Quanti oggetti come 3I/ATLAS si nasconderebbero nel Sistema solare: l’ipotesi di Avi Loeb

Nei giorni scorsi un nuovo studio guidato da scienziati dell'Osservatorio Astronomico di Shanghai facente capo all'Accademia Cinese delle Scienze ha determinato che il raggio del nucleo di 3I/ATLAS è di 1,3 chilometri, con un margine di errore di + o – 0,2 chilometri. Ciò significa che il diametro dell'oggetto interstellare si assesterebbe tra i 2,4 e i 2,8 chilometri. Il dato è stato ottenuto utilizzando le immagini del Telescopio Spaziale Hubble catturate tra la fine dello scorso anno e l'inizio del 2026, dopo il perielio. Si tratta di dimensioni superiori a quelle stimate in precedenza – da circa 500 metri a 1 chilometro – ma sensibilmente inferiori a quelle ipotizzate subito dopo la scoperta del visitatore interstellare, a luglio del 2025, quando si pensava potesse essere un colosso di 20 chilometri.
Sulla base del calcolo delle nuove dimensioni, assumendo che 3I/ATLAS sia una cometa naturale appartenente a una popolazione diffusa nello spazio interstellare, il professor Avi Loeb dell'Università di Harvard ha calcolato che essa avrebbe una massa di circa 5 miliardi di tonnellate. Questo valore è determinato dalla densità di massa tipica delle comete, che si attesta sui 0,5 grammi per centimetro cubo. Con questa premessa, secondo l'astrofisico israeliano naturalizzato statunitense nel nostro Sistema solare dovrebbero esserci fino a 10.000 miliardi (1013) oggetti come 3I/ATLAS, un numero enorme che stride con ciò che effettivamente abbiamo osservato fino ad oggi.
Tuttavia, grazie alla recente “prima luce” del potentissimo Osservatorio Vera C. Rubin costruito sul Cerro Pachón in Cile, sotto uno dei cieli più bui e stellati del mondo, la situazione potrebbe cambiare rapidamente. Questo sensibilissimo osservatorio – dotato di un telescopio con uno specchio primario di 8,4 metri – è stato in grado di scoprire 2.000 nuovi asteroidi in appena una settimana di funzionamento, pertanto è uno straordinario “cacciatore” di oggetti minori transienti come i sassi spaziali e gli astri chiomati, sia nostrani che provenienti dallo spazio interstellare.
Ma come è arrivato il professor Avi Loeb a determinare un potenziale numero così grande di oggetti come 3I/ATLAS nel Sistema solare? In astronomia, in base alla frequenza di avvistamento di un dato oggetto in un determinato intervallo di tempo, è possibile stimare la densità di quegli stessi oggetti. In altri termini, se un oggetto è stato rilevato in certe quantità e in un certo tempo, allora oggetti simili devono essere sufficientemente abbondanti da rendere probabile quella rilevazione. In cinque anni di funzionamento il sistema di sorveglianza ATLAS (anch'esso sito in Cile) ha rilevato un unico oggetto interstellare, pertanto, sulla base del principio sopraindicato e le caratteristiche di 3I/ATLAS (nucleo di circa 2,6 chilometri e massa di 5 miliardi di tonnellate), il professor Loeb indica sul blog Medium “che dovrebbero esserci circa 1-2 oggetti di questo tipo in qualsiasi momento all'interno dell'orbita di Giove attorno al Sole.” “Poiché la survey ATLAS (dove ATLAS sta per Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System ) ha scoperto 3I/ATLAS entro quella distanza, dovrebbe esserci sempre un oggetto rilevabile simile a 3I/ATLAS. Ciò suggerisce che le precedenti survey del cielo abbiano mancato un gran numero di questi oggetti”, ha aggiunto l'astrofisico.
Lo scienziato spiega che le comete sono legate gravitazionalmente al Sole fino alla famosa Nube di Oort, una regione remota e fredda che si estende a una distanza 100.000 volte superiore a quella che separa la Terra dal Sole, conosciuta come unità astronomica (UA), pari a circa 150 milioni di chilometri. “Dati i numeri sopra menzionati, dovrebbero esserci dieci trilioni (=10^{13}) di oggetti come 3I/ATLAS all'interno del volume sferico della Nube di Oort attorno al Sole”, evidenzia Loeb. È doveroso ricordare che negli Stati Uniti il trilione equivale a 1012, quindi mille miliardi, mentre in Italia un trilione è 1 miliardo di miliardi (1018). Pertanto 1013 è pari a 10.000 miliardi di oggetti come 3I/ATLAS.
Il professor Loeb sottolinea che questi valori sono interessanti soprattutto per le masse coinvolte; in pratica, la massa complessiva degli oggetti interstellari presenti nel Sistema solare (dalla Nube di Oort in giù) dovrebbe essere di circa 100 masse terrestri. “Per fare un paragone – evidenzia lo scienziato – la quantità totale di materiale roccioso nei pianeti del Sistema Solare è di poche masse terrestri, circa 30 volte inferiore. La quantità totale di polvere interstellare all'interno della Nube di Oort è di diverse decine di masse terrestri.” Loeb spiega che se questi calcoli sono realistici, allora ogni stella della Via Lattea (la nostra galassia) avrebbe dovuto espellere dal proprio sistema planetario iniziale una massa pari a circa 100 masse terrestri in rocce e ghiaccio. “Applicando questo a livello locale, si ipotizza che il Sistema Solare abbia espulso una massa dieci volte superiore in rocce ghiacciate rispetto alla massa rocciosa trattenuta all'interno dei suoi attuali pianeti”, ha chiosato il professor Loeb.
Lo scienziato sostiene che se gli oggetti come 3I/ATLAS sono così comuni lo scopriremo nel prossimo decennio, grazie alle indagini del sopracitato Osservatorio Vera Rubin. In pratica, se l'oggetto interstellare è una cometa naturale come sostiene la maggior parte degli astronomi e parte di una popolazione vastissima, grazie alle capacità del Vera Rubin non ci faremmo sfuggire ulteriori incontri. Ma Avi Loeb non esclude anche la possibilità che l'oggetto possa essere in realtà il prodotto artificiale di una civiltà aliena, che lo avrebbe potenzialmente inviato per indagare sul Sistema solare interno. In sostanza, l'astrofisico si chiede se si tratti di qualcosa di unico e speciale oppure di un oggetto naturale come tanti, di cui abbiamo una conoscenza limitata principalmente perché fino ad oggi non avevamo la tecnologia adatta per una sorveglianza adeguata. Chiaramente si tratta solo di ipotesi e al momento non c'è evidenza scientifica che siamo innanzi a qualcosa di diverso di un oggetto naturale, al netto delle anomalie che Avi Loeb sta studiando anche con l'astrofisico italiano Toni Scarmato, recentemente intervistato su Fanpage.it.