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Tormentilla, nel fiore selvatico due composti contro i batteri resistenti: nuovo studio su Microbiology

Un nuovo studio pubblicato su Microbiology identifica nella tormentilla due composti bioattivi con attività antibatterica, capaci di potenziare l’efficacia degli antibiotici contro i batteri resistenti. Agiscono interferendo con la disponibilità di ferro, un elemento fondamentale per la loro sopravvivenza.
A cura di Valeria Aiello
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Fiore giallo di tormentilla Potentilla erecta in ambiente naturale
Fiore di tormentilla (Potentilla erecta), pianta selvatica studiata per i suoi composti attivi contro i batteri resistenti agli antibiotici.

La tormentilla (Potentilla erecta), un piccolo fiore selvatico giallo diffuso in Europa – presente in quasi tutte le regioni d’Italia – potrebbe rivelarsi una nuova alleata contro i batteri resistenti agli antibiotici. A suggerirlo è un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Microbiology, in cui i ricercatori hanno identificato due composti bioattivi della pianta – l’acido ellagico e l’agrimoniina – capaci di bloccare la crescita dei patogeni multi-resistenti e che potenziare l’efficacia degli antibiotici di ultima istanza. Secondo gli autori dello studio, guidati da Kavita Gadar, ricercatrice dell’Università di Birmingham, queste due molecole sono in grado di inibire la crescita microbica interferendo con un meccanismo fondamentale per i batteri: la disponibilità di ferro, un elemento essenziale per la loro sopravvivenza.

Il nostro lavoro ha mostrato che gli estratti di tormentilla hanno proprietà antimicrobiche e limitano la formazione di biofilm, la matrice protettiva che li rende più resistenti ad antibiotici e sistema immunitariospiegano i ricercatori – . Questo potrebbe contribuire a spiegare perché la pianta sia stata utilizzata storicamente per il trattamento delle infezioni”.

La tormentilla è impiegata da secoli per trattare ferite, mal di gola, diarrea e malattie gengivali. Quest’uso tradizionale lasciava supporre che la pianta potesse contenere composti abbastanza potenti da uccidere i batteri.

Abbiamo pertanto voluto esplorare le basi scientifiche di questo uso storico – aggiungono gli autori dello studio – . I nostri risultati valorizzano l’impiego tradizionale della tormentilla per il trattamento delle infezioni, evidenziando come i suoi costituenti bioattivi possano essere sfruttati per prolungare l’efficacia della colistina, un’antibiotico di ultima linea per il trattamento delle infezioni da batteri resistenti.

Come agisce la tormentilla: il ruolo del ferro e l’effetto sui batteri resistenti

Per verificare queste proprietà, i ricercatori hanno inserito la tormentilla in uno screening più ampio di 70 specie vegetali, da cui sono stati ricavati gli estratti,  poi testati contro i batteri clinicamente rilevanti, inclusi patogeni associati a infezioni respiratorie e urinarie. In quest’indagine, la tormentilla si è distinta per la sua attività biologica.

I suoi estratti hanno mostrato non solo effetti antimicrobici, ma hanno anche interferito con la capacità dei batteri di formare biofilm, un passaggio cruciale perché queste strutture aumentano la resistenza ai trattamenti. A partire da questi risultati, il team ha approfondito l’analisi, per capire quali fossero le molecole responsabili dell’effetto osservato, arrivando a isolare l’acido ellagico e l’agrimoniina e a chiarirne il meccanismo d’azione.

Le due molecole agiscono alterando l’equilibrio del ferro all’interno delle cellule batteriche, privandole di un elemento essenziale per crescere e moltiplicarsi. In questo modo, i microrganismi diventano più vulnerabili agli antibiotici, come osservato con la colistina: anche a basse dosi, normalmente insufficienti, l’antibiotico in combinazione con l’estratto della pianta si è dimostrato efficace.

Ora ci stiamo concentrando sull’ottimizzazione di questa attività antimicrobica e sullo sviluppo di formulazioni per testarne il potenziale come trattamento in modelli sperimentali – concludono gli autori – . L’obiettivo è tradurre questi risultati in nuove opzioni terapeutiche contro i batteri resistenti”.

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