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Scoperti in Brasile i resti di un rincosauro, uno strano e antichissimo rettile: cosa sappiamo su questi animali

Ricercatori brasiliani hanno rinvenuto i resti di un piccolo rincosauro nel sito paleontologico di Buriol. Questi strani animali scomparvero misteriosamente nel Triassico superiore, prima che i dinosauri diventassero i dominatori della Terra.
A cura di Andrea Centini
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Ricostruzione di rincosauri. Credit: Petr Menshikov/DiBgd/Wikipedia
Ricostruzione di rincosauri. Credit: Petr Menshikov/DiBgd/Wikipedia

In una formazione geologica del Brasile è stato trovato il fossile di un antichissimo rettile, un rincosauro, vissuto tra 232 e 227 milioni di anni fa (nel Carnico, il primo dei piani stratigrafici del Triassico superiore). A rendere questo reperto particolarmente prezioso è il fatto che appartiene a un esemplare minuscolo, con un cranio lungo appena 2,5 centimetri. Secondo gli esperti si tratta di un piccolo che ha perso la vita poco dopo la nascita, alla luce dello stato di usura praticamente inesistente dei denti. Quello recuperato è uno degli esemplari più piccoli mai scoperti di questo strano e affascinante gruppo di rettili, originatosi prima dei dinosauri e scomparso prima che questi ultimi diventassero i “dominatori” della Terra. I rincosauri, caratterizzati da una "faccia" curiosa, non sono antenati dei dinosauri, ma derivano da un antenato comune separatosi molto tempo prima; per questo presentano caratteristiche anatomiche piuttosto diverse.

I frammenti del fossile di rincosauro. Credit: Morais et al. 2025
I frammenti del fossile di rincosauro. Credit: Morais et al. 2025

A scoprire e descrivere il fossile del minuscolo rincosauro è stato un team di ricerca brasiliano composto da scienziati del Centro de Apoio à Pesquisa Paleontológica dell’Universidade Federal de Santa Maria, nello Stato di Rio Grande do Sul. I paleontologi, guidati dal professor Flávio Augusto Pretto, hanno rinvenuto i resti del piccolo rettile nella formazione geologica triassica di Buriol, nota per la ricchezza di fossili. Purtroppo non è stato trovato molto dell’esemplare, classificato con il nome in codice CAPPA/UFSM 0295: nel campione di roccia sono presenti infatti solo parte del cranio e frammenti della mandibola. Nonostante i resti siano esigui, risultano comunque preziosissimi, perché è proprio da questi elementi che può essere effettuata la classificazione dei rincosauri. Questi antichi rettili avevano un corpo tozzo e robusto, una testa triangolare e un becco (derivato dalla fusione dei premascellari) non molto diverso da quello di ceratopsidi – dinosauri come il triceratopo e il nasuceratopo. L’elemento più distintivo riguarda l’apparato mascellare e mandibolare, “formato da una placca dentaria mascellare scanalata e da una lama dentaria”, spiegano Pretto e colleghi nell’abstract dello studio. I denti erano disposti su più file e formavano strutture a forbici affilatissime che permettevano loro di strappare e masticare anche vegetali molto duri (erano infatti erbivori, di cui recentemente è stato scoperto uno dei più antichi rappresentanti).

La mandibola del rincosauro. Credit: Morais et al. 2025
La mandibola del rincosauro. Credit: Morais et al. 2025

“Poiché il numero di denti (ed eventualmente di solchi e lame) può variare sia ontogeneticamente (cioè durante la crescita, NDR) sia filogeneticamente, comprendere lo sviluppo di tali tratti morfologici è importante per valutare con sicurezza i set di dati filogenetici”, hanno spiegato gli autori dello studio. I ricercatori hanno analizzato il fossile con scansioni micro TC, poiché qualunque intervento di preparazione avrebbe inevitabilmente danneggiato il reperto. “Il fossile è davvero molto fragile, quindi qualsiasi rottura accidentale durante la preparazione sarebbe praticamente irreversibile. La preparazione digitale tramite TC non solo ci è sembrata più sicura, ma ci ha anche permesso di osservare strutture nascoste, come gli impianti dentali, che non sarebbero accessibili senza i raggi X”, ha sottolineato il professor Pretto in un comunicato stampa.

Il piccolo rincosauro, appartenente al gruppo degli Hyperodapedontinae, presentava diversi caratteri importanti per la classificazione, “come la cresta dell’angolo della bocca ben sviluppata, una finestra infratemporale chiusa ventralmente e una combinazione di denti conici e piramidali nella mascella”. I ricercatori sono giunti alla conclusione che si trattasse di un esemplare giovane di Macrocephalosaurus mariensis, una delle specie di rincosauri presenti in Brasile circa 230 milioni di anni fa. Questi strani rettili sono stati trovati praticamente ovunque, perché all’epoca sulla Terra c’era un grande supercontinente chiamato Pangea. Quando i continenti si separarono, si separarono anche i fossili di rincosauro, che rappresentano fino al 60 percento dei fossili del loro periodo.

Non è chiaro il motivo, ma questi animali scomparvero alla fine del Triassico, prima dell’esplosione dei dinosauri, con i quali comunque condivisero un certo periodo di tempo. Secondo i ricercatori, tra le possibili cause della scomparsa vi sarebbe la rapida usura dei denti, che non poteva competere con quella dei gruppi emergenti in grado di divorare piante più robuste. Con la scomparsa di alcune specie vegetali di cui si nutrivano, sarebbero scomparsi anch’essi. I dettagli della ricerca “A post-hatchling rhynchosaur from the Brazilian Triassic and the ontogenetic development of key characters within Hyperodapedontinae” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Systematic Palaeontology.

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