggrappato nonostante le intemperie, le fatiche. Poi a un certo punto ho staccato le mani e mi sono lanciato. Completamente, nell’arte”, dice.

Anche nell’arte digitale.

Sì, mi ha sempre affascinato l’universo digitale. Pensa che nel 2000 ho acquistato uno dei primi programmi di animazione digitale, Maya. Nel 2009 invece ho iniziato a fare sculture con stampanti 3D. Per esercitarmi, sperimentare, anche perché allora non c’era mercato. Si inserivano anche bene nella mia visione artistica, legata molto al “bambino”. Erano giocattoli con i quali potevo creare altri giocattoli.

Come ti sei avvicinato al mondo degli Nft?

Grazie agli Hacktao, una coppia di artisti straordinari, che lavorano con gli Nft. Li conoscevo indirettamente, grazie a un amico gallerista in comune, così ho chiesto il loro numero e gli ho scritto. Sono loro che mi hanno spiegato tutto. All'inizio è un casino.

In che senso?

Devi decifrare il linguaggio di un mondo nuovo. Spesso quando provavo a guardare video o leggere articoli che spiegavano un po’ come funzionava questo universo, rimanevo incagliato in termini che non conoscevo assolutamente. È un labirinto, poi piano piano prendi dimestichezza e muovi il primo passo.

Qual è stato il tuo?

Un’audizione per Super Rare, la più importante galleria di Nft. Il primo gennaio 2021 ho venduto lì la mia prima opera. Jhonny boy incastrato in un quadrato azzurro con oggetti che gli orbitano intorno. Un guatone da box, una pallina, un cappellino con l’elica. Ed è stato il primo di 20.

Non è così intuitivo capire il processo che sta dietro a un’opera digitale. Tu come fai?

Chiaramente è necessario imparare a usare determinati software. Per esempio con Jonny Boy prima l’ho scolpito, poi l’ho colorato. Dopo ho dovuto capire come far muovere gli oggetti, scegliere la loro gravità e il loro peso. Il passaggio finale è caricare il file dell’opera sui marketplace, e loro lo tokenizzano, gli mettono una targa per renderlo unico.

Però tu sei anche un artista “analogico” quali sono le principali differenze?

La differenza la fa il sistema. L'analogico ha un movimento dall’alto, l'elite prende gli artisti e li porta al successo. Nel mondo crypto la spinta viene dal basso, è uno tsunami caotico che spazza via tutto e trascina i detriti. Ha lo stesso dna delle avanguardie. Pensa alla scuola di Parigi. Picasso, Chagall, Modigliani, Kisling, Kees van Dongen, ognuno con una sua estetica molto riconoscibile, provenivano tutti da un angolo diverso del mondo. Si incontrano a Parigi e lì iniziano una nuova avanguardia. Anche nell’universo digitale, artisti di ogni Paese si trovano a confrontarsi su un terreno decentralizzato che si sta costruendo, educando.

Dentro questo universo c’è anche l’arte generata dall'intelligenza artificiale, l’hai mai usata?

Non ancora, o meglio un po’ sì. Ho realizzato il primo manga italiano in Nft. Praticamente il fumetto ha tre copertine, al momento dell’acquisto è un’intelligenza artificiale che sceglie qualche riceverai. In generale però la sto stiudiacchiando. La userò sicuramente.

Cosa ne pensi di Théâtre D’opéra Spatial, il dipinto generato da Ia che ha vinto il concorso della Colorado State Fair?

Mi ha emozionato. L’ho vista per la prima volta scorrendo la bacheca di Twitter. Una composizione artistica eccezionale, esteticamente bellissima. Ha vinto, e questo è un segno.

Un segno che non è piaciuto a tutti.

Il problema è sempre la paura, l’ignoranza, chi non riesce a vedere oltre ha paura. È sempre stato così, soprattutto nell'arte.

Molti sostengono che non sia arte.

Per me lo è. Per esempio, come per Théâtre D’opéra Spatial, l’artista guida l’Ia attraverso una sequenza di parole inserite, e scelte che progressivamente vanno a creare l’opera. La cultura, il gusto estetico del creatore giocano un ruolo fondamentale. Poi è chiaro che essendo, come dicevo, un moviemnto dal basso, trovi un po' di tutto, ma tra quel tutto ci sono artisti eccezionali.

Ci sono diversi software di intelligenza artificiale per fare arte, quale ti piace di più? 

Mi piace molto Midjourney, proprio perché dà spazio al processo creativo dell’artista e rilevanza alla sua cultura. Un elemento fondamentale nel gioco di parole scelte e abbinate.

Quindi, quanto spazio avrà l’arte digitale nel futuro?

Sempre di più. Non è che l’arte tradizionale morirà, ma nei prossimi 10 o 15 anni la stragrande maggioranza dei giovani artisti saranno nativi digitali. È un'estetica piantata nella retina delle nuove generazioni. Secondo me è un bene, la contaminazione è sempre stata l’ingrediente che ha portato l’arte a fare passi avanti. Questo tipo di contaminazione futuristica poi crea opere pazzesche. Roba da uccidersi.

L’Ia aiuterà gli artisti o li cancellerà del tutto?

Sì. Può aiutare gli artisti che vogliono essere aiutati.

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