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Conflitto in Ucraina
21 Marzo 2022
13:12

Perché alcuni missili non esplodono e restano conficcati nel terreno

Sui social circolano le immagini di missili russi inesplosi, conficcati nel terreno. Ecco perché alcuni di questi devastanti ordigni possono non esplodere.
A cura di Andrea Centini
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Conflitto in Ucraina

Da quando è scoppiata la guerra, la Russia ha lanciato oltre mille missili contro il territorio dell'Ucraina, provocando sofferenza, morte, distruzione e ingentissimi danni alle infrastrutture. Come evidenziato da alcuni video e immagini, tuttavia, non tutti i missili hanno compiuto “il proprio dovere”: alcuni sono stati infatti trovati inesplosi, conficcati nel terreno o all'interno degli edifici. Le immagini di questi ordigni sono diventate rapidamente virali, in particolar modo quelle di due missili lanciati contro una zona residenziale di Kharkiv, la seconda città più grande dell'Ucraina brutalmente aggredita; uno è stato rivenuto piantato nell'asfalto, nell'area del “mercato dei cavalli” che si trova vicino all'Accademia della guardia nazionale ucraina (forse il vero obiettivo), un altro è finito dritto nel lavello della cucina di un uomo, facendo danni limitati. Ma perché un missile può non esplodere?

Come spiegato in un articolo del Dipartimento della Difesa del Governo dell'Australia, le munizioni militari “sono progettate per funzionare nel momento in cui vengono utilizzate”, ciò nonostante “per una serie di ragioni alcune di esse non riescono a farlo”. In parole semplici, la testata non si innesca e non avviene la deflagrazione. Questi ordigni prendono il nome tecnico di Unexploded Ordnance o UXO. Anche se sono inesplosi non significa affatto che non siano pericolosi, come dimostrano i drammi provocati da mine, bombe, razzi e altre munizioni rimaste intatte anche per decenni (è la ragione per cui interi isolati vengono sgombrati quando vengono rivenute bombe della Seconda Guerra Mondiale, che richiedono l'intervento degli artificieri). I motivi per cui missili e razzi possono non esplodere sono molteplici, che spaziano dai guasti dei meccanismi di attivazione alle contromisure elettroniche lanciate da chi si difende.

Tra le cause principali di mancato innesco vi sono problemi con il meccanismo di attivazione chiamato “fuse” o “fuze”, in pratica la miccia che dà il via alle reazioni che portano alla detonazione. Non tutti i missili sono infatti progettati per esplodere all'impatto. Molti lo fanno, come ad esempio i razzi e i missili anticarro, sebbene alcuni hanno una doppia detonazione, la prima per rimuovere la corazza, la seconda per distruggere il bersaglio o neutralizzare l'equipaggio. Nel caso in cui dovessero mancare l'obiettivo, questi missili si innescano comunque impattando contro qualunque superficie dura. Come spiegato da scienceabc, altri hanno testate a tempo, nei quali la detonazione avviene solo secondi dopo aver centrato il bersaglio. È il caso dei missili progettati per distruggere bunker e altri edifici; se esplodessero direttamente a contatto con la superficie esterna i danni sarebbero limitati. Se invece il missile prima penetra all'interno e poi esplode, i danni risultano decisamente maggiori. Un guasto al timer o ad altre componenti di questo delicato meccanismo di attivazione, possono non innescare la detonazione.

Altri missili sono progettati per esplodere in prossimità di un bersaglio e non a contatto con esso. Molti di quelli utilizzati per colpire navi e aerei si basano su questo principio, per ampliare il raggio d'azione distruttivo dei frammenti scagliati ad altissima velocità. Anche in questo caso i sensori che rilevano la prossimità del bersaglio possono avere un guasto e bloccare la detonazione, lasciando il missile in un pericolosissimo limbo.

Va anche ricordato che le contromisure della cosiddetta “guerra elettronica” possono friggere / disturbare i sistemi di guida dei missili, mandandoli fuori bersaglio e / o inattivandoli, come spiegato da c4irnet. Proprio per aggirare queste contromisure possono essere lanciati anche missili senza testata (dei tubi vuoti, in pratica) assieme a quelli veri, che dunque una volta a terra possono apparire come veri missili inesplosi. La Russia ha lanciato sull'Ucraina anche delle misteriose “munizioni esca”, che sembrano piccoli missili con una coda arancione; si tratta di dispositivi che producono segnali radio e servono a confondere i radar nemici che cercano di intercettare i veri missili. Rilasciano anche una fonte di calore per farsi inseguire dai missili a ricerca. Queste munizioni particolari verrebbero rilasciate dai missili balistici Iskander-M a corto raggio quando vengono intercettati.

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