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Adolescenti dipendenti dai chatbot, lo studio della Drexel University: “Tratti simili alle tossicodipendenze”

Uno studio della Drexel University di Philadelphia ha analizzato oltre 300 post su Reddit di adolescenti che descrivevano il loro rapporto con i chatbot di compagnia, osservando come molto spesso queste interazioni evolvano in vere e proprie dipendenze comportamentali.
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Anche prima che l'intelligenza artificiale generativa entrasse nella nostra quotidianità, il rischio di dipendenza tecnologica, soprattutto per gli adolescenti (ma non solo), era un tema noto. Basti pensare all'uso dei social network e ai vari fenomeni che ne sono derivati negli ultimi decenni, dal cyberbullismo agli effetti sulla percezione del proprio corpo fino alle challenge che mettono a rischio la vita.

Eppure con l'avvento dell'IA e dei chatbot qualcosa di profondo sta cambiando nel nostro rapporto con la tecnologia e con esso i rischi legati alle dipendenze tecnologiche. Pensiamo al successo, soprattutto tra gli utenti più vulnerabili, tra cui gli adolescenti, dei chatbot di compagnia forniti da piattaforme come Character.AI, Replika o Kindroid, già in passato finite al centro del mirino per i rischi in termini di sicurezza a cui potrebbero aver esposto gli utenti più giovani. Parliamo di chatbot che grazie all'IA sembrano avere una personalità umana tali da permettere una comunicazione realistica in tutto e per tutto.

Lo studio sulle interazioni tra adolescenti e chatbot

Dato che negli Stati Uniti più della metà degli adolescenti li utilizza regolarmente, un gruppo di ricercatori della Drexel University di Philadelphia ha cercato di capire l'impatto psicologico di questi chatbot a partire direttamente dal punto di vista dei ragazzi. Dal loro lavoro è emersa una situazione allarmante, che va oltre il profilo delle dipendenze tecnologiche così come eravamo abituate prima dell'avvento dell'AI.

In questo lavoro i ricercatori del laboratorio ETHOS , specializzati nello studio degli effetti sociali delle interazioni tra le persone e i sistemi informatici, della Drexel University hanno voluto esaminare il rapporto degli adolescenti con gli assistenti virtuali direttamente dal loro punto di vista. Per questo hanno utilizzato come base della loro analisi oltre 300 post su Reddit di utenti tra i 13 e i 17 anni che avevano come tema il loro rapporto problematico con i chatbot forniti da Character.AI.

Più di un quarto cerca un supporto emotivo

Dalla loro analisi è emerso che circa un quarto degli utenti si era rivolto agli assistenti virtuali per lo più per avere un supporto emotivo, ad esempio per affrontare la solitudine o l'isolamento, mentre meno del 5% lo aveva fatto per scopi pratici, di intrattenimento o studio. Fin qui, niente di troppo allarmante, anche perché nella maggior parte dei casi – almeno stando alle parole degli utenti stessi – queste conversazioni erano iniziate in modo positivo e si erano rivelate perfino apparentemente utili.

Eppure spesso queste interazioni nonostante le intenzioni iniziali degli utenti, si sono evolute in rapporti costanti, che in molti casi tendono ad assumere i tratti tipici delle dipendenze comportamentali, a volte "persino in comportamenti associati alla tossicodipendenza", spiegano i ricercatori, con effetti sulla qualità del sonno, il rendimento scolastico e perfino le relazioni sociali.

Tra questi tratti tipici delle dipendenze i ricercatori hanno individuato la presenza di schemi come il conflitto, l'astinenza e la ricaduta. Molti di questi ragazzi raccontavano infatti un dissidio interiore tra il bisogno/desiderio di parlare con il chatbot e il senso di colpa derivato dalla consapevolezza dell'uso eccessivo. O ancora, il loro rapporto con i chatbot, complice la loro forte antropomorfizzazione, mostrava anche un'importante componente di attaccamento emotivo ai bot.

Non solo, in queste interazioni i ricercatori hanno ravvisto anche vere e proprie forme di astinenza nel momento in cui gli utenti raccontavano di aver provato a ridurre l'uso dei chatbot. Proprio come succede a chi ha una dipendenza comportamentale e prova a liberarsene.

I rischi della personalizzazione dei chatbot

L'allarme lanciato dai ricercatori con questo studio, per quanto limitato al vissuto riferito di poco più che qualche centinaio di adolescenti, è molto chiaro: potremmo essere di fronte a un'evoluzione delle dipendenze tecnologiche rispetto a quelle precedenti all'arrivo dell'IA. E parte della responsabilità di questo rischio potrebbe risiedere proprio nelle caratteristiche di funzionamento dei chatbot. Spiegano i ricercatori:

"La personalizzazione, la multimodalità e la memoria rendono i compagni virtuali basati sull'IA diversi dalle tecnologie precedenti e fanno sì che sia più difficile distinguere una dipendenza da relazioni che sembrano autentiche". A fronte di queste osservazioni, i ricercatori della Drexel University si uniscono agli esperti che chiedono nella progettazione dei chatbot maggiori tutele per gli utenti, soprattutto per i più giovani e più in generale per chi è più esposto al rischio di dipendenze comportamentali o di isolamento sociale.

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