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Perché si trovano conchiglie bucate sulla spiaggia e qual è il significato dei fori

Spesso sulla spiaggia si trovano conchiglie con piccoli e precisi fori nella parte superiore della valva. Qual è il significato di questi buchi e perché sono frutto di uno dei comportamenti più affascinanti in natura.
A cura di Andrea Centini
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Conchiglie con i fori. Credit: Wikipedia
Conchiglie con i fori. Credit: Wikipedia

Durante una passeggiata in spiaggia a chiunque è capitato di imbattersi in conchiglie di molluschi bivalvi con un perfetto forellino nella parte superiore della valva. Telline, vongole e specie appartenenti al genere Cardium sono tra quelle più interessate dal fenomeno e facili da trovare sulla battigia. Ma le conchiglie bucate, spesso utilizzate per farne ciondoli, pendagli e decorazioni varie, non sono un “regalo” di madre natura per chi ama realizzare gioiellini. In realtà nascondono una verità affascinante e alquanto "tragica", perlomeno dal punto dell'animale che veniva protetto dalla robusta valva.

I fori, molto precisi, non sono altro che il risultato di uno dei più chirurgici, prolungati e laboriosi metodi di predazione conosciuti in natura. Sono infatti provocati da altri molluschi (in questo caso gasteropodi) che vanno a caccia di bivalvi sommersi nella sabbia. Dopo aver individuato la preda, queste chiocciole marine – appartenenti alla famiglia Naticidae – sfruttano una particolare struttura anatomica (chiamata radula) per produrre il foro e poter raggiungere i tessuti molli della preda. Si tratta di un'appendice dell'apparato buccale chitinosa e retrattile, dotata di forti dentelli con cui raschiare la dura conchiglia in carbonato di calcio.

Il meccanismo, in realtà, come spiegato in un articolo dall'ecologo marino, scrittore e divulgatore scientifico Andrea Bonifazi, è più complesso e non si limita alla semplice perforazione meccanica della conchiglia. La procedura prevede infatti diverse fasi in cui si alternano raschiamento e scioglimento chimico del carbonato di calcio attraverso le secrezioni della ghiandola perforatrice, un'altra struttura anatomica presente nel piede del gasteropode. L'intero processo può durare anche oltre 60 ore, evidenzia lo scienziato romano. “Non appena il foro viene ultimato, il Naticide può inserirci la proboscide, iniziando così a divorare l’ormai inerme preda. Il foro è differente a seconda delle della specie che lo produce ed il pasto che ne scaturirà potrà essere sufficiente per i successivi 5-14 giorni”, sottolinea Bonifazi, che gestisce la famosa pagina di divulgazione scientifica “Scienze Naturali” sui social network.

In genere, spiega l'esperto, il foro si trova all'altezza dell'umbone, che è la parte sommitale della valva dei bivalvi, la prima a formarsi durante lo sviluppo. Sotto di esso si trovano le parti del mollusco più “prelibate”, pertanto non c'è da stupirsi che i predatori si siano evoluti per puntarle in modo sistematico. Sono conosciute in natura circa 270 specie di gasteropodi Naticidi, diverse delle quali vivono nel Mar Mediterraneo. Tra le più comuni vi è Neverita josephinia, una chiocciolina nota come “natica” che vive fino a una decina di metri di profondità. Molto spesso la sua conchiglia di un rosa delicato viene trovata sulla spiaggia in compagnia di quelle delle sue prede preferite, con il segno inequivocabile lasciato dal lavorio della radula e della ghiandola perforatrice.

I Naticidi sono noti anche per essere i responsabili di quelle spettacolari strutture a forma di merletto che talvolta si trovano sulla spiaggia, sulle quali spesso si specula in modo fantasioso. Sono semplicemente (e meravigliosamente) il risultato della deposizione delle uova di questi straordinari gasteropodi marini, artisti tanto nella predazione quanto nel generare nuova vita.

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