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Qual è davvero il legame tra peso e rischio di demenza: la risposta in un nuovo studio

Un nuovo studio ha scoperto che tra demenza vascolare e un Indice di massa corporeo (IMC) superiore ai valori raccomandati non esiste solo un collegamento, ma una rapporto di causa diretto.
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La demenza, ovvero la progressiva perdita delle funzioni cognitive, è una delle emergenze sanitarie più urgenti dei nostri tempi. Si stima infatti che entro il 2050 potrebbe interessare circa 150 milioni di persone, circa tre volte il numero di quelle attuali. Ovviamente l'invecchiamento progressivo della popolazione è un fattore chiave in questo aumento esponenziale dei casi di demenza, ma da solo non basta a spiegarlo. In questo articolo abbiamo spiegato quali sono i primi sintomi.

Data anche l'assenza di una cura definitiva, negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sui possibili fattori responsabili di questa condizione. Nel 2020 una Commissione Lancet ha stilato una lista di ben 12 fattori modificabili, poi aggiornata a 14 nel 2024, che da soli sono responsabili del 40% delle diagnosi. Tra questi, accanto alla depressione, il fumo e l'isolamento sociale, da sempre anche l'obesità è considerata un importante fattore di rischio per la demenza. Oggi, rispetto a quanto sapevamo già, possiamo fare un passo in avanti importante.

Il legame diretto tra obesità e demenza

Secondo quanto emerso da un nuovo studio pubblicato sul The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism suggerisce l'obesità non sarebbe soltanto collegabile alla demenza, ma potrebbe essere perfino una causa diretta. Nello specifico infatti lo studio si riferisce alla demenza vascolare, ovvero quella forma di demenza in cui la degenerazione del tessuto cerebrale – spiega il Manuale MSD –  è causata da una diminuzione o blocco dell'afflusso di sangue. In questo rapporto causa-effetto svolgerebbe un ruolo chiave la pressione alta.

Lo studio, guidato dall'ospedale universitario di Copenaghen Rigshospitalet e dall'Università di Copenaghen, è stato condotto sui dati di partecipanti residenti a Copenaghen e nel Regno Unito con sovrappeso e obesità, ovvero IMC (Indice di massa corporea) superiore alla norma. Attraverso un metodo di studio molto particolare, noto come "randomizzazione mendeliana", hanno stabilito che tra un peso corporeo superiori ai valori considerati "normali" e la demenza vascolare esiste un rapporto causale diretto. Sembra una sfumatura di significato minima, ma in realtà in ambito scientifico tra correlazione e causa c'è una differenza enorme. Questo significa che condizioni come obesità o sovrappeso possono aumentare di fatto il rischio di demenza.

La particolarità di questo metodo è infatti quella di stabilire un eventuale rapporto di causa-effetto tra un dato fattore e un certo aspetto basandosi sulla variazione genetica e questo permette di escludere eventuali fattori esterni che potrebbero condizionare i risultati dello studio.

Il ruolo della pressione sanguigna

I ricercatori hanno anche scoperto come queste due condizioni sono legate tra loro. A svolgere un ruolo fondamentale è infatti la pressione alta (ipertensione). Secondo gli studiosi questo suggerisce che trattare e prevenire la pressione alta potrebbe aiutare a ridurre il rischio di sviluppare demenza.

Un altro possibile ambito in cui si potrebbero avere risultati significativi in un'ottica preventiva della demenza vascolare – spiegano i ricercatori – è quello dei farmaci contro l'obesità.

Restano però ancora tante domande irrisolte a cui si potrà trovare risposta soltanto con altri studi: "I farmaci per la perdita di peso sono stati recentemente testati per fermare il declino cognitivo nelle prime fasi del morbo di Alzheimer, ma senza alcun effetto benefico", ha spiegato la professoressa Ruth Frikke-Schmidt, autore senior dello studio. Tuttavia – ha aggiunto la ricercatrice resta da testare se l'utilizzo di questi farmaci prima della comparsa dei sintomi cognitivi possa avere un ruolo protettivo contro la demenza.

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