23 Novembre 2022
17:04

La truffa dei food blogger a Roma, cene gratis in cambio di video: “Il mercato è drogato”

L’avvocato Massimiliano Dona è il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. A Fanpage.it ha spiegato come funziona il mercato delle sponsorizzazioni per i ristoranti: “Non segnalare una pubblicità può costare caro, fino a cinque milioni di euro”
A cura di Valerio Berra

Secondo il mito, i critici della Guida Michelin non si fanno mai riconoscere. Celano la loro identità, stanno lontani da interviste e passerelle, non si annunciano, non si espongono e soprattutto pagano sempre il conto di quello che mangiano. Un’etichetta necessaria per mantenere la credibilità delle loro recensioni. Un’etichetta che sembra leggermente distante dalle testimonianze che stanno portando alla luce il mercato dei food blogger di Roma. Un sistema che potrebbe essere esteso anche in altre città.

Tutto è partito da una serie di video dello youtuber Franchino Er Criminale. 44 anni, romano, 200.000 iscritti sul suo canale YouTube, anche lui si occupa di recensioni culinarie. Il cibo che mostra in video è soprattutto street food, dai panini alle rosticcerie. Ogni tanto si muove anche verso pizze e sushi. Negli ultimi giorni ha cominciato a pubblicare video in cui sconfessa le recensioni fatte da creator più e meno noti a locali della capitale. Recensioni che secondo lui erano state chiaramente pagate. In questo modo un contenuto pubblicitario viene dato in pasto al pubblico come fosse una recensione autentica.

Non solo, ci sarebbe proprio un tariffario e una serie di agenzie che si occupano di mediare tra creator e ristoranti. Il quotidiano La Repubblica ha anche pubblicato le cifre: dai 70 euro per un contenuto singolo a 1.400 per una collaborazione di lunga durata. Tutto spacciato come fossero recensioni spontanee. Una pratica che è illegale e che porta i follower a non fidarsi più dei loro creator, come ha spiegato a Fanpage.it l’avvocato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Che differenza c’è fra recensione e sponsorizzazione?

Le recensioni sono contenuti che vengono pubblicati da un cliente dopo aver utilizzato un prodotto o un servizio. Le sponsorizzazioni invece sono pubblicità che vengono pagate in denaro o in natura. Per capirci. Se un ristoratore offre una cena o segna sul conto uno sconto consistente, allora si parla di sponsorizzazione. Anche se poi non viene pagato un compenso.

Come vengono segnalate le sponsorizzazioni?

I metodi sono vari, basta renderli chiari. Prima di tutto ci sono gli hashtag, ad esempio se un prodotto o un servizio vengono regalati ci sono hashtag come #supplied o #gifted. Se invece viene pagato un compenso si utilizza #adv o #ad.

Si dice che i critici della Guida Michelin paghino sempre il conto.

Non solo. I critici della guida Michelin pagano il conto e si presentano in anonimato. E già questo basta per capire la differenza tra le recensioni professionali e quelle fatte dai creator al centro del casi di cui si sta parlando in questi giorni. Se io, anche solo al momento della prenotazione, annuncio di avere centinaia di migliaia di follower è normale che il servizio sarà viziato a monte. C’è poi anche il tema della professionalità. Quali competenze hanno questi creator? Quali sono i parametri di valutazione? Qui siamo nell’ambito della comunicazione pubblicitaria.

Spesso sono gli esercenti a chiamare questi creator.

C’è una grande responsabilità anche da parte loro. C’è chi cerca una pubblicità a basso costo, ci sono creator che non chiedono compensi ma si accontentano di una cena. E quindi si crea questo mercato drogato che ha permesso a qualche scroccone di fare magari intere settimane a cenare a sbafo.

Quali sono gli effetti per il consumatore?

Il consumatore non sa a chi credere. Oltretutto un creator che non dichiara la pubblicità che sta facendo non apre solo un problema con la fiducia accordata dagli utenti ma anche con l’Antitrust.

Di che sanzioni parliamo?

Nei casi più gravi si può arrivare anche a cinque milioni di euro, ma non è il genere di multa che potrebbe arrivare a un creator che si occupa di cibo. C’è poi un passaggio da fare. Queste prestazioni non riguardano solo il ristoratore e il creator. Il rapporto è a cinque: c’è il ristoratore che cerca pubblicità, l’agenzia a cui si rivolge, l’agenzia del creator, il creator e poi la piattaforma su cui vengono postati i contenuti. E l’Antitrust deve capire di chi è la responsabilità.

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