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Il dettaglio nella foto del Consiglio Supremo di Difesa: il telefono di Mattarela dentro la Faraday bag

Sui tavoli dei vertici militari e dei summit di Stato compaiono sempre più spesso smartphone sigillati in particolari astucci schermanti. Sono le Faraday bag: custodie capaci di isolare i dispositivi da ogni segnale radio, evitando così che possano essere localizzati o intercettati.
A cura di Niccolò De Rosa
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Credits: Quirinale.it
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Una delle misure di sicurezza più efficaci per proteggere le conversazioni durante le riunioni tra i più alti vertici dello Stato assomiglia, a prima vista, ai comuni astucci impermeabili usati al mare per mettere al riparo il telefono dall'acqua. In realtà, dietro questo aspetto apparentemente ordinario si nasconde una funzione ben diversa: queste custodie sono progettate per escludere qualsiasi segnale che possa essere intercettato da spyware o attacchi di hacking. Si chiamano Faraday bag e sono involucri schermanti che isolano completamente il dispositivo elettronico da ogni onda radio. Nella foto istituzionale scattata in occasione dell'ultimo Consiglio Supremo di Difesa se ne osservano diversi sopra il tavolo al quale sono seduti, tra gli altri, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto.

Una volta inserito in questo involucro, lo smartphone diventa di fatto irraggiungibile. Niente telefonate, niente scambi di dati che possono essere intercettati da ascoltatori esterni. Per questo vengono utilizzate in contesti nei quali la riservatezza è una priorità.

Perché gli smartphone possono essere un punto debole per la sicurezza

Oggi uno smartphone non è più un semplice telefono cellulare, ma un mini-computer pieno di funzioni che interagiscono con l'ambiente (fotocamere, microfoni, sensori) e inviano grandi quantità di dati attraverso la Rete mobile, i sistemi Bluetooth o il Wi-Fi. Se nella vita di tutti i giorni tali caratteristiche ci consentono di comunicare con rapidità ed essere sempre connessi, in una riunione riservata lo smartphone può diventare un insidioso cavallo di Troia per occhi e orecchie indiscrete. Se compromesso da un malware, un telefono può essere facilmente usato per captare l'audio ambientale della stanza, registrare dati, inviare informazioni e persino tracciare la posizione del dispositivo. Da qui l'utilità delle Faraday bag.

Come fanno le Faraday bag a proteggere i dispositivi

Le custodie anti-intercettazione prendono il nome dalla celebre gabbia di Faraday, un dispositivo fisico ideato nel 1836 dallo scienziato britannico Michael Faraday. Tale sistema è un involucro conduttivo che distribuisce le cariche elettriche sulla sua superficie esterna, impedendo ai segnali elettromagnetici di attraversare il contenitore.

Le Faraday bag ricalcano il medesimo principio ma in forma portatile. Il loro tessuto contiene una trama di sottilissimi fili metallici (argento, rame o altri metalli conduttori) che vengono intrecciati in modo da creare una rete – una "gabbia" appunto – con fori più piccoli rispetto alle lunghezze delle onde delle principali radiofrequenze. Questo rivestimento fa sì che una volta che un dispositivo viene collocato al suo interno venga schermato da tutti quei segnali (GPS, Wi-Fi, Bluetooth…) che potrebbero essere "bucati" e usati per attività di spionaggio.

Cosa succede a un telefono dentro la custodia

Quando uno smartphone viene inserito in una Faraday bag ben progettata, smette di comunicare con qualsiasi rete. Non può agganciare le antenne della telefonia mobile, collegarsi al Wi-Fi o scambiare dati tramite Bluetooth. Anche i sistemi di localizzazione satellitare diventano inutilizzabili.

Dal punto di vista tecnico il telefono può anche restare acceso, ma è come se sparisse dalle reti. Nessun segnale riesce a raggiungerlo e nessuna informazione può uscire dall'involucro schermato. È questa separazione fisica, basata sulle leggi dell'elettromagnetismo renderla una misura di sicurezza molto più affidabile rispetto a qualsiasi software di protezione dati.

Una soluzione molto più sicura rispetto a limitarsi a spegnere il telefono o metterlo in modalità aereo. Anche da spenti, gli smartphone possono rimanere alimentati per consentire funzioni come la localizzazione del dispositivo. Un elemento che in uno scenario di guerra, può regalare al nemico informazioni utili per trasformare un meeting in un goloso obiettivo per un attacco missilistico. Stesso discorso per la modalità aereo: anche con la maggior parte delle funzioni dismesse, il telefono può continuare a registrare dati sulla posizione e trasmetterli non appena torna connesso.

Chi usa le Faraday bag: utili anche ai cittadini comuni

Le custodie schermanti sono diffuse soprattutto negli ambienti istituzionali e militari, ma vengono usate anche dai giornalisti, attivisti, dirigenti aziendali o persone esposte pubblicamente che temono di poter essere spiati. Una precauzione che, come dimostrato anche dal caso Paragon che ha coinvolto il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato, e il giornalista Ciro Pellegrino, di questi tempi non sembra affatto un eccesso di prudenza.

Anche molti cittadini comuni stanno però scegliendo di usare le Farady bag. La crescente dipendenza dagli oggetti connessi ha infatti ampliato le occasioni in cui può essere utile isolare temporaneamente un dispositivo. Proteggere la privacy, evitare il tracciamento della posizione, mettere al sicuro dati sensibili o prevenire alcuni tipi di furti tecnologici sono motivazioni sempre più diffuse. Quando lo scorso giugno Donald Trump annunciava importanti potenziamenti per i sistemi di sorveglianza in mano delle forze dell'ordine, il sito Wired ha incluso le Farady bag nella lista degli accorgimenti utili per una maggiore tutela della privacy. Dopotutto, quando il flusso costante di dati rischia di diventare una finestra sulla nostra vita privata, la soluzione più efficace può essere semplicemente quello di interromperlo.

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