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Pesticida agricolo associato a un rischio quasi triplo di Parkinson: lo studio

Un nuovo studio condotto dall’Università della California ha rilevato una forte associazione tra il pesticida clorpirifos e il rischio di Parkinos. L’esposizione prolungata è risultata correlata a un rischio superiore di 2,5 volte, inoltre sono stati osservati i potenziali meccanismi biologici scatenanti in test su modelli murini.
A cura di Andrea Centini
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I ricercatori hanno trovato una forte associazione tra l'esposizione al pesticida clorpirifos (CPF) e il morbo di Parkinson, una diffusa malattia neurodegenerativa che, come spiegato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), è caratterizzata da rigidità muscolare, tremori, difficoltà a camminare e mantenere l'equilibrio. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Molecular Neurodegeneration ha infatti evidenziato che le persone esposte a lungo al pesticida agricolo presentano un rischio 2,5 volte superiore di sviluppare la patologia. Inoltre gli scienziati hanno rilevato effetti su modelli murini (topi) che possono spiegare i meccanismi biologici di questa correlazione, come perdita dei neuroni dopaminergici, deficit motori, infiammazione cerebrale e accumulo di una proteina legata al Parkinson chiamata alfa sinucleina.

È importante sottolineare che l'Unione Europea ha vietato l'uso del clorpirifos – un pesticida organofosfato – dal 2020, alla luce degli effetti neurotossici evidenziati dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (ESFA) durante indagini precedenti, pertanto anche in Italia non è più in uso da alcuni anni. Tuttavia ci sono persone che sono state esposte a lungo al pesticida e rientrano dunque nella categoria a rischio, per la quale gli autori dello studio evidenziano i potenziali benefici di uno monitoraggio neurologico più approfondito. Sebbene sia vietato nella UE, il clorpirifos è ancora ampiamente utilizzato nell'agricoltura degli Stati Uniti e in molti altri Paesi, con rischi da non sottovalutare per la salute. A determinare che l'esposizione al pesticida clorpirifos è associato a un rischio 2,5 volte superiore di contrarre il Parkinson è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del Dipartimento di Neurologia presso la Scuola di Medicina David Geffen dell'Università della California di Los Angeles (UCLA), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Epidemiologia e del Laboratorio di spettrometria di massa Pasarow – Istituto Jane e Terry Semel per le neuroscienze.

I ricercatori, coordinati dal professor Jeff Bronstein, docente di Neurologia presso l'ateneo californiano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una duplice indagine. Nella prima parte hanno effettuato uno studio di popolazione, osservando il rischio di Parkinson in due coorti distinte, nella seconda hanno verificato gli effetti dell'esposizione al pesticida su modelli murini. Per la prima parte della ricerca hanno coinvolto circa 1700 persone suddivise in due gruppi: pazienti con Parkinson e individui in salute. Dopo aver determinato il tempo di esposizione individuale al pesticida, sulla base degli indirizzi di residenza e lavoro, il professor Bronstein e colleghi sono giunti alla conclusione che chi risultava maggiormente esposto (a lungo) al clorpirifos presentava un rischio 2,5 volte superiore di ammalarsi.

Nella seconda parte dell'indagine i ricercatori hanno esposto topi maschi di 6 mesi all'inalazione del pesticida in quantità paragonabili a quelle umane per 11 settimane, osservandone comportamento e alterazioni neurologiche. Dalle analisi è emerso che i roditori esposti hanno sviluppato deficit motori, perdita di neuroni che producono dopamina, attivazione della microglia e accumulo della proteina alfa-sinucleina patologica. I ricercatori hanno determinato che parte degli effetti era correlata all'alterazione dell'autofagia e all'accumulo della proteina, anche grazie a ulteriori esperimenti sui pesci zebra. Si tratta di informazioni preziose che potrebbero portare a trattamenti per proteggere le cellule esposte ai meccanismi distruttivi e dunque i pazienti a rischio.

Questo studio stabilisce che il clorpirifos è un fattore di rischio ambientale specifico per il morbo di Parkinson, non solo i pesticidi in generale”, ha dichiarato il professor Bronstein in un comunicato stampa. “Mostrando il meccanismo biologico nei modelli animali, abbiamo dimostrato che questa associazione è probabilmente causale. La scoperta che la disfunzione dell'autofagia determina la neurotossicità ci indica anche potenziali strategie terapeutiche per proteggere le cellule cerebrali vulnerabili”, ha chiosato l'esperto. Un precedente studio condotto dall'Ospedale Pediatrico di Los Angeles aveva trovato un'associazione tra l'insetticida e lo sviluppo di anomalie strutturali e metaboliche nel cervello dei bambini. Nel 2018 scattò un'allerta europea per pomodori provenienti dall'Italia contaminati dal pesticida con livelli sensibilmente superiori alla norma. I dettagli della nuova ricerca “The pesticide chlorpyrifos increases the risk of Parkinson’s disease” sono stati pubblicati su Molecular Neurodegeneration.

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