Studio italiano svela il segreto delle incisioni trovate su uova di struzzo di 60.000 anni

Su gusci d’uovo di struzzo di oltre 60.000 anni rinvenuti in Africa, i ricercatori hanno trovato linee e segni con una particolare disposizione geometrica. Un approfondito studio condotto da scienziati italiani ha dimostrato che non siamo di fronte a opere realizzate senza criterio, ma a incisioni che evidenziano un approccio basato su regole ben precise, in cui allineamento e angolazioni dei vari segni sono organizzati e “studiati a tavolino”. In altri termini, si tratta di lavori d’ingegno complessi che sottolineano capacità cognitive significative in termini di pianificazione e abilità nella rappresentazione grafica. Per i ricercatori, in queste opere è custodita una sorta di "grammatica visiva embrionale" che getta nuova luce su capacità e pensiero astratto dei nostri antenati.
È doveroso sottolineare che i gusci di struzzo lavorati, probabilmente utilizzati come contenitori per l’acqua, non sono le prime opere d’arte note alla scienza. La più antica, sulla quale esiste un significativo dibattito, è un insieme di impronte di mani e piedi di bambini scoperto in Tibet e descritto da scienziati cinesi dell’Università di Guangzhou. Secondo i ricercatori potrebbero avere oltre 200.000 anni. La loro disposizione evidenzia che non furono lasciate casualmente sul fango calcareo (poi trasformato in travertino), ma con un possibile scopo ludico, ricreativo o cerimoniale. La prima opera d’arte figurativa vera e propria mai scoperta risale invece a circa 51.200 anni fa ed è stata trovata in una grotta sull’isola di Sulawesi, in Indonesia. Si tratta di una pittura rupestre che mostra una scena di caccia al cinghiale con tre figure umane stilizzate. Opere di questo tipo diventarono molto più comuni tra i 10.000 e i 15.000 anni fa, quindi parliamo di un lavoro estremamente precoce, esattamente come le geometrie incise sui gusci d’uovo di struzzo.

A descrivere i segni sui gusci d'uovo dei grandi uccelli africani è stato un team di ricerca italiano guidato da scienziati del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, in collaborazione con una collega del Dipartimento di Studi sul Mondo Antico dell’Università Sapienza di Roma. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Silvia Ferrara, hanno analizzato oltre 100 frammenti di gusci incisi (EOES) provenienti da tre siti archeologici della tarda età della pietra media africana (MSA): due in Sudafrica — Diepkloof e Klipdrift — e uno in Namibia, Apollo 11. L’analisi geometrica e spaziale dei vari pezzi ha rivelato un’organizzazione basata su regole ben definite, in cui motivi, allineamenti, parallelismi e ortogonalità non dipendevano dal caso, ma da una volontà precisa degli artisti preistorici.
“Questi segni rivelano un modo di pensare sorprendentemente strutturato e geometrico. Stiamo parlando di persone che non si limitavano a tracciare linee, ma le organizzavano secondo principi ricorrenti: parallelismi, griglie, rotazioni e ripetizioni sistematiche, una grammatica visiva in stato embrionale”, ha affermato in un comunicato stampa la professoressa Ferrara. “Queste incisioni sono organizzate e coerenti, e mostrano una padronanza delle relazioni geometriche. Non c’è solo un processo di ripetizione dei segni: c’è una vera e propria pianificazione visuo-spaziale, come se gli autori avessero già in mente un’immagine complessiva prima di inciderla”, ha aggiunto l’esperta. “La nostra analisi dimostra che Homo sapiens già 60.000 anni fa possedeva una straordinaria capacità di organizzare lo spazio visivo secondo principi astratti”, ha sottolineato la dottoranda Valentina Decembrini, prima autrice dello studio. “Trasformare forme semplici in sistemi complessi seguendo regole definite è un tratto profondamente umano che ha caratterizzato la nostra storia nel corso dei millenni, dalla creazione di decorazioni allo sviluppo di sistemi simbolici e, infine, della scrittura”, ha concluso la ricercatrice.
È interessante notare che lo sviluppo del pensiero astratto e la capacità di esprimersi attraverso simboli – pilastri del nostro peculiare percorso evolutivo – erano già emersi dall’analisi di alcuni manufatti in pietra risalenti al Paleolitico medio, tra i 54.000 e i 100.000 anni fa. Attraverso scanner laser tridimensionali, i ricercatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme e del Dipartimento di Archeologia dell’Università Ben-Gurion del Negev hanno osservato che quelli che apparivano come abrasioni e segni di deterioramento erano in realtà decorazioni e intagli deliberati.
Si riteneva che l’espressione astratta fosse emersa molto più avanti nel corso della nostra storia evolutiva, ma questi reperti, così come i gusci d’uovo di struzzo, evidenziano che affonda le radici in tempi molto più antichi. I dettagli della nuova ricerca italiana "Earliest geometries: A cognitive investigation of Howiesons Poort engraved ostrich eggshells" sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLOS ONE.