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La crisi dei guru di Dubai: perché ora corrono sui social per dirci che la città è sicura

Dopo i primi video degli attacchi a Dubai, i “guru” che si sono trasferiti qui negli ultimi anni hanno iniziato a raccontare sui social quanto accaduto negli ultimi giorni. La loro priorità però sembra un’altra: ribadire quanto le autorità abbiano gestito bene l’emergenza e come la città sia ancora un luogo sicuro. Ma qualcosa non torna.
A cura di Valerio Berra
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INSTAGRAM | Foto di @julisjoking
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I media stanno mentendo. La città è sicura. I sistemi per intercettare i razzi hanno funzionato. Il governo ci protegge. Negli ultimi giorni i social sono pieni di video pubblicati dai famigerati guru di Dubai. È una definizione generica, certo. Ma è una formula che negli ultimi anni ha inquadrato chi si è spostato a Dubai per dedicarsi a un lungo elenco di attività, per la maggior parte online. Trading, vendita di corsi di formazione, marketing e criptovalute, almeno quando rendevano.

I video circolano da questo fine settimana. Il 28 febbraio è cominciata una guerra partita da un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Teheran ha risposto attaccando diversi obiettivi nei Paesi del Golfo, formula con cui vengono indicate le nazioni che si affacciano sul Golfo Persico. Tra queste ci sono gli Emirati Arabi Uniti, dove c’è Dubai.

Gli attacchi a Dubai: la guerra finanziaria dei razzi

Ora. Il sistema con cui avvengono questi attacchi è simile a dinamiche che abbiamo visto negli ultimi anni in altri scenari di guerra. L’Iran invia un’ondata di missili e droni con un costo relativamente basso di produzione, come i droni Shahed. I Paesi che devono difendersi sono costretti a usare sistemi sofisticati per intercettarli, bruciando milioni di dollari in pochi istanti.

Difendere costa molto più che attaccare. La proporzione varia in base ai sistemi scelti ma si parla di range che vanno dai 30 ai 60 dollari spesi in difesa per ogni dollaro speso in attacco. Un’ondata di missili non mette in pericolo solo la sicurezza di un Paese ma anche le sue finanze e le sue scorte. Trovare rifornimenti di sistemi di difesa missilistica, soprattutto in fasi delicate come questa, non è semplice.

Quali sono stati gli effetti degli attacchi a Dubai

I sistemi di difesa posizionati a Dubai hanno intercettato la maggior parte dei missili. Certo, qualcosa riesce sempre a passare. Anche i sistemi di difesa più sofisticati come l’Iron Dome di Israele non possono garantire una schermatura totale. Secondo l’Ansa negli Emirati Arabi Uniti sono state uccise 3 persone e si sono contati 68 feriti negli attacchi di questi giorni.

E qui le immagini. Sui social sono circolate molte immagini e testimonianze a favore di social network di residenti e turisti che mostravano i razzi mentre attraversavano il cielo. I frammenti che cadevano. Le esplosioni causate dall’impatto. Federica Borrelli è una ragazza italiana che si trovava a Dubai in quel momento, era lì in vacanza. Ha raccontato la sua storia a Fanpage.it.

La risposta dei guru: “Ci stanno proteggendo”

Dopo i primi video sono cominciate ad arrivare sui social altre posizioni. I guru che negli ultimi dieci anni si sono trasferiti a Dubai hanno deciso di interrompere il loro flusso di contenuti sui corsi di marketing e coaching per scambiare valute online. I feed social sono stati invasi da video in cui si diceva che Dubai era una città sicura, che tutti i sistemi avevano intercettato gli attacchi, che i media mentivano e che il governo degli Emirati Arabi Uniti era pronto a difendere la popolazione.

In effetti i guru di Dubai ci hanno sempre detto che Dubai era una città sicura, senza microcriminalità, non certo come le grandi città italiane. Ed è per questo che andavano a vivere lì, non certo per la tassazione praticamente inesistente. Vedere delle immagini di razzi che la sorvolano e di incendi appiccati alla base dei suoi grattacieli non è esattamente il migliore spot per il Ministero del Turismo.

Cosa c’è dietro ai video di Dubai: percezione, narrazione e controllo

Il numero di video comparsi in questi giorni con lo stesso format è almeno sospetto. È nato anche un trend, con tanto di musica collegata. Dietro questo flusso possono esserci tre fattori. Il primo, e volendo essere generosi, è la percezione che l’emergenza sia stata gestita in modo veloce dalle autorità: sugli smartphone sono arrivati messaggi di emergenza, come il nostro IT Alert, e anche i voli al momento sono ripartiti, anche se con delle limitazioni.

Il secondo fattore è la narrazione. La principale attrazione di Dubai è il regime fiscale. Non esiste una tassazione sui redditi personali. Dal 2023 è stata aggiunta una tassazione del 9% sulle aziende quando viene superata una certa soglia di utili.

Molti dei guru, italiani e non, però hanno sempre parlato di Dubai come la città dei sogni, dove fa sempre caldo e nessuno oserebbe rubare un telefono. I missili di questi giorni hanno ricordato che invece si trova in uno scenario perlomeno complesso. Difendere la loro scelta e celebrare ancora Dubai fa parte della loro narrazione.

Il terzo punto, e qua è più interessante, è quello del controllo. Gulf News è un giornale in lingua inglese pubblicato a Dubai e legato a Al Tayer Group, gestito da un ex ministro delle finanze degli Emirati. Il 2 marzo scorso ha pubblicato una nota della National Media Authority, un’organizzazione fondata nel 2025 e vicina al governo che nasce con questo scopo:

“L'autorità punta a consolidare gli indirizzi e i messaggi dei media nazionali, ad allineare le politiche sui media tra le entità federali e locali attraverso sforzi di coordinamento e a unificare la narrazione mediatica degli Emirati Arabi Uniti a livello nazionale e internazionale”.

La nota è dedicata proprio all’uso dei social media. Si invitano gli utenti a pubblicare solo informazioni verificate da autorità e istituzioni degli Emirati: “Non filmare, registrare, postare, ripostare o comunque far circolare alcun materiale video o audio, informazione, contenuto multimediale o rumors provenienti da fonti non ufficiali”. Il rischio? Un’azione legale direttamente dal governo.

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