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Covid 19
25 Agosto 2022
16:11

Perché la nuova ondata Covid è la più mortale di tutte in Giappone (e cosa vuol dire per l’Italia)

Il numero di decessi continua rapidamente a salire nel Paese asiatico, dove la circolazione della variante Omicron BA.5 sta facendo registrare tassi di mortalità superiori a qualsiasi variante precedente.
A cura di Valeria Aiello
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Il Giappone, che conta circa 125 milioni di abitanti, è uno dei pochi Paesi che, come l’Italia, è stato considerato tra i migliori nella gestione delle prime ondate di Covid. Tuttavia, ora che ci stiamo avvicinando alla fine del terzo anno di pandemia, i nuovi scenari epidemici dovrebbero essere indicativi dei vantaggi e dei limiti rappresentati dalle politiche adottate dai governi per fronteggiare l’emergenza e per fare in modo che le economie nazionali tornino a marciare libere da qualsiasi preoccupazione di salute pubblica.

Cosa sta succedendo in Giappone

Attualmente il Giappone sta affrontando la sua ondata più dura di infezioni e decessi legati alla sotto-variante BA.5 di Omicron, nonostante circa l’80% della sua popolazione sia completamente vaccinata e due terzi di tutti i suoi cittadini (quasi il 90% degli anziani) abbiano ricevuto dosi di richiamo. In altre parole, il Giappone detiene al momento lo scomodo primato di essere il nuovo epicentro della pandemia di Covid, insieme alla Corea del Sud e all’Australia.

I decessi dell’ondata BA.5 in Giappone sono maggiori rispetto a quelli causati da qualsiasi variante prcedente
I decessi dell’ondata BA.5 in Giappone sono maggiori rispetto a quelli causati da qualsiasi variante prcedente

In termini numerici, finora il Giappone ha segnalato complessivamente oltre 17 milioni di casi, rispetto a circa 1,7 milioni del gennaio 2022, e oltre 37mila decessi totali per Covid, di cui più della metà si è verificata durante la fase Omicron della pandemia. La media a sette giorni delle vittime è tuttora al massimo della pandemia, pari a 266 al giorno, che si traduce in un bollettino quotidiano di oltre 700 morti per Covid ogni 24 ore. Dall’inizio di agosto, la media a sette giorni dei contagi è rimasta costantemente superiore ai 200.000 casi al giorno, superando di gran lunga il picco precedente di quasi 100.000 infezioni ogni 24 ore registrato all’inizio di febbraio, quando la variante Omicron BA.1 ha iniziato a circolare in Giappone.

La gestione giapponese della pandemia

Ma perché questa nuova ondata, la settima in Giappone, sta colpendo così forte? E cosa sta facendo il Governo per contrastare la diffusione della variante BA.5? Secondo alcuni esperti, l’impatto di BA.5 dipende non solo dalle caratteristiche del ceppo virale e dal suo altissimo livello di evasione immunitaria, ma anche dalle politiche del nuovo primo ministro Fumio Kishida (anche lui ora in isolamento dopo aver contratto il Covid in vacanza) che dallo scorso ottobre ha sostituito il suo predecessore Yoshihide Suga. Kishida aveva promesso che avrebbe posto fine al Covid, e invece, il suo governo ha posto fine alle restrizioni pandemiche a marzo, assicurando che non imporrà nuove limitazioni agli affari e ai movimenti delle persone, come ulteriormente confermato da quanto deciso nel picco dell’attuale ondata, durante la quale è stata annunciata l’intenzione di eliminare le restrizioni anche per i viaggiatori in ingresso nel Paese.

Scelte guidate dalla necessità di recuperare le dimensioni economiche pre-pandemia, ma che dal punto di vista epidemiologico, lasciano libertà di circolazione  a “un virus di cui – per dirla con le parole del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus – siamo tutti stanchi, e stanchi della pandemia, sebbene il virus non sia stanco di noi”. Anzi.

