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Il caso Epstein

Come controllare chi c’è sugli Epstein Files: la guida per accedere a tutti i contenuti

Dall’archivio ufficiale del Dipartimento di Giustizia americano agli strumenti indipendenti come Jmail. Una guida per orientarsi tra email, foto e atti giudiziari.
A cura di Elisabetta Rosso
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Oltre tre milioni di documenti, più di 2.000 video e 180.000 immagini. Un’enorme mole di documenti relativi all’inchiesta su Jeffrey Epstein è stata pubblicata il 30 gennaio. Il Dipartimento di Giustizia ha iniziato il rilascio il 19 dicembre, con un primo pacchetto di file. La pubblicazione dei materiali è stata possibile grazie all'Epstein Files Transparency Act. La legge federale obbliga il Dipartimento di Giustizia a pubblicare tutti i documenti non riservati in suo possesso relativi a Epstein, alla sua collaboratrice Ghislaine Maxwell e alle indagini su di loro, in un formato scaricabile e consultabile dal pubblico.

Non è però semplice orientarsi nell'ultima tranche degli Epstein Files. È un archivio tecnico: migliaia di file eterogenei, spesso in formato immagine o PDF scannerizzati, che richiedono tempo e metodo per essere interpretati. Tra documenti ufficiali pubblicati dal Dipartimento di giustizia e software alternativi di analisi cerchiamo di capire come consultare l'enorme mole di documenti relativi all'inchiesta su Epstein.

Come fare accesso agli Epstein Files

I documenti sul sito del Dipartimento di Giustizia americano comprendono mail, foto, video, documenti che coinvolgono politici, imprenditori e celebrità. Il materiale è consultabile al seguente link. Sul sito "Epstein Library", i file sono ordinati quattro grandi sezioni:

  • Court Records (verbali da casi civili e penali),
  • DoJ Disclosures (materiale pubblicato in seguito alla legge approvata dal Congresso e firmata da Trump)
  • Freedom of Information Act (materiale rilasciato  in seguito a richieste pubbliche)
  • House Committee Disclosures (materiale in gran parte già pubblicato in passato)

Il modo più efficace per orientarsi nell’archivio è utilizzare la funzione di ricerca per parole chiave. Attraverso la barra “Search Full Epstein Library” è possibile inserire nomi di persone, luoghi o argomenti e individuare rapidamente e-mail, immagini e documenti in cui compaiono.

Progetti alternativi per consultare gli Epstein Files: il caso Jmail

Non è semplice orientarsi tra i file pubblicati, e online sono nate strategie alternative per poterli consultare, tra queste Jmail. All'apparenza sembra una pagina del servizio di posta elettronica Gmail, dentro, però, ci sono solo le mail estratte dai file Epstein.

L’iniziativa è firmata da Luke Igel e Riley Walz, due sviluppatori già noti per progetti sperimentali e satirici. Per realizzare hanno utilizzato Google Gemini AI, sistema di intelligenza artificiale capace di eseguire l'OCR (Optical Character Recognition), ovvero il riconoscimento ottico dei caratteri. Questa tecnologia converte i PDF scannerizzati – spesso di bassa qualità e difficili da leggere – in testo. Il risultato è un archivio consultabile come una normale casella email.

Uno degli aspetti più rilevanti di Jmail è la possibilità di effettuare ricerche dirette. Inserendo parole come “Trump” o il nome di personaggi pubblici, l’utente può visualizzare immediatamente le conversazioni in cui queste parole chiave compaiono. Il sistema include inoltre un collegamento diretto ai documenti originali ospitati sui server governativi statunitensi, consentendo un confronto tra la versione riformattata e la fonte ufficiale.

Perché alcuni file sono oscurati

Negli Epstein Files compaiono a intermittenza barre nere che cancellano parti di testo, La legge che impone al Dipartimento di Giustizia la diffusione dei file su Jeffrey Epstein consente l’oscuramento dei documenti solo in casi circoscritti. Nomi, cognomi, mail o parto di testo possono essere cancellate per proteggere l’identità e i dati personali delle vittime, per rimuovere immagini violente o materiale di abuso sessuale su minori, oppure per evitare interferenze con indagini federali o procedimenti penali ancora in corso.

La normativa esclude esplicitamente qualsiasi censura motivata da imbarazzo, danni reputazionali o sensibilità politiche. La tutela dell’immagine di individui o istituzioni non costituisce una ragione valida per trattenere informazioni. La legge impone al Dipartimento di Giustizia di fornire al Congresso, entro quindici giorni, un elenco dettagliato di tutte le parti oscurate e delle relative giustificazioni.

Questa è davvero l’ultima tranche degli Epstein Files?

Non è chiaro se la pubblicazione dei documenti su Epstein sia davvero conclusa. Il vicedirettore del Dipartimento di Giustizia, Todd Blanche, ha definito la tranche “la conclusione di un processo completo di identificazione e revisione dei documenti”. Secondo il Dipartimento il lavoro è terminato.

I Democratici però non sono d'accordo. Troppe informazioni sarebbero state trattenute – circa 2,5 milioni di pagine – senza giustificazione. Il deputato Ro Khanna, tra i promotori dell’Epstein Files Transparency Act, ha sottolineato: “Il Dipartimento ha identificato oltre sei milioni di pagine potenzialmente rilevanti, ma ne pubblica solo 3,5 milioni dopo revisione e redazioni. Perché il resto non è stato pubblicato?”. Resta quindi aperta una domanda: quella del 3 febbraio è davvero l'ultima tranche degli Epstein Files?

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