Perché dormiamo? Uno studio sulle meduse cambia l’idea sull’origine del sonno

Dormiamo per circa un terzo della nostra vita, eppure il motivo per cui il sonno è così indispensabile resta uno dei grandi interrogativi della biologia. Sappiamo che durante il sonno il cervello cambia profondamente attività e che privarsi del riposo notturno ha conseguenze serie sulla salute. Quale sia la sua funzione più fondamentale non è però ancora stato del tutto chiarito.
Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications propone una prospettiva diversa da quelle più conosciute: il sonno potrebbe non essere nato per sostenere funzioni cognitive complesse, ma come un meccanismo biologico di base, legato alla protezione delle cellule nervose. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno osservato organismi molto più semplici dell’uomo, come meduse e anemoni di mare – animali marini privi di una struttura nervosa centralizzata – che mostrano stati di riposo simili al sonno, collegati a meccanismi fondamentali di protezione del DNA nelle singole cellule nervose.
La ricerca è stata condotta da un gruppo di ricerca dell’Università di Bar-Ilan, guidato dal neurobiologo Lior Appelbaum insieme al professor Oren Levy. Secondo gli autori, il sonno potrebbe non essere nato come funzione legata alle capacità cognitive superiori, ma come una necessità biologica di base per preservare l’integrità delle cellule nervose dallo stress quotidiano.
“I nostri risultati suggeriscono che la capacità del sonno di ridurre il danno al DNA neuronale è un tratto ancestrale, già presente in alcuni degli animali più semplici dotati di sistema nervoso” spiega Appelbaum in un articolo che accompagna lo studio.
Come lo studio collega il sonno alla protezione del DNA
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno studiato due specie molto diverse ma evolutivamente antiche: la medusa capovolta Cassiopea andromeda e l’anemone di mare Nematostella vectensis. Utilizzando il monitoraggio video a infrarossi e criteri comportamentali standard, gli autori della ricerca hanno dimostrato che entrambe le specie dormono circa un terzo della giornata, una durata sorprendentemente simile a quella umana.
Nonostante differenze nei ritmi — la medusa dorme soprattutto di notte e fa brevi pisolini diurni, mentre l’anemone riposa dall’alba — emerge un meccanismo comune: durante la veglia, il danno al DNA si accumula nelle cellule nervose; durante il sonno, questi danni diminuiscono. Quando gli animali vengono privati del sonno o esposti a fattori che aumentano il danno genetico, come radiazioni ultraviolette o sostanze mutagene, il bisogno di dormire cresce e il riposo successivo diventa più profondo e prolungato.
Al contrario, favorire il sonno — ad esempio con la melatonina — riduce il livello di danno al DNA. Questo rapporto bidirezionale suggerisce che il sonno serva, fin dalle sue origini, come periodo protetto per la manutenzione delle cellule nervose.
“Il sonno potrebbe essersi affermato come un momento consolidato per il mantenimento neurale” conclude Appelbaum. “Una funzione così fondamentale da essere stata conservata lungo tutta la storia evolutiva animale, fino all’uomo”.
Lo studio non spiega da solo perché dormiamo, ma aggiunge un tassello cruciale: prima ancora di sostenere memoria, apprendimento o funzioni cognitive complesse, il sonno potrebbe essere nato per una ragione più semplice e vitale — proteggere le cellule nervose e garantire la loro sopravvivenza nel tempo.