Perché in Giappone si muore di più

Rispetto alle varianti precedenti, la sottovariante BA.5 di Omicron ha affinato le sue armi per sfidare il cosiddetto “muro immunitario”, come definito da Eric Topol, fondatore e direttore dello Scripps Research Translational Institute e professore di medicina molecolare presso lo Scripps Research Institute di San Diego, in California, che con quest’espressione comprende “l’insieme di infezioni pregresse, vaccini, booster, combinazioni di infezione e vaccinazione  (immunità ibrida) e il declino dell’immunità derivate dalla vaccinazione o da precedenti infezioni”.

Secondo Topol, a influire sull’impatto della circolazione di BA.5 nella popolazione, oltre alle proprietà intrinseche di questa sotto-variante di Omicron (descritta come la peggiore versione virale finora emersa in questa pandemia, per la sua più elevata capacità di eludere la risposta immunitaria e, di conseguenza, di essere molto più contagiosa di Omicron BA.1 e altre sotto-varianti della famiglia Omicron), sono proprio le caratteristiche del muro immunitario della popolazione stessa, che in Giappone, come anche in Australia e Nuova Zelanda, è stato costruito principalmente attraverso la vaccinazione, in virtù del marcato contenimento del virus durante la pandemia, almeno fino a quando, dopo le riaperture di questa primavera, la circolazione di Omicron BA.1 ha portato a un’impennata importante del numero di casi, ora surclassata da una molto più grande legata alla circolazione di BA.5.

In particolare, secondo Topol, la mancata circolazione della variante Beta in Giappone, e dunque la mancata esposizione della popolazione a questa variante, avrebbe un ruolo chiave nella qualità del muro immunitario presente nella comunità giapponese perché, nonostante Beta non condivida molte mutazioni con BA.5, l’infezione da Beta ha dimostrato di poter indurre un’immunità crociata significativamente maggiore nei confronti di Omicron, con un aumento di 2 volte degli anticorpi neutralizzanti rispetto a quelli indotti dal vaccino di Pfizer.

Le varianti di Sars–Cov–2 che sono circolate in Giappone
Le varianti di Sars–Cov–2 che sono circolate in Giappone

In altre parole, l’ondata di Beta potrebbe aver contribuito a fornire un’immunità anche nei confronti di Omicron e le sue sotto-varianti, spiegando perché dove nei Paesi dove Beta è circolata in maniera significativa (come ad esempio in Sudafrica), le varianti Omicron abbiano avuto impatti clinici inferiori nella popolazione.

Non c’è dubbio – ha precisato Topol – che l’esposizione alle infezioni svolga un ruolo chiave, poiché le persone infettate da SARS-CoV-2 vedono l'intero virus, non solo la proteina Spike (come con la vaccinazione) e che coloro che (dopo l’infezione, ndr) vengono anche vaccinati hanno una potente forma di immunità ibrida documentata in tanti studi. Ma c’è un prezzo importante da pagare per avere queste infezioni, in termini di decessi, ricoveri e persone colpite da Long Covid”.

Riassumendo, nei Paesi dove l’immunità della popolazione è più varia, perché sviluppata anche in funzione delle infezioni, il muro di immunità può contribuire a un minore impatto nei confronti di BA.5, per cui questa stessa variante può essere più mite” in alcune popolazioni e “più grave” in altre. Pertanto, nell’interpretazione dei dati va tenuta in conto anche la “solidità” di questo muro, che in Giappone è praticamente inesistente dal punto di vista delle infezioni precedenti alla variante Omicron BA.1. La vaccinazione, d’altra parte, pur non evitando l’infezione, protegge dalle forme più gravi della malattia, andando a rafforzare l’immunità di popolazione e dunque lo scudo collettivo nei confronti del Covid.

Per l’Italia, così come per tutti gli altri Paesi, l’esperienza giapponese deve servire come spunto di riflessione, per la ricerca di un equilibrio nella gestione della pandemia, affinché non sia tutto bianco o tutto nero sull’onda delle emozioni del momento, ma si scelgano le strategie migliori in base a ciò che davvero ci dicono i dati.

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