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16 Giugno 2022
11:07

Scoperto buco nero dalla crescita mostruosa: divora una “Terra” ogni secondo

Il buco nero J1144 da 2,6 miliardi di masse solari cresce in modo abnorme, divorando in un solo secondo una quantità di massa paragonabile alla Terra.
A cura di Andrea Centini
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Nel cuore dello spazio profondo, a circa 7 miliardi di anni luce dalla Terra, è stato scoperto un buco nero supermassiccio che cresce a una velocità spaventosa. Nessun altro oggetto – ad esclusione delle supernovae – è paragonabile per luminosità nell'Universo più recente, entro 9 miliardi di anni. Il cuore di tenebra è così vorace che divora l'equivalente in massa della Terra in appena 1 secondo, una “fame” tale che gli permette di brillare 7mila volte in più della nostra galassia, la Via Lattea. Non a caso il corpo celeste, chiamato SMSS J114447.77-430859.3 o più semplicemente J1144, può essere visto con un telescopio amatoriale dal giardino di casa, se si ha la fortuna di avere un cielo privo di inquinamento luminoso. La sua magnitudine (la luminosità apparente dalla Terra) si attesta infatti attorno a 14,5.

A scoprire e descrivere il buco nero supermassiccio J1144 è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università Nazionale Australiana (ANU), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dello Space Telescope Science Institute di Baltimora (Stati Uniti), dell'Università della Sorbona (Francia), dell'Università Columbia di New York, dell'Osservatorio Astronomico del Sudafrica e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal dottor Christopher A. Onken, astronomo presso la Scuola di Ricerca Astronomica e Astrofisica dell'ateneo australiano, hanno detto che l'oggetto era in bella vista, sotto gli occhi di tutti, ma fino ad oggi era sfuggito a causa della sua posizione rispetto al piano galattico. “La ricerca di oggetti distanti diventa molto difficile quando guardi vicino al disco della Via Lattea: ci sono così tante stelle in primo piano che è molto difficile trovare le rare sorgenti sullo sfondo”, ha dichiarato a Sciencealert il dottor Onken.

Il buco nero supermassiccio J1144 viene classificato dagli astrofisici con il termine tecnico di quasar, ovvero radiosorgente quasi stellare. È in pratica un nucleo galattico attivo particolarmente luminoso, a causa dell'enorme mole di materiale (polveri e gas) che divora costantemente. Parte di esso viene incanalato lungo le linee del campo magnetico e scagliato sotto forma di plasma nello spazio profondo a velocità relativistiche, cioè prossime a quelle della luce. Sono questi getti e vortici di materiale a rendere osservabili i buchi neri, che altrimenti risulterebbero invisibili (possono essere identificati anche attraverso la tecnica del microlensing, che ha appena permesso di identificare il primo buco nero vagante nella Via Lattea). Secondo i calcoli degli esperti J1144 ha una massa 2,6 miliardi di volte superiore a quella del Sole, un vero colosso se confrontato a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia.

La crescita spropositata di J1144 è considerata un'anomalia da parte degli esperti, dato che buchi neri supermassicci con ritmi paragonabili appartengono all'Universo antico (il Big Bang si è verificato 13,8 miliardi di anni fa), mentre questo gigante, come indicato, si è sviluppato nell'Universo più recente. Altri quasar di dimensioni simili “hanno smesso di crescere così rapidamente miliardi di anni fa”, hanno scritto gli scienziati in un comunicato stampa, sottolineando di voler capire perché J1144 è così peculiare. “Forse due grandi galassie si sono schiantate l'una contro l'altra, incanalando un sacco di materiale sul buco nero per alimentarlo”, ha affermato il dottor Onken prospettando uno scenario apocalittico. “Questo buco nero è così anomalo che, anche se non dovremmo mai dire mai, non credo che ne troveremo un altro come questo”, gli ha fatto eco il coautore dello studio Christian Wolf. “Siamo abbastanza fiduciosi che questo record non verrà battuto. Abbiamo sostanzialmente esaurito il cielo dove oggetti come questo potrebbero nascondersi”, ha chiosato lo scienziato. I dettagli della ricerca “Discovery of the most luminous quasar of the last 9 Gyr” sono stati caricati sul database ArXiv, in attesa della pubblicazione su Publications of the Astronomical Society of Australia.

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