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Facebook e Instagram bloccano le notizie in Canada: “Nessuno può leggerle, sono tempi spaventosi”

Il blocco di Meta rischia di penalizzare i più deboli. Mentre le grandi testate possono reggere su altri canali e contare su una base di lettori più ampia, le realtà locali, le newsletter, i progetti editoriali minori rischiano di perdere la loro visibilità.
A cura di Elisabetta Rosso
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È il 1 agosto e Anna Mary McKenzie, scrittrice indigena, entra su Instagram, cerca la pagina IndigiNewsMedia e le appare un messaggio su sfondo nero: "Le persone in Canada non possono vedere questo contenuto". Poco dopo su X (il rebrandig di Twitter) scrive: "Tempi spaventosi. Non riesco più a vedere la pagina @IndigiNewsMedia o le storie su @instagram. La #BillC18 non è ancora entrata in vigore e Meta e Google hanno avviato il processo di blocco." Non è l'unica, anche Tara entra sul suo profilo Facebook e scopre che un suo post è stato oscurato, sostituito dal messaggio: "Il tuo contenuto è stato condiviso ma non può essere visto in Canada". Come McKenzie scrive su X: "Penso che la parte peggiore della ricezione di questo messaggio oggi sia stata il fatto che è arrivato dopo che abbiamo postato la scomparsa di una donna Sarnia. Non saranno solo le testate giornalistiche a subirne le conseguenze. Sono intere comunità."

Dietro ai post oscurati su Instagram e Facebook c'è l'Online News Act, la nuova legge che impone alle piattaforme come Meta e Google di pagare le testate giornalistiche per pubblicare i loro contenuti. Il governo ha spiegato che la norma migliorerà "l'equità nel mercato canadese delle news digitali", permettendo alle realtà editoriali di "assicurarsi un equo compenso" per gli articoli condivisi sulle piattaforme. Meta però non ci sta e lancia la sua controffensiva, bloccare l'accesso ai media sulle sue piattaforme, in altre parole in Canada non appariranno più le notizie sui social di Meta. Il principio che regge l'Online News Act è davvero un tentativo di tutelare le realtà editoriali ma esistono gli effetti collaterali che sporcano l'ideologia quando atterra nel mondo pratico. E infatti il blocco di Meta peserà proprio sui più deboli. Mentre le grandi testate possono reggere su altri canali e contare su una base di lettori più ampia, le realtà locali, le newsletter, i progetti editoriali minori rischiano di perdere la loro visibilità. Anche perché, per molti, i social sono diventati una vetrina gratuita sulla quale investire per raggiungere un pubblico sempre più grande, che ora si ritroverà un messaggio di blocco su sfondo nero al posto delle loro notizie.

Perché Meta ha anticipato il blocco

L'Online News Act in realtà sarebbe dovuto entrare in vigore tra circa cinque mesi, Meta però non ha voluto perdere tempo e già a giungo aveva annunciato: "Confermiamo che la disponibilità delle notizie su Facebook e Instagram terminerà per tutti gli utenti in Canada prima che l'Online News Act entri in vigore, è una legislazione fondamentalmente viziata che ignora come funzionano le nostre piattaforme". Anche Google si è opposto alla norma chiedendo di monetizzare non la pubblicazione ma la visualizzazione delle notizie sui social. Il portavoce dell'azienda ha anche aggiunto che sta cercando un compromesso con il governo canadese "per capire quale percorso seguire" dato che l'Online News Act sarebbe "impraticabile". Meta quindi non ha fatto altro che mantenere fede alla sua minaccia.

La crisi dei media in Canada

La nuova normativa, criticata fortemente da Meta, ma anche da Google (ha infatti definito l'Online News Act un disegno di legge impraticabile), vuole sostenere il settore dell'informazione canadese che secondo il ministro Justin Trudeau è "in crisi". Infatti secondo un'analisi condotta dal Parlamento canadese, le testate giornalistiche potrebbero guadagnare 329 milioni di dollari canadesi (250 milioni di dollari americani) se le Big tech pagassero per pubblicare gli articoli o i video sulle loro piattaforme. Il portavoce di Meta però ha spiegato a Reuters che si tratta di un quadro legislativo ingiusto, "perché ci obbliga a pagare per link o contenuti che non pubblichiamo, e che non sono il motivo per cui la stragrande maggioranza delle persone utilizza i nostri social, non è né sostenibile né fattibile", ha anche aggiunto che l'eliminazione delle notizie non avrà un impatto rilevante sugli utenti canadesi. Non è proprio così, e i commenti su X ne sono la dimostrazione.

Il prezzo dell'Online News Act

"Il vero giornalismo, creato da veri giornalisti, continua a essere richiesto dai canadesi ed è vitale per la nostra democrazia, ma costa", ha spiegato Paul Deegan, presidente e amministratore delegato di News Media Canada. Danielle Coffey, presidente del gruppo industriale News Media Alliance, ha aggiunto che il Parlamento canadese "dovrebbe essere applaudito per essersi opposto alle Big Tech" dopo l'approvazione del disegno di legge al Senato. Tutto vero, ma poi nella realtà esistono le storture, e a pagare il prezzo sono le realtà editoriali minori. E infatti le redazioni locali che erano già le più vulnerabili e penalizzate dalle politiche editoriali di Meta ora non avranno più visibilità. Come ha scritto Christopher Curtis, co-fondatore di una newsletter chiamata The Rover su X: "Questa lotta con Meta lo sta rendendo sempre più difficile. I nostri mezzi di sussistenza sono in gioco".

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