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Perché il satellite ERS-2 si è schiantato lontanissimo da dove era previsto: cosa abbiamo rischiato

Quando fu lanciato nell’aprile 1995, ERS-2 era il veicolo spaziale più sofisticato sviluppato in Europa. Nel dopo quasi 30 anni nell’orbita terrestre l’ESA ha deciso di porre fine alla missione.
A cura di Elisabetta Rosso
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Doveva atterrare nel mare della Groenlandia, e invece il satellite ERS-2 è rientrato nell'atmosfera terrestre a migliaia di chilometri di distanza rispetto alle previsioni. La posizione è stata confermata dall'ESA che ha localizzato il satellite nell’Oceano Pacifico settentrionale tra l'Alaska e le Hawaii. Il rientro di ERS-2 è stato naturale, di conseguenza non era possibile controllare il satellite durante il suo rientro e l'unica forza che guidava la sua discesa era la resistenza atmosferica.

Il momento e il luogo di un rientro naturale sono difficili da prevedere, possono essere definiti solo nelle ultime ore, “l’incertezza della previsione è dovuta all’influenza imprevedibile dell’attività solare, che altera la densità dell’atmosfera terrestre e quindi la resistenza subita dal satellite”, ha spiegato l'ESA. Mercoledì lo Space Debris Office dell'ESA ha pubblicato la sua ultima previsione di rientro, spiegando che il satellite sarebbe entrato nell'atmosfera terrestre intorno alle 10:40 ET, l'incertezza sulla posizione di atterraggio e rientro è diminuita con l'avvicinarsi della navicella.

La sera del 21 febbraio è arrivata poi la conferma del rientro pubblicata sul sito dello Space Debris Office dell’ESA, l’ufficio per la sorveglianza dei detriti spaziali dell’Agenzia europea. “Abbiamo la conferma del rientro atmosferico di ERS-2 alle 17:17 UTC +/- 1 minuto sopra l'Oceano Pacifico settentrionale tra l'Alaska e le Hawaii". Il punto preciso dove è avvenuto l’ingresso nell’atmosfera del satellite dista circa 1.000 chilometri dalla capitale delle Hawaii, Honolulu.

I dati del satellite ERS-2

Nel corso della missione il satellite ha monitorato i dati sui cambiamenti climatici e sull'atmosfera terrestre. Insieme al gemello più vecchio ERS-1, ha misurato la temperatura della superficie dell'oceano "utilizzando un radar ad apertura sintetica per immagini", ha spiegato l'ESA. ERS-2 trasportava anche un sensore per misurare l'ozono atmosferico. I due satelliti hanno raccolto informazioni sulla “diminuzione del ghiaccio polare, il cambiamento della superficie terrestre, l’innalzamento del livello del mare, il riscaldamento degli oceani e la chimica dell’atmosfera”.

Quando fu lanciato nell'aprile 1995, ERS-2 era il veicolo spaziale più sofisticato sviluppato in Europa. Nel 2011, dopo quasi 16 anni di attività, l'ESA ha deciso di porre fine alla missione. "Il satellite ERS-2, insieme al suo predecessore ERS-1, ha cambiato la nostra visione del mondo in cui viviamo", ha spiegato Mirko Albani, capo del programma spaziale Heritage dell'ESA.

C'era il rischio che il satellite ferisse qualcuno?

"La probabilità che un pezzo di satellite cada sulla testa di qualcuno è bassissima", ha detto l'ingegnere del sistema di detriti spaziali dell'ESA Benjamin Bastida Virgili durante una conferenza stampa la scorsa settimana. Secondo Henri Laur, ingegnere della missione di osservazione della Terra dell'ESA, il frammento più grande che potrebbe raggiungere il suolo peserebbe circa 52 chilogrammi. La massa dell'intero satellite è di circa 2.267,9 chili. “Nei 67 anni di volo spaziale migliaia di tonnellate di oggetti spaziali artificiali sono rientrati nell’atmosfera. I pezzi che sono arrivati in superficie solo molto raramente hanno causato danni e non c’è mai stata una notizia confermata di lesioni umane”, ha spiegato Tim Flohrer, capo dello Space Debris Office.

L’ESA ha spiegato che circa il 70% della superficie del nostro pianeta è coperta dall’acqua, il rischio di essere colpiti da un detrito spaziale è inferiore a 1 su 100 miliardi. “In confronto, si tratta di una probabilità di 1,5 milioni di volte inferiore al rischio di morire in un incidente domestico, di 65.000 volte inferiore al rischio di essere colpiti da un fulmine e di tre volte inferiore al rischio di essere colpiti da un meteorite”.

Il problema dei rifiuti spaziali

L'ESA ha disattivato ERS-2 nel 2011 e lo ha manovrato da un'orbita di circa 788 chilometri fino a 579 sopra la Terra. Tutto il carburante rimanente è stato esaurito durante la deorbita per ridurre il rischio di un malfunzionamento interno che avrebbe causato la rottura in pezzi del satellite. “Il rientro atmosferico incontrollato è stato a lungo un metodo comune per lo smaltimento degli oggetti spaziali al termine della loro missione”, ha sottolineato Flohrer. “Vediamo oggetti di dimensioni simili o più grandi a ERS-2 rientrare nell’atmosfera più volte ogni anno”.

L’obiettivo era abbattere gradualmente il satellite per evitare che i detriti andassero ad alimentare la spazzatura spaziale. Secondo la NASA, circa 500.000 oggetti delle dimensioni di una biglia sono in orbita e ci sono anche oltre "100 milioni di detriti di 1 millimetro e 25.000 più grandi di 10 centimetri". Il rischio era che ERS-2 andasse ad alimentare la mole di spazzatura spaziale. La maggior parte dei detriti, infatti, proviene da esplosioni e collisioni di satelliti.

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