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Quali sono i migliori Paesi dove trasferirsi, se cerchi aria pulita

Sono solo dieci i Paesi dove la qualità dell’aria rientra nella soglia di sicurezza dell’OMS per il particolato fine (PM 2,5), le minuscole particelle che sono causa di malattie e molti problemi di salute. Ecco quali sono e qual è la situazione in Italia.
A cura di Valeria Aiello
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L’idea di trasferirsi all’estero è sempre più una tentazione per molte persone, non solo per il clima e le opportunità di lavoro e fiscali, ma anche per rifugiarsi dal caos e l’inquinamento delle grandi città. Sono però davvero pochi i Paesi dove la qualità dell’aria rientra nella soglia di sicurezza dell’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) per il particolato fine (PM 2,5), le minuscole particelle che sono causa di una serie di malattie e problemi di salute, soprattutto alle vie respiratorie e all’apparato circolatorio.

Su 134 Paesi e regioni esaminati in un nuovo rapporto, solo dieci soddisfano i limiti fissati dall’OMS – Australia, Bermuda, Estonia, Finlandia, Grenada, Islanda, Mauritius, Nuova Zelanda, Polinesia francese e Porto Rico – con concentrazioni medie di PM 2,5 inferiori alla soglia di 5 µg/m3 nell’ultimo anno. Tutti gli altri hanno fatto registrare livelli medi superiori, inclusa l’Italia, dove le concentrazioni di PM 2,5 sono in media di 15 µg/m3.

Quali sono i Paesi con l’aria più pulita

Secondo l’ultimo rapporto di IQAir, un’organizzazione svizzera per la qualità dell’aria che raccoglie dati da oltre 30.000 stazioni di monitoraggio in tutto il mondo, su 134 Paesi e regioni presi in esame nel 2023, solo dieci hanno fatto registrare concentrazioni di PM 2,5 al di sotto di 5 µg/m3, dunque inferiori alla soglia di sicurezza stabilità dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per le polveri sottili. Questi Paesi, in ordine crescente per livelli medi di PM 2,5 sono:

  • Polinesia francese (3,2 µg/m3)
  • Mauritius (3,5 µg/m3)
  • Islanda (4 µg/m3)
  • Grenada (4,1 µg/m3)
  • Bermuda (4,1 µg/m3)
  • Nuova Zeland (4,3 µg/m3)
  • Australia (4,5 µg/m3)
  • Porto Rico (4,5 µg/m3)
  • Estonia (4,7 µg/m3)
  • Finlandia (4,9 µg/m3)

Dove si colloca l’Italia

L’Italia è lontana dalle parti alte della classifica, solo 64esima per concentrazioni di polveri sottili e 71esima tra le peggiori, con livelli di PM 2,5 pari a 15 µg/m3 nel 2023, – tre volte superiori al limite fissato dall’OMS sebbene in riduzione rispetto al 2022, quando il livello medio di PM 2,5 ha sfiorato i 19 µg/m3. In Europa, l’Italia fa peggio anche di Germania (9 µg/m3) Francia (9,5 µg/m3) e Spagna (9,9 µg/m3) e, a livello globale, anche di Stati Uniti (9,1 µg/m3), Russia (10 µg/m3) e Giappone (9,6 µg/m3).

Quando invece alle città e province italiane, l’aria peggiore si respira a Padova (24,9 µg/m3), Modena (20,3 µg/m3), Lodi (19,8 µg/m3), Brescia (19 µg/m3), Milano (19 µg/m3), Pavia (16,1 µg/m3) e Benevento (15,6 µg/m3). Poco sotto la media nazionale, Bergamo (14,8 µg/m3), Como (14,8 µg/m3), Roma (13,1 µg/m3), Firenze (13,1 µg/m3), Torino (12,9 µg/m3) e Napoli (11,4 µg/m3).

I Paesi dove l’aria è più inquinata

Livelli di inquinamento particolarmente pericolosi in Bangladesh (79,9 µg/m3) e Pakistan (73,7 µg/m3), che hanno una concentrazione media di PM 2,5 che supera anche di 15 volte la soglia di sicurezza dell’OMS, ma anche in India (54,4 µg/m3), Tagikistan (49 µg/m3) e Burkina Faso (46,6 µg/m3).

Situazione non migliore in Medio Oriente, dove Iraq (43,8 µg/m3) e Emirati Arabi Uniti (43 µg/m3) registrano i livelli di PM 2,5 di quasi 10 volte superiori alla soglia dell’OMS, ma anche in Indonesia (37,1 µg/m3) e Cina (31,5 µg/m3). Pure il Canada, a lungo considerato come il paese con l’aria più pulita del mondo occidentale, è tra i peggiori, con livelli di PM 2,5  (10,3 µg/m3) due volte superiori al limite di sicurezza a causa degli incendi record che lo scorso anno hanno devastato il Paese.

Cos’è il particolato fine (PM 2,5) e quali sono i rischi

Con particolato fine (PM 2,5) si intendono tutte quelle particelle, o polveri sottili che hanno un diametro pari o inferiore ai 2,5 micron (meno di un centesimo dello spessore di un capello), le cui fonti legate all’attività umana sono dovute ai gas di scarico dei motori benzina o diesel, alle emissioni dovute alle attività industriali e all’uso dei combustibili per il riscaldamento domestico (carbone, legna e gasolio).

Queste particelle restano sospese nell’aria e, quando respirate, penetrando nei polmoni e quindi nel sangue, da dove raggiungono gli altri organi e possono superare anche la barriera emato-encefalica, entrando nel cervello. All’esposizione ai PM 2,5 sono associate malattie respiratorie, acute o croniche, come lo allergie, bronchiti croniche (BPCO) e asma, ma anche lo sviluppo di patologie cardiovascolari, come aterosclerosi, disfunzione endoteliale e infarti, e tumori. È stato anche scoperto che l’esposizione a PM 2,5 è collegata allo sviluppo del morbo di Alzheimer, una delle forme più comuni di demenza, probabilmente perché queste minuscole particelle causano infiammazione e stress ossidativo nel cervello, contribuendo all’insorgenza della malattia.

Si stima che l’inquinamento atmosferico uccida 7 milioni di persone all’anno in tutto il mondo – più dell’AIDS e della malaria messi insieme – e questo peso è più pesantemente avvertito nei Paesi in via di sviluppo, che fanno affidamento su combustibili particolarmente sporchi, come carbone e legna, per il riscaldamento e la produzione elettrica. L’area urbana più inquinata al mondo nel 2023 è stata Begusarai, in India, che ospita anche le nove delle dieci città più inquinate del mondo.

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