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Pesce africano scala pareti di roccia di 15 metri dietro una cascata: filmato per la prima volta

Per la prima volta i ricercatori hanno documentato e analizzato il comportamento di piccoli pesci africani (Parakneria thysi), in grado di arrampicarsi sulla parete verticale di una cascata alta 15 metri. Si aggrappano grazie a strutture microscopiche sulle pinne chiamate “unculi”. Il video inedito.
A cura di Andrea Centini
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I piccoli pesci africani Parakneria thysi si arrampicano sulla parete della cascata Luvilombo. A destra gli "uncini" che permettono la scalata. Credit: Pacifique Kiwele Mutambala et al./ Scientific Reports
I piccoli pesci africani Parakneria thysi si arrampicano sulla parete della cascata Luvilombo. A destra gli "uncini" che permettono la scalata. Credit: Pacifique Kiwele Mutambala et al./ Scientific Reports

I ricercatori hanno documentato un comportamento straordinario di alcuni piccoli pesci africani, in grado letteralmente di scalare pareti verticali alte 15 metri. Questa capacità, osservata lungo il fiume Luvilombo nella Repubblica Democratica del Congo, era conosciuta come aneddoto da circa mezzo secolo; tuttavia, è la prima volta che, grazie a foto e video, viene analizzata con metodo scientifico, permettendo di svelare i segreti di questi pesciolini. I protagonisti sono gli “shellears” – in italiano potremmo tradurre “pesci dalle orecchie a conchiglia” – della specie Parakneria thysi, appartenente alla famiglia Kneriidae. Nel mondo sono noti altri pesci in grado di compiere scalate simili, come il pesce gatto Rhyacoglanis paranensis, ma questa è l’unica specie africana per la quale il comportamento sia stato documentato. È interessante notare che questi animali, lunghi in media tra 37 e 48 millimetri (gli esemplari più grandi restano sotto i 10 centimetri), non risalgono l’acqua come i salmoni lungo un impetuoso torrente, ma si arrampicano sulla parete rocciosa verticale della splash zone, ovvero la porzione bagnata dagli spruzzi delle cascate ma non attraversata dal flusso principale. Non a caso, quando i piccoli pesci vengono investiti dal getto principale, spesso cadono alla base della cascata e devono ricominciare tutto dall’inizio. Una fatica enorme, considerando che impiegano una decina d’ore per superare i 15 metri di dislivello.

A filmare e analizzare la scalata della cascata Luvilombo – lungo l’omonimo fiume – è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Facoltà di Scienze Agronomiche e dell’Ambiente dell’Università di Lubumbashi (UNILU) e dell’Istituto sudafricano per la biodiversità acquatica (NRF–SAIAB), in collaborazione con colleghi di numerosi centri. Tra questi, il Dipartimento di Ittiologia della SNSB – Collezione Zoologica Statale Bavarese; il Museo Reale per l’Africa Centrale (RMCA) di Tervuren (Belgio) e il Museo Americano di Storia Naturale (AMNH) di New York. I ricercatori, coordinati da Pacifique Kiwele Mutambala ed Emmanuel Vreven, avevano sentito parlare di questi pesci da molto tempo: le prime storie risalivano a una cinquantina d’anni fa, mentre più recentemente, all’inizio del nuovo millennio, furono filmati da un ricercatore locale che però perse il video e non approfondì la questione. Così il team ha voluto svelare il mistero una volta per tutte, recandosi presso la cascata Luvilombo (situata nel Parco Nazionale di Upemba) tra il 2018 e il 2020 in apposite spedizioni.

I ricercatori hanno osservato che i piccoli pesci dalle orecchie a conchiglia effettuano questa migrazione locale durante le piene stagionali, che tipicamente si verificano nei mesi di aprile e maggio. Dalle osservazioni è emerso che, in media, un pesce impiega 9 ore e 45 minuti per arrampicarsi sulla parete verticale di roccia alta 15 metri: una vera impresa, che richiede un enorme dispendio energetico e quindi pause molto prolungate. Nell’arco delle circa 10 ore, infatti, la scalata effettiva dura 15 minuti, intervallata da brevi stop (per un totale di 30 minuti) e da nove pause lunghe un’ora ciascuna. Considerando le dimensioni dei pesci, si tratta di un’impresa titanica. “Sarebbe come se un salmone cercasse di superare le cascate del Niagara o di scalare la CN Tower”, ha dichiarato a NPR l’ittiologo Steven Cooke dell’Università Carleton di Ottawa (Canada), che non ha partecipato allo studio. Molti, come detto, quando vengono investiti dal flusso d’acqua finiscono nel fiume sottostante, dovendo ricominciare tutto daccapo.

Ma come fanno questi pesci ad arrampicarsi sulla roccia bagnata? Analisi al microscopio delle loro pinne hanno rilevato la presenza di “unculi” nelle pinne pettorali: piccoli uncini che permettono di ancorarsi alla roccia, un po’ come il velcro. Le pinne posteriori vengono invece utilizzate come ancoraggio, in modo simile alle penne modificate dei picchi che consentono loro di restare verticali sui tronchi. Il movimento ondulatorio del corpo, simile alla nuotata, permette ai pesci di avanzare lentamente sulla parete. “Entrambe le paia di pinne presentano, sulla superficie ventrale, cuscinetti con minuscole proiezioni unicellulari a forma di uncino. Inoltre, anche la cintura pettorale/pelvica e i raggi delle pinne sembrano ben adattati a questa capacità. Si muovono verticalmente grazie a movimenti laterali della parte posteriore del corpo, come quando nuotano”, spiegano Kiwele Mutambala e colleghi nell’abstract dello studio.

I ricercatori ritengono che questa migrazione stagionale sia legata al fatto che nella parte superiore del fiume, oltre la cascata, vi siano maggiori concentrazioni di cibo o meno predatori; oppure, più semplicemente, che i pesci cerchino di tornare nel proprio habitat naturale dopo essere stati spinti a valle dalle piene. Purtroppo il Luvilombo e altri corsi d’acqua della regione sono sottoposti a forte pressione antropica, con deviazioni del flusso durante la stagione secca per l’irrigazione agricola. Inoltre viene praticata la pesca con reti antizanzare, capaci di catturare anche avannotti e piccoli pesci come questi, con un impatto ecologico devastante. Conoscere il comportamento di questi animali può essere fondamentale per proteggere il fiume e l'ecosistema locale. I dettagli della ricerca, “Fish climbing in the upper Congo Basin (Central Africa), first report for the shellear Parakneria thysi on the Luvilombo Falls”, sono stati pubblicati su Scientific Reports.

